In questo mondo libero… (2007)
- michemar

- 17 mar 2022
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 16 mag 2023

In questo mondo libero…
(It's a Free World...) UK/Italia/Germania/Spagna/Polonia 2007 dramma 1h36’
Regia: Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Laverty
Fotografia: Nigel Willoughby
Montaggio: Jonathan Morris
Musiche: George Fenton
Scenografia: Fergus Clegg
Costumi: Carole Miller
Kierston Wareing: Angie
Juliet Ellis: Rose
Leslaw Zurek: Karol
Colin Caughlin: Geoff
Joe Siffleet: Jamie
Maggie Russell: Cathy
Raymond Mearns: Andy
Davoud Rastgou: Mahmoud
Frank Gilhooley: Derek
TRAMA: Angie, poco colta ma ricca di iniziativa, viene licenziata dall'agenzia di reclutamento presso la quale lavora. Decide pertanto di aprirne una sua con l'aiuto della coinquilina Rose, che le due intraprendenti ragazze gestiscono dalla cucina di casa. La coppia si specializza nel trovare impiego agli immigrati alla ricerca disperata di un modo per sopravvivere.
Voto 7

Dopo il bellissimo Il vento che accarezza l’erba, Ken Loach torna ai suoi temi più cari da sempre: il lavoro, il precariato, le politiche del governo conservatore britannico che lui ha criticato con costanza. Coerentemente. Se poi a ciò si somma il fenomeno dell’immigrazione che non viene mai gestito con umanità e lungimiranza, i problemi esposti aumentano in maniera esponenziale. E se lo lui li affronta senza retorica e mostrando la realtà cruda come scoprendo una ferita sempre sanguinante, si toglie lo sfizio di scegliere per il film un titolo provocatorio e sarcastico. Dov’è la libertà per un lavoratore se non trova occupazione in un mercato ingessato che protegge solo i potenti? Dov’è la democrazia tanto ventilata se una persona deve elemosinare un posto di lavoro e deve sopraffare un’altra altrettanto bisognosa? Allora ci si ingegna, per necessità di sopravvivenza ci si adegua e si cercano scorciatoie. Comprensibili e perdonabili? Non so, ognuno si faccia un esame di coscienza.

Angie è una ragazza madre, impiegata di un'agenzia di collocamento, quindi già esperta del campo, dinamica e dotata di forte senso pratico, ambizione e coraggio. Ha alle spalle una vita disordinata in cui non è riuscita a costruirsi un futuro e ha bisogno di dimostrare a se stessa e agli altri che può farcela da sola, senza l'aiuto di nessuno. Dopo essere stata licenziata per aver reagito ad una molestia sessuale da parte di un facoltoso cliente, Angie si rende conto che per lei è arrivato il momento di dare una svolta decisiva alla sua vita. Così, insieme alla sua coinquilina Rose, decide di aprire una propria agenzia per inserire nel mondo del lavoro i numerosi immigrati in cerca di un'occupazione. In questo modo le ragazze, senza quasi rendersene conto, passano dall'essere sfruttate allo sfruttare loro stesse i lavoratori che smistano nelle diverse aziende richiedenti manodopera in nero e a basso costo. Angie dimostra subito di essere diventata una spietata capitalista senza nessuna remora per il suo comportamento, per il lavoro nero, a giornata, senza nessuna tutela a cui sottopone i lavoratori che si rivolgono a lei per sopravvivere in un mondo del lavoro sempre più precario e umiliante.

Detta spietatamente, Angie è una trentenne ragazza madre (con un figlio di 11 anni) che tracima energia passionale, capacità imprenditoriali, ambizioni frustrate. Decisa a mettersi in proprio con un'agenzia semiclandestina ed esentasse di collocamento per lavoratori neocomunitari o extracomunitari, s'associa all'amica Rose, più colta di lei ed esperta di amministrazione, quello che le manca. Tipico prodotto dell'era liberista della sempre criticata signora Thatcher (forse la nemica numero 1 del regista, non la risparmia mai), la donna si arricchisce sfruttando i lavoratori precari. La sua reazione quando Rose glielo rinfaccia? “Lo fanno tutti!”. Secondo il nostro caro regista, non si nasce così, lo si diventa, per bisogno.

Ma il dilemma non è l’immigrazione, il vero problema è il lavoro, quello precario – lo chiamano flessibile… - che nel 2007 era già una piaga sociale, oggi, a distanza di anni, nulla è cambiato, se non in peggio. Sottopagati e sfruttati pena il licenziamento. A voler assecondare il discorso dell’autore, il mondo della deregulation e della globalizzazione ha portato alla situazione in cui il sistema delle agenzie di reclutamento, l'uso degli appalti, i fornitori esterni, le lunghe catene di contratti a termine nasconde e facilita una nuova forma invisibile di schiavismo in cui sono puniti per legge i lavoratori, costretti a chinare la testa a bocca chiusa, non chi li sfrutta.

Con il sempiterno sceneggiatore di fiducia, che viaggia alla stessa velocità di pensiero di Ken Loach, Paul Laverty, non giudica Angie, non ci pensa neanche: lei è amabile e spietata, ma il loro dito è puntato contro il sistema in cui prospera. Si potrebbe giungere anche alla conclusione per cui lei è una delle tante vittime del sistema.


Anche con questo racconto, il regista ci lascia basiti, esterrefatti. Questo modo di superare le difficoltà della vita è ferocemente reale e il suo film, ancora una volta, è spietato. E come protagonista sceglie un’attrice allora sconosciuta (aveva solo qualche presenza in serie televisive), Kierston Wareing, che sorprende tutti con una interpretazione dalla forza trainante, in un personaggio che pare avere la stessa rabbia del regista, con la differenza che lei è soavemente bionda e lui un predicatore nel deserto sempre più pessimista. Grinta, volontà, spietatezza, tutte caratteristiche che l’attrice esterna con grande efficacia, dando spessore e credibilità al personaggio, fino al punto che al Festival di Venezia 2007, dove il film vinse il Premio Osella per la sceneggiatura, molti la consideravano degna della Coppa Volpi. Ma così non andò.

Riconoscimenti
Venezia 2007:
Osella d'oro per la migliore sceneggiatura






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