Il viaggio di Fanny (2016)
- michemar

- 9 feb 2023
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 23 mag 2023

Il viaggio di Fanny
(Le voyage de Fanny) Francia/Belgio 2016 dramma 1h34’
Regia: Lola Doillon
Soggetto: Fanny Ben-Ami (libro autobiografico)
Sceneggiatura: Lola Doillon, Anne Peyrègne
Fotografia: Pierre Cottereau
Montaggio: Valérie Deseine
Musiche: Sylvain Favre, Gisèle Gérard-Tolini, David Gubitsch
Scenografia: Pierre-François Limbosch
Costumi: Isabelle Pannetier
Léonie Souchaud: Fanny Ben-Ami
Fantine Harduin: Erika
Juliane Lepoureau: Georgette
Ryan Brodie: Victor
Anaïs Meiringer: Diane
Lou Lambrecht: Rachel
Igor van Dessel: Maurice
Cécile de France: madame Forman
Stéphane De Groodt: Jean
Malonn Lévana: Marie
Lucien Khoury: Jacques
Victor Meutelet: Elie
Elea Körner: Helga
Alice D'Hauwe: Ethel
TRAMA: 1943. La Germania sta occupando la Francia quando la tredicenne Fanny e le sue sorelline vengono mandate dai genitori in una casa-famiglia per bambini ebrei. Quando i nazisti arrivano in territorio italiano, il centro è costretto a organizzare la partenza dei ragazzi per la Svizzera. Fanny e le sue sorelle fanno parte del gruppo di undici bambini che devono attraversare il confine da soli e faranno di tutto per arrivare a destinazione e sopravvivere.
Voto 6,5

Basato su una storia vera e tratto dalla autobiografia di Fanny Ben-Ami, da cui il titolo, il film racconta la vicenda della protagonista, allora una ragazzina ebrea di 13 anni che nel 1943, durante l'occupazione della Francia da parte dei tedeschi, viene mandata insieme alle sorelline in una colonia in montagna. Lì conosce altri coetanei e con loro, quando i rastrellamenti nazisti si intensificano e si inaspriscono, scappa nel tentativo di raggiungere il confine svizzero per salvarsi. Alla fine, tutti insieme riescono a scampare da tutti i persecutori tedeschi e raggiungono la loro meta: la Svizzera.

Lola Doillon aveva esordito alla regia con altre opere dedicate all’adolescenza e alla fase di crescita anche del lato affettivo della vita ma in questo suo terzo lavoro, che parla sempre ai giovanissimi, il tono è più serio dato il periodo e l’argomento trattato. Non si tratta più di vivere al meglio il proprio primo amore, ma piuttosto di acquisire rapidamente una maturità quasi adulta per garantire la propria sopravvivenza e quella degli altri di fronte alla barbarie nazista. Basato su fatti reali e in gran parte ispirato al libro, tra l’altro la regista non intende raccontarci eventi storici già citati molte volte nel cinema e soprattutto punta a portare all'attenzione dei più giovani questo periodo travagliato della nostra Storia. E nel modo migliore che è quello di mettersi all'altezza di un bambino. Così non viene mostrata alcuna immagine del conflitto e nemmeno dell'arresto dei genitori. Allo stesso modo, sono state cancellate tutte le tracce di scene di resistenza e di guerra partigiana, invece accennate dall’autrice del libro. La violenza morale (quella dell'abbandono in particolare) inflitta ai bambini viene ampiamente compensata dalla freschezza dei loro volti e dalla spontaneità dei loro atteggiamenti. Il che dona loro un senso di protezione.

Per imbarcarsi nella realizzazione di un film che riunisse solo bambini senza il rinforzo di alcuni grandi nomi del cinema, bisognava osare e Lola Doillon lo ha fatto, con qualche piccola eccezione ad iniziare dalla ben nota Cécile de France, a cui ha lasciato il compito importante di rappresentare quelle donne che, a rischio della vita, proteggevano un gran numero di bambini ebrei, incarnando con delicatezza il carattere della madame Forman, una donna forte e generosa, capace di passare con intelligenza da una necessaria severità ad una grande dolcezza. L’altro nome di professionista presente è Stéphane De Groodt, che recita con naturalezza un burbero ma benevolo contadino. Le loro interpretazioni, se portano la nota rassicurante dell'umanità al film, rimangono però marginali, quasi di contorno, per lasciar spazio libero ai giovanissimi protagonisti.

Infatti, la vera star della storia è la giovane Léonie Souchaud, per il personaggio principale Fanny per il quale Lola Doillon ha faticato, come dichiarato, per trovare la tipa giusta. Ha fatto bene a perseverare perché la sua pazienza ci permette di scoprire una giovane ribelle che Fanny Ben-Ami ha descritto a posteriori come la sua “controfigura cinematografica perfetta”. Questa è stata la sua prima esperienza nel cinema, il che non le ha impedito di trovare il giusto tono sia nelle scene di gioia che nei momenti più drammatici. Circondata da attori giovanissimi con personalità diverse e ben marcate, questa giovane ragazza dal temperamento impulsivo e determinato che vediamo diventare donna suo malgrado, suscita immediata empatia. Se lo scenario è abbastanza classico, questo cast perfetto unito ad una messa in scena tutta in equilibrio tra umorismo, paura ed emozione ne fanno un'utile e piacevole cronaca di freschezza e ingenuità. Un racconto di avventura educativa arricchito da una bella lezione di solidarietà e amicizia da proporre senza esitazione alle nuove generazioni.

Dice la regista: “Volevo raccontare una storia di liberazione ma sono andata oltre. Al centro del film vi sono il passaggio dall'adolescenza all'età adulta ma anche le esperienze emotive vissute da un gruppo di piccoli eroi: l'angoscia della separazione, la paura del futuro e di essere dimenticati, il terrore della morte... ma anche l'ottimismo, l'energia, il coraggio e la perseveranza. Nonostante la storia sia ambientata nella Francia occupata, ho scelto di lasciare fuori le immagini inerenti al conflitto e all'arresto dei genitori dei piccoli. Ciò che mi interessava era raccontare la storia attraverso gli occhi dei piccoli e di mostrare cosa loro provavano. Non capivano di certo il perché dei bombardamenti ma soffrivano la violenza dell'abbandono e il timore di rimane orfani. Era per me importante mettere in evidenza il loro punto di vista. Molti adolescenti o bambini di oggi che vivono lontano dalle zone di conflitto sanno poco o niente di quello che hanno provato o provano i loro coetanei durante le guerre e di ciò che è stato effettivamente l'Olocausto. Gli ultimi sopravvissuti stanno per scomparire ed è importante mantenere viva la memoria, non dimenticare e capire. Capire affinché tutto ciò non accada nuovamente, soprattutto in tempi come i nostri in cui si sentono discorsi che fanno rabbrividire sulle disparità razziali.”
Non è importante tutto ciò? Direi proprio di sì.
Film che indubbiamente appassiona, nonostante possa sembrare scontato. Ma si sa: i ragazzini fanno sempre appassionare, quando son bravi come questi.






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