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Indiana Jones e il quadrante del destino (2023)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 27 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Indiana Jones e il quadrante del destino

Indiana Jones and the Dial of Destiny

USA 2023 avventura 2h34’

 

Regia: James Mangold

Sceneggiatura: James Mangold, Jez Butterworth, John-Henry Butterworth, David Koepp

Fotografia: Phedon Papamichael

Montaggio: Michael McCusker, Andrew Buckland, Dirk Westervelt

Musiche: John Williams

Scenografia: Adam Stockhausen

Costumi: Joanna Johnston

 

Harrison Ford: Henry Jones Jr. "Indiana Jones"

Phoebe Waller-Bridge: Helena Shaw

Ethann Isidore: Teddy Kumar

Mads Mikkelsen: dottor Jürgen Voller

Antonio Banderas: Renaldo

John Rhys-Davies: Sallah

Shaunette Renée Wilson: ag. Mason

Thomas Kretschmann: colonnello Weber

Toby Jones: Basil Shaw

Boyd Holbrook: Klaber

Karen Allen: Marion Ravenwood

Martin McDougall: Durkin

Nasser Memarzia: Archimede

Olivier Richters: Hauke

Harriet Slater: Fran

Alton Fitzgerald White: Hotel Porter

Chase Brown: Larry

 

TRAMA: Il famoso archeologo e professore Jones torna alle avventure, con nuove sfide, pericoli e avventure, ma questa volta ha il sangue di una nuova generazione ad aiutarlo nelle sue scoperte e nella sua lotta contro un nuovo cattivo.

 

VOTO 6

 

 

È il quinto e ultimo capitolo della serie cinematografica e più esattamente il sequel di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (2008). Harrison Ford e John Rhys-Davies riprendono i loro ruoli dai film precedenti, mentre Phoebe Waller-Bridge, Antonio Banderas, Toby Jones, Boyd Holbrook, Ethann Isidoro e Mads Mikkelsen si aggiungono al cast. Ambientato nel 1969, il film segue il mitico personaggio e la figlioccia da cui era separato, Helena, alla ricerca di localizzare un potente prodotto prima del dottor Jürgen Voller, un nazista diventato scienziato della NASA, che intende usarlo per cambiare l’esito della Seconda Guerra Mondiale.

 

 

Cosa succede questa volta? Verso la fine della Seconda guerra mondiale, Indiana Jones e il collega Basil Shaw (Toby Jones) vengono catturati dai nazisti mentre cercano la Lancia di Longino. Scoprono però un artefatto ben più potente: metà del Quadrante di Archimede, un dispositivo in grado di individuare fratture temporali. Indy riesce a fuggire con il reperto prima che un treno carico di tesori venga distrutto dagli Alleati. Nel 1969, un Indiana Jones invecchiato e disilluso sta per lasciare l’insegnamento, segnato dalla separazione da Marion (Karen Allen) dopo la morte del figlio Mutt. La sua figlioccia Helena Shaw (Phoebe Waller-Bridge) riappare improvvisamente, decisa a recuperare il Quadrante che il padre aveva studiato ossessivamente. Helena però è anche una contrabbandiera e fugge con l’artefatto mentre un gruppo di agenti al soldo dell’ex nazista Jürgen Voller tenta di impossessarsene.

 

 

Indy, braccato e accusato di omicidio, fugge dalla città e raggiunge Helena a Tangeri, dove l’asta clandestina del Quadrante degenera in un inseguimento. La corsa prosegue in Grecia e poi in Sicilia, sulle tracce della seconda metà del dispositivo. Nella tomba di Archimede, Indy e Helena trovano il resto del Quadrante e un orologio moderno sul braccio dello scienziato, indizio di un paradosso temporale. Voller (Mads Mikkelsen) riassembla il meccanismo per tornare al 1939 e riscrivere la storia, ma la frattura temporale li trasporta invece nel 214 a.C., durante l’assedio di Siracusa. L’aereo precipita e Voller muore; Indy vorrebbe restare nel passato, convinto di non avere più nulla nel presente. Helena lo riporta con forza nel 1969, dove Indy si risveglia e ritrova Marion, aprendo uno spiraglio di riconciliazione.

 

 

Come si evince, pur di strabiliare, le trame della saga si evolvono e si immettono in un giro vorticoso e avventuroso nel corso dei secoli e ciò, a mio parere, può entusiasmare i fedelissimi ma non tutti. In particolare a me, che non giustifico mai, fatta qualche eccezione (vedi Dune, che è troppo lungo e richiede una suddivisione in capitoli), il sequel del sequel del sequel, per non parlare dei pre, dei mid, spino-off, reboot, remake: una giungla al solo scopo di sfruttare il nome del franchising. È quello che è accaduto anche in questa occasione. È la legge del mercato facile e di quando non si hanno idee. Quando poi l’attore protagonista sembra più stanco dello spettatore…

 

 

Questo capitolo prova a riportare in vita la magia dei primi film, ma il risultato è altalenante. L’inizio, ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, è la parte più riuscita: ritmo alto, atmosfera classica e un uso del ringiovanimento digitale che funziona abbastanza bene (però, segno di progetti vecchi). Quando la storia si sposta nel 1969, però, il film perde energia. Indiana Jones è ormai un uomo stanco, e la sua età pesa sulle scene d’azione, che risultano meno coinvolgenti rispetto al passato. Anche il ritmo è irregolare: lunghi momenti di pausa spezzano la tensione e rendono l’avventura meno avvincente. Il rapporto tra Indy e Helena, la nuova compagna di viaggio, non sempre funziona e manca quella complicità che aveva reso iconiche le coppie dei film precedenti. Alcuni ritorni storici fanno piacere, ma sono troppo brevi per lasciare il segno. Nel complesso, il film è un’avventura dignitosa ma non memorabile. Non rovina la leggenda di Indiana Jones, ma conferma la sensazione che questa saga avrebbe meritato di chiudersi quando era ancora al suo apice.

Quasi noioso e ripetitivo.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 2024

Candidatura per la migliore colonna sonora

 


 
 
 

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cinefilo da bambino

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