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In Bruges - La coscienza dell'assassino (2008)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 22 ott 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 23 gen 2022



In Bruges - La coscienza dell'assassino

(In Bruges) UK/USA 2008 thriller 1h47’

Regia: Martin McDonagh

Sceneggiatura: Martin McDonagh

Fotografia: Eigil Bryld

Montaggio: Jon Gregory

Musiche: Carter Burwell

Scenografia: Michael Carlin

Costumi: Jany Temime

Colin Farrell: Ray

Brendan Gleeson: Ken

Ralph Fiennes: Harry

Clémence Poésy: Chloë

Jordan Prentice: Jimmy

Thekla Reuten: Marie

Jérémie Renier: Eirik

Željko Ivanek: il turista canadese

Anna Madeley: Denise

Elizabeth Berrington: Natalie Waters

Ciarán Hinds: il prete

TRAMA: Ray e Ken sono due contract killer, assassini su commissione freddi e spietati, costretti dal loro boss a rifugiarsi nella tranquilla città d'arte fiamminga dopo che l'ultima loro missione, l'omicidio di un prete è andata storta per colpa di Ray, provocando la morte di un bambino. E mentre in Ray cresce il senso di colpa, Ken si distrae visitando la città, i suoi monumenti e i suoi musei, in attesa di direttive dall'alto. Nel frattempo si inseriscono progressivamente in uno strano flusso di incontri abbastanza surreali: turisti e locali, prostitute e una troupe cinematografica che gira in città. Fino a che arriva l'ordine del boss, destinato a cambiare ancora l'ordine delle cose.

Voto 7



Tutti hanno parlato nella primavera del 2017 di Martin McDonagh, il regista irlandese che ha scritto e diretto alla sua maniera Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (recensione), tutti con stupore e ammirazione. Ok, ma chiaramente buona parte di questa gente non lo ricordava o non sapeva che aveva già firmato 7 psicopatici (secondo me così così) e soprattutto questa sorprendente e bellissima opera che conquistò subito i cuori di milioni di spettatori. E non solo.



Ci sono molte somiglianze tra questo film e gli ormai mitici “Cartelli di Ebbing”: personaggi bislacchi che paiono fuori di testa ma che invece sono molto lucidi e sanno ciò che fanno; una sceneggiatura molto originale e dialoghi che tramortiscono, tanto sono spiazzanti, provocatori e divertenti; uso di una macchina da presa perfettamente incastonato nella trama e nello sviluppo di una storia che non si sa mai come e dove va a finire; intelligente utilizzo di attori a dir poco perfetti per i relativi personaggi, a cominciare dal quell’omone simpatico che se in un film irlandese non c’è il film è monco (Brendan Gleeson); continuando con quel paio di sopracciglia nere e folte su una fronte aggrottata di chi non sa mai che pesci prendere, facendo finta di essere consapevole del mondo che lo circonda ma non è vero (Colin Farrell); una faccia per tutte le stagioni – buone e cattive - che sa bene come si fa il villain freddo e feroce, al limite del grottesco (Ralph Fiennes); un nano stramaledetto che non può quasi mai mancare nei film di Martin McDonagh. E così via.




Come ogni commedia noir necessita, parte con un inizio ordinario preparando il terreno per gli spunti criminali che ne seguono, tensione che cresce in alcune sequenze che vengono intelligentemente alternate a momenti di pausa di pura commedia divertente, sempre però con la sensazione che la pausa duri poco. Ed infatti, proprio quando il regista ci fa rilassare, ecco che arriva il colpo di scena: la telefonata tanto attesa, la perplessità di chi deve eseguire, l’arrivo dello spietato cattivo. Tutto orchestrato con puntualità.



Navigando quindi tra il noir, il thriller e la commedia demenziale, il regista ci offre un bellissimo esempio di cinema innovativo e piacevole, divertente ma pieno di tensione a strappi, tra una sparatoria e una serie di battutacce che, sorprendendoci ogni volta, oltre a far ridere ci lasciano interdetti. Bravo Martin McDonagh, bravi tutti gli attori. In più, non fa male girare, per merito dei protagonisti, in una meravigliosa Bruges notturna, tra monumenti, piazze dove bere una birra trappista, vicoli e campanili pieni di insidie. E la coppia che scoppia, che si possono sparare in faccia da un momento all’altro, che invece provano simpatia e buona amicizia se non proprio alleanza, la coppia Gleeson-Farrell è veramente il segreto vincente di questo film.

“Il purgatorio è una via di mezzo. Non hai fatto proprio schifo ma non sei neanche stato un granché. Come il Tottenham.”




 
 
 

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