Il ladro di giorni (2019)
- michemar

- 18 ott 2020
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 11 giu 2023

Il ladro di giorni
Italia 2019 noir 1h45’
Regia: Guido Lombardi
Soggetto: Guido Lombardi
Sceneggiatura: Guido Lombardi, Marco Gianfreda, Luca de Benedettis
Fotografia: Daria D’Antonio
Montaggio: Marcello Saurino
Musiche: Giordano Corapi
Scenografia: Eugenia F. Di Napoli
Costumi: Nicoletta Taranta
Riccardo Scamarcio: Vincenzo 'Enzino' De Benedettis
Augusto Zazzaro: Salvo De Benedettis
Massimo Popolizio: Totò
Giorgio Careccia: Vito
Vanessa Scalera: zia Anna
Carlo Cerciello: prof. Mangiafreda
Rosa Diletta Rossi: Bianca
Leandra Concetta Fili: Valentina
Christoph Hülsen: zio Denis
Katia Fellin: Johanna
Mily Cultrera di Montesano: Maria
Giuseppe Cristiano: Evaristo
Michele Capuano: Ernesto
TRAMA: Salvo ha circa cinque anni quando suo padre Vincenzo scompare, portato via da due carabinieri. Alcuni anni dopo, una volta uscito di prigione, Vincenzo torna a riprendersi suo figlio che nel frattempo è andato a vivere in Trentino dagli zii. Padre e figlio quasi non si riconoscono, e, come due estranei, si mettono in macchina verso il sud d'Italia, dove Vincenzo ha una missione da compiere. Sarà il tempo del viaggio a metterli di fronte alla verità del loro rapporto e di cosa sono l'uno per l'altro.
Voto 6

Ci risiamo: un padre e un figlio che non si (ri)conoscono, un rapporto bruscamente interrotto lì quando doveva iniziare e affermarsi, ma lui, Enzino, il padre, non è uno stinco di santo, anzi è un piccolo malavitoso, killer all’occasione, arrestato e sparito alla vi(s)ta del piccolo; questi, Salvo, è un bambino intelligente che ha dimenticato di avere un genitore maschio. Che un giorno riappare in maniera strana e ovviamente inaspettata. Affronteranno un viaggio di “lavoro”, lui deve effettuare una “consegna” con tutte le insidie del caso, e porta con sé il ragazzino (che ormai ha 12 anni), anche perché, come pensa l’adulto, “un bambino è meglio di una pistola”, affermazione che in seguito si dimostrerà attendibile e soprattutto comoda.

È un road movie? un po’. È un racconto di formazione? un po’, ma all’incontrario, perché al momento giusto sarà proprio Salvo che insegnerà qualcosa al padre. In ogni caso quei pochi giorni errabondi e pericolosi scioglieranno la loro reciproca diffidenza e uno scoprirà l’altro e addirittura l’uno si accorgerà di provare affetto verso l’altro, anche se in circostanze del tutto anomale.

Lui è Riccardo Scamarcio, ancora in un personaggio torvo e duro, come gli capita ultimamente: sembra che tutti i soggetti noir italiani cerchino lui. Ancora un piccolo pericolo pubblico e se la cava egregiamente (non mi piaceva all’inizio ma sta crescendo sempre più come interprete). L’altro è un bel ragazzino, una bella sorpresa, Augusto Zazzaro: arrivato ai provini per accompagnare un amichetto, è entrato per penultimo quando ormai il regista era sul punto di andarsene e, pur non avendo mai provato prima (aveva semplicemente letto le battute mentre aspettava), ha folgorato tutti. Sbaragliando la concorrenza.


Il film è solo una delle prime opere di un giovane regista napoletano molto promettente, Guido Lombardi, che se la cava non male. C’è sicuramente servito del tempo a lui per arrivare alla realizzazione del film: infatti il suo soggetto vinse il Premio Solinas nel lontano 2007. Poi lo ha trasformato in bel un romanzo a cui è seguita anche una sceneggiatura. Infine, finalmente il film.






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