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Il giudice ragazzino (1994)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 21 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Il giudice ragazzino

Italia 1994 dramma biografico 1h32’

 

Regia: Alessandro Di Robilant

Soggetto: Nando dalla Chiesa

Sceneggiatura: Alessandro Di Robilant, Ugo Pirro, Andrea Purgatori

Fotografia: David Scott

Montaggio: Cecilia Zanuso

Musiche: Franco Piersanti

Scenografia: Giancarlo Muselli

Costumi: Catia Dottori

 

Giulio Scarpati: Rosario Livatino

Sabrina Ferilli: Angela Guarnera

Leopoldo Trieste: signor Livatino

Regina Bianchi: signora Livatino

Renato Carpentieri: Giuseppe Migliore

Ileana Riganò: signora Migliore

Marcello Perracchio: Antonino Forte

Roberto Nobile: Antonino Saetta

Paolo De Vita: Giuliano Guazzelli

Turi Scalia: procuratore Gioacchino Vullo

Ninni Bruschetta: sostituto procuratore Di Salvo

Salvatore Puntillo: avvocato Cascio

Giacinto Ferro: Salvatore Gangemi

 

TRAMA: La storia di Rosario Livatino, giovane giudice incorruttibile nella Sicilia dei primi anni Ottanta.

 

VOTO 7

 

 

Rosario Livatino, uno dei magistrati - che il presidente Cossiga definì “giudice ragazzino” per la sua giovane età, ma non senza una punta di sarcasmo - esercita le funzioni di sostituto alla procura di Agrigento. È uno dei primi a impegnarsi a fondo contro la mafia, aiutato da un maresciallo dei carabinieri che sarà ben presto assassinato. Il suo lavoro conosce sempre maggiori ostacoli, fino a quando, il 21 settembre 1991, Livatino cade vittima di un attentato.

 

 

Negli anni Ottanta, questo giovane sostituto procuratore viene assegnato alla Procura di Agrigento, dove intuisce che l’asse del traffico di droga si sta spostando dalla Palermo controllata alle zone più periferiche come Canicattì. Le sue indagini rivelano una guerra sotterranea tra due boss locali, Antonino Forte e Giuseppe Migliore, quest’ultimo suo vicino di casa. Per evitare sospetti, Livatino si impegna a non farsi mai vedere in pubblico in situazioni che possano far pensare a rapporti con i mafiosi. Il suo lavoro procede tra ostacoli, omertà e colleghi timorosi, mentre alcune figure chiave che lo sostengono – come il maresciallo Guazzelli e il giudice Saetta – vengono uccise. Nonostante la frustrazione per le decisioni della Cassazione che annullano mandati di cattura da lui faticosamente costruiti, Livatino continua a perseguire la verità e ordina l’arresto di Migliore, che però riesce a fuggire.

 

 

Nel frattempo nasce una relazione affettuosa con l’avvocata Angela Guarnera, complicata sia dal contesto professionale sia dalle resistenze della famiglia di Rosario. Quando Migliore riappare e si consegna, la mancata simultaneità dei mandati di cattura alimenta sospetti e tensioni tra i clan. Il clima si fa sempre più pericoloso e Livatino teme una reazione violenta. Il 21 settembre 1990, mentre percorre la strada tra Canicattì e Agrigento, viene assassinato in un agguato mafioso. Il film si chiude con le sue parole sulla figura del giudice: un uomo serio, integro, indipendente, capace di capire e di condannare.

 

 

“Il giudice deve offrire di se stesso l’immagine di una persona seria, equilibrata, responsabile; l’immagine di un uomo capace di condannare ma anche di capire; solo così egli potrà essere accettato dalla società: questo e solo questo è il giudice di ogni tempo. Se egli rimarrà sempre libero ed indipendente si mostrerà degno della sua funzione, se si manterrà integro ed imparziale non tradirà mai il suo mandato.”

 

 

Il film, tratto dal libro di Nando Dalla Chiesa, si distingue per la delicatezza con cui il regista narra gli eventi, evitando schemi narrativi tipici dei prodotti televisivi. Può dare l’idea di una confezione troppo fredda, quasi da cronaca da inchiesta, ma qui non si vuole celebrare una festa, ed il realismo è evidente ed il messaggio chiaro e forte, riuscendo il regista a valorizzare una storia vera e tragica, ricordando il coraggio di chi ha scelto di affrontare la mafia a costo della propria vita, per giunta consapevole dell’alto rischio. Eccellente l’interpretazione di Giulio Scarpati e brava anche Sabrina Ferilli. La sceneggiatura porta la firma di Alessandro Di Robilant stesso, ma anche di importate sceneggiatore come Ugo Pirro e un giornalista della levatura di Andrea Purgatori.

 

 

Riconoscimenti

David di Donatello 1994

Miglior attore protagonista a Giulio Scarpati

Candidatura miglior attrice non protagonista a Regina Bianchi

Candidatura miglior attore non protagonista a Leopoldo Trieste

Globo d’Oro 1994

Miglior sceneggiatura

Nastro d’Argento 1995

Candidatura miglior produttore

Candidatura miglior sceneggiatura

Candidatura miglior attore protagonista a Giulio Scarpati

Candidatura miglior attore non protagonista a Leopoldo Trieste

Candidatura miglior attore non protagonista a Renato Carpentieri

Festival di Berlino 1994

Premio “L’angelo azzurro”

 


 
 
 

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