In the Cut (2003)
- michemar

- 18 apr 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 22 giu 2025

In the Cut
Australia, USA, UK 2003 thriller 1h59'
Regia: Jane Campion
Soggetto: Susanna Moore
Sceneggiatura: Jane Campion, Susanna Moore
Fotografia: Dion Beebe
Montaggio: Alexandre de Franceschi
Musiche: Hilmar Örn Hilmarsson
Scenografia: David Brisbin
Costumi: Beatrix Aruna Pasztor
Meg Ryan: Frannie Avery
Mark Ruffalo: Giovanni A. Malloy
Kevin Bacon: John Graham
Jennifer Jason Leigh: Pauline Avery
Nick Damici: det. Rodriguez
Nancy La Scala: Karla Stone
Sharrieff Pugh: Cornelius Webb
TRAMA: Una donna è stata uccisa nel giardino della casa di Frannie, e Malloy indaga. Frannie nel tempo libero si incontra con Pauline, la sorellastra, che vive nell'appartamento sopra un equivoco locale di spogliarelli. Rievocando il passato del loro padre, le due donne mettono in campo le rispettive insicurezze nei rapporti sentimentali. Così Frannie accetta gli inviti che gli rivolge Malloy, e ben presto tra i due comincia una relazione. Lui dice di essere separato ma di voler vedere spesso i figli che vivono con la madre. Lei sembra accettare tutto con indifferenza. Una notte viene assalita da uno sconosciuto, poi altre uccisioni si susseguono.
Voto 7

A New York, il detective Giovanni A. Malloy avvicina in un bar Frannie Avery, una donna matura, professoressa di letteratura che incontra e aiuta fuori orario scolastico uno studente di colore della sua classe.
Per due ore dobbiamo dimenticare la Meg Ryan fidanzata d'America, tutta "acqua e sapone", dal sorriso accattivante, perché, questa, è una storia torbida che inquadra un sesso malato, che cerca risposte freudiane, in un’ambientazione buia, scabrosa e misteriosa. Dietro il consueto canovaccio di un’indagine su un assassino seriale, il film della premiata Jane Campion cela in effetti il più complesso e ambizioso racconto dell’evoluzione – emotiva, sentimentale e sessuale – di una quarantenne. Un thriller-erotico che si tinge di noir. Anche in senso visivo.

Le scene con la luce, naturale o artificiale, sono pochissime. Sembra di ripercorrere l'atmosfera di Seven: buio, case poco illuminate, poco sole, meandri sotterranei, recitazione sommessa. Nel contempo è anche un giallo psicologico intenso e continuo. Al fianco della sofferta e sorprendente interpretazione di Meg Ryan, notevolissime le due presenze che la accompagnano: Jennifer Jason Leigh sempre perfetta in ruoli equivoci (chi meglio di lei?) e un Mark Ruffalo che a quei tempi non era ancora l’attore noto che oggi conosciamo ma che già prometteva tanto.
Jane Campion ha fotografato e raccontato nella sua carriera diversi tipi di femminilità ma non si era mai spinta così tanto nel noir cupo, quasi un azzardo, una scommessa con se stessa, e la scelta dell’attrice protagonista lo è ancora di più. Trasformare la Sally e la Kate di Meg Ryan nella Frannie di questa occasione è un salto mortale, è un taglio netto di una carriera costruita in anni di sdolcinerie.


Vederla diventare una ninfomane notturna è uno shock, ma credo che l’operazione si possa definire riuscita, perché è un thriller al femminile dove a condurre la danza in modo spericolato e ai limiti della coscienza è una donna. Una donna che prova ebbrezza andando alla scoperta di cunicoli bui, che vuol bene alla sorella (di madre diversa) mettendola fortemente in pericolo. Frannie è l’antitesi della limpidezza di Doris Day: la musica e le parole di Que será, será non sono mai state tanto inquietanti e spettrali, un brano che ci accompagna nel taglio delle ferite del corpo e della psiche, nel desiderio, nei meandri dei ricordi. Dentro e fuori quel taglio c’è sangue, vi si può perdere un anello, si può ritrovare un uomo misteriosamente legato al letto.






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