Il disordine (1962)
- michemar

- 9 feb 2019
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 31 lug 2021

Il disordine
Italia/Francia 1962, drammatico, 1h38’
Regia: Franco Brusati
Sceneggiatura: Franco Brusati, Francesco Ghedini
Fotografia: Leonida Barboni
Montaggio: Ruggero Mastroianni
Musiche: Mario Nascimbene
Scenografia: Mario Garbuglia
Costumi: Bice Brichetto
Sami Frey: Carlo
Alida Valli: madre di Carlo
Curd Jürgens: padre di Carlo
Renato Salvatori: Mario
Antonella Lualdi: Malì
Susan Strasberg: Isabella
Jean Sorel: Andrea
Georges Wilson: don Giuseppe
Louis Jourdan: Tom
Tomas Milian: Bruno
Adriana Asti: Lina
TRAMA: In cerca di un lavoro nella caotica Milano degli anni Sessanta, culla del neocapitalismo italiano, Mario cerca di affermarsi frequentando le persone che contano negli ambienti altoborghesi: un magnate dell'industria, una signora capricciosa e un gruppo di snob tormentati.
Voto: 6,5

Lo sfondo è Milano, la Milano del boom economico, caotica e disordinata, in piena evoluzione, dove il giovane protagonista, Mario, intuisce che può presentarsi un "caso" a lui favorevole. L'ironico ed egoista magnate dell'industria, la signora capricciosa, gli snob tormentati sono gli esseri a cui Mario disperatamente si aggrappa per risolvere il suo problema. Nessuno dei personaggi è particolarmente maligno, ma tutti amano qualcosa o qualcuno in maniera del tutto egoistica e Mario viene con loro travolto dal disordine. Si salva all'improvviso, in modo ambiguo e irrazionale.

L’opera è totalmente di Franco Brusati, che, ricordiamolo, fu aiuto regista di Roberto Rossellini e Renato Castellani, e scrisse in particolare sceneggiature per Mario Monicelli, Carlo Lizzani, Francesco Rosi e Luciano Emmer e viene maggiormente ricordato per ‘Pane e cioccolata’, in cui il tema del razzismo assume forme tragicomiche. Questo è la sua seconda regia, con molte pretese di essere un prodotto autoriale, forse non proprio riuscito, ma molto interessante, che mira a mostrare con sguardo attento e critico l’Italia nel periodo del boom economico. La coloritura drammatica da vera tragedia in alcuni momenti spinge il pedale verso la forma shakespeariana e certamente verso il dramma sociale: basta seguire “il disordine” mentale e relazionale sia dei vari personaggi che di tutto l‘ambiente, in cui il protagonista cerca continuamente l’occasione per sfondare nella vita, che ormai si presentava agli italiani, specialmente nella società evoluta della grande città, con molte occasioni di successo.

Ciò che domina è il senso dell’inganno, metodo necessario per farsi largo negli ambiti che qui vengono fotografati con spietatezza, ampliata dalla narrazione ellittica e poco lineare scelta da Brusati. Mereghetti lo definì “Tentativo estetizzante, ellittico e diseguale, di fare una ‘Dolce vita’ alla milanese”.
Tanti i personaggi, tanti i migliori attori italiani di quel periodo e non solo.






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