Il matrimonio che vorrei (2012)
- michemar

- 25 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Il matrimonio che vorrei
Hope Springs
Canada USA 2012 commedia 1h40’
Regia: David Frankel
Sceneggiatura: Vanessa Taylor
Fotografia: Florian Ballhaus
Montaggio: Steven Weisberg
Musiche: Theodore Shapiro
Scenografia: Stuart Wurtzel
Costumi: Ann Roth
Meryl Streep: Kay Soames
Tommy Lee Jones: Arnold Soames
Steve Carell: dr. Bernie Feld
Elisabeth Shue: Karen
Jean Smart: Eileen
Ben Rappaport: Brad
Marin Ireland: Molly
Mimi Rogers: Carol
Becky Ann Baker: Cora
Susan Misner: Dana Feld
Brett Rice: Vince
Daniel Flaherty: Danny
Damian Young: Mike
TRAMA: Per ravvivare il trentennale matrimonio con il marito, ormai reso stanco e logoro dalla consuetudine, Kay lo convince a trascorrere un fine settimana nella cittadina di Great Hope Springs, dove potranno frequentare il corso di terapia di coppia tenuto dal famoso sessuologo Bernie Feld.
VOTO 6 –

David Frankel è uno di quei registi che sembrano “invisibili” finché non guardi bene la sua filmografia: lì capisci che ha una firma precisa, anche se non urlata. Il suo cinema è costruito per far funzionare le emozioni, con una leggerezza calibrata e un’attenzione quasi chirurgica ai personaggi. Inoltre, è un regista americano che si muove soprattutto tra la commedia moderatamente sofisticata, o sentimentale, le storie di trasformazione personale e i racconti di relazioni (familiari, professionali, affettive). Non è un autore “stilistico”, ma un regista di attori: costruisce mondi credibili, ritmi fluidi, dialoghi che scorrono, e lascia che siano i personaggi a portare il peso emotivo. Prova ne è anche questo film, semplice e complicato nello stesso tempo.

Kay e Arnold sono sposati da oltre trent’anni, ma vivono ormai come coinquilini: camere separate, zero intimità, routine immutabile. Kay, stanca della distanza emotiva e fisica, decide di iscrivere entrambi a una settimana di terapia di coppia nel Maine con il dottor Bernie Feld. Lui è riluttante, convinto che il matrimonio non abbia problemi, ma accetta controvoglia. Durante le sedute emergono frustrazioni, silenzi e desideri mai detti, soprattutto da parte di lei. Il terapeuta li spinge a confrontarsi apertamente sulla loro vita sessuale e sui sentimenti repressi. I primi tentativi di ritrovare l’intimità sono goffi e imbarazzanti, spesso fallimentari.

Kay, scoraggiata, teme che Arnold non voglia davvero cambiare; Arnold, invece, fatica a uscire dalle sue abitudini. Un gesto romantico organizzato da Arnold sembra promettere una svolta, ma anche quello non va come previsto. Tornati a casa, lei pensa addirittura di lasciarlo, ma proprio allora l’altro trova il coraggio di riavvicinarsi davvero. Riusciranno a ritrovare finalmente una connessione autentica e ricominciare per bene?


Come si può intuire, non è un film alla Bergman, sarebbe davvero improprio, ma ugualmente vuole affrontare temi dolorosi come la perdita di intimità nelle coppie di lunga data, ma con un tono più leggero e accessibile. Il film mostra i tentativi goffi e spesso fallimentari della coppia di riavvicinarsi, alternando momenti comici a passaggi più dolorosi. La sceneggiatura e le interpretazioni di Meryl Streep e Tommy Lee Jones, dall’alto della loro bravura, danno profondità ai personaggi, rendendo credibile il loro percorso e la terapia diventa un viaggio emotivo fatto di progressi e ricadute, in cui entrambi devono imparare a essere sinceri con se stessi e con l’altro.

Dove il film pecca è piuttosto la colonna sonora alquanto invadente e talvolta in contrasto con l’intensità emotiva delle scene. Poi, può dare l’impressione, così presentata, di essere una commedia leggera, mentre è un’opera più matura e introspettiva: la storia non ruota attorno a traumi o tradimenti, ma alla semplice e comune distanza che può insinuarsi in un matrimonio di lunga durata. E tutti sappiamo che ciò può sempre accadere.

In ogni caso, un’opera equilibrata, mai troppo cupa, mai troppo farsesca, sempre centrata sull’umanità dei personaggi: come un’analisi sincera e toccante di un matrimonio in crisi, sostenuta da due attori al massimo delle loro capacità. Che ben conosciamo.






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