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Jurassic World: La rinascita (2025)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 4 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

Jurassic World: La rinascita

(Jurassic World: Rebirth) USA, UK, Malta, India, Taiwan, Giappone 2025 avventura/fantascienza 2h13’

 

Regia: Gareth Edwards

Sceneggiatura: David Koepp

Fotografia: John Mathieson

Montaggio: Jabez Olssen

Musiche: Alexandre Desplat

Scenografia: James Clyne

Costumi: Sammy Sheldon

 

Scarlett Johansson: Zora Bennett

Mahershala Ali: Duncan Kincaid

Jonathan Bailey: dott. Henry Loomis

Rupert Friend: Martin Krebs

Manuel Garcia-Rulfo: Reuben Delgado

Luna Blaise: Teresa Delgado

Bechir Sylvain: LeClerc

David Iacono: Xavier Dobbs

Audrina Miranda: Isabella Delgado

Ed Skrein: Bobby Atwater

Philippine Velge: Nina

 

TRAMA: Cinque anni dopo gli eventi che hanno portato i dinosauri a vivere nella natura senza essere prigionieri, l’esperta di operazioni speciali Zora Bennett viene assoldata per guidare un team in una missione top secret per mettere al sicuro il materiale genetico dei dinosauri più grandi del mondo. Quando il gruppo salva una famiglia di civili la cui barca è stata capovolta, si ritrovano tutti bloccati su un’isola dove si trovano faccia a faccia con una scoperta sinistra e scioccante che è stata nascosta al mondo per decenni.

 

VOTO 6



L’ennesimo episodio della saga segna un nuovo inizio per il franchise, e lo fa con un approccio sorprendentemente più avventuroso rispetto ai capitoli recenti. Gareth Edwards punta infatti su un mix di tensione, scoperta e meraviglia primordiale, riportando al centro l’incontro, sempre imprevedibile, tra esseri umani e dinosauri. Il film introduce una missione ad alto rischio guidata da Zora Bennett, interpretata da Scarlett Johansson, chiamata a recuperare materiale genetico da creature colossali per sviluppare un farmaco salvavita. In realtà la missione è sì scientifica ma ha precisi scopi non che vuole portare benefici alla sanità pubblica, bensì è un’operazione privata per ottenere il brevetto con finalità speculative, da parte di una potente e ricca società farmaceutica. Siamo lontani, come si può percepire, dalle avventure scientifiche dei primi film, con studiosi appassionati della scoperta dell’esistenza degli animali preistorici, perché questa trama mescola scienza e finanza in un cortocircuito antisociale avvolto in un film che diventa spericolato come un vero film d’avventura.



Nel 2025, con il clima terrestre ormai inadatto alla sopravvivenza dei dinosauri estinti, le ultime specie vivono in zone equatoriali isolate. Una squadra segreta viene organizzata dall’emissario senza scrupoli Martin Krebs (Rupert Friend), il villain della situazione, pronto ad offrire cospicue somme per ingaggiare elementi validi e coraggiosi per ottenere i reperti utili alla società farmaceutica. Il gruppo deve raggiungere adeguatamente equipaggiato l’Île Saint-Hubert, ex centro di ricerca InGen abbandonato dopo la fuga di un terrificante Tyrannosaurus mutante a sei arti, il Distortus rex. L’obiettivo è raccogliere campioni biologici da tre dinosauri colossali, Mosasaurus, Titanosaurus e Quetzalcoatlus, per sviluppare una cura contro le malattie cardiache. La missione, guidata da Zora Bennett (ex agente segreta) e dal paleontologo Henry Loomis (Jonathan Bailey), si complica quando la squadra salva la famiglia Delgado naufragata sull’isola, finendo coinvolta in una lotta per la sopravvivenza tra predatori mutanti, dinosauri transgenici e interessi farmaceutici oscuri. Mentre il gruppo affronta attacchi mortali e tradimenti, emerge anche il Mutadon, un ibrido raptor-pterosauro, e il Distortus rex, che semina distruzione.



Il climax si dipana con infiniti pericoli, attacchi di bestie fameliche, natura selvaggia ma bellissima e verdeggiante, alleanze e antipatie, promesse e inganni, tra tunnel sotterranei, un elicottero abbattuto e una fuga disperata via fiume. Tra tanti rischi e azzardi naturali, si delinea la spietatezza di Krebs, mellifluo operatore che non esiterebbe a sparare sui compagni di sventura pur di scappare con la valigetta che contiene il potenziale farmaco da vendere sul mercato mondiale. Riusciranno, alla fine, i protagonisti a scappare e salvare i campioni? Il corpo centrale del film si svolge lì e si resta interessati alla pari di quelli sui vari King Kong e simili con in più la faccenda dei preziosi flaconi. Con una duplice via del finale: se Krebs riesce a portare in salvo la valigetta qualcuno si arricchirà e solo i benestanti potranno curarsi, mentre i componenti superstiti della squadra saranno generosamente ricompensati; se invece l’appassionato paleontologo Loomis - la faccia bella e pulita del film, il nuovo Alan Grant di Sam Neill - avrà convinto la disillusa e tostissima Zora, che quindi rimarrà squattrinata come prima, potrà rendere gli studi open source, garantendo l’accesso globale alla cura.



Quella di Gareth Edwards è quindi la versione più moderna, anche e soprattutto dal punto di vista politico-sociale, della saga, intrecciando interessi pubblici e privati, scopi umanistici e finanziari di forti capitali, pretesti che spingono gli interessati a partecipare, ognuno per i propri sentimenti. Alla fine, è sempre l’eterna lotta tra il Bene e il Male, tra la generosità altruistica e l’egoismo. Il dilemma dell’Uomo da e per sempre. È un pretesto narrativo efficace per esplorare ambienti equatoriali isolati, dove i dinosauri sopravvivono in ecosistemi ormai fuori dalla portata dell’uomo e Edwards costruisce un mondo selvaggio, denso di pericoli e scoperte, con nuove creature preistoriche e un senso di avventura che richiama lo spirito originario della saga.



Il regista, al quinto film dopo altri film di genere sempre nel tema come Monsters (2010), Godzilla (2014), Rogue One: A Star Wars Story (2016), The Creator (2023), è ormai un esperto habitué e dirige con buona mano, tenendo quasi costantemente sotto ansia il pubblico, organizzando bene le varie scene d’azione, nell’ambito di adeguate scenografia e ambientazione, come anche i buoni effetti speciali e bestie (in)credibili. Inutile osservare come Scarlett Johansson, che si alterna da anni tra drammi e genere d’azione e supereroi, è la padrona assoluta della storia e del set dall’alto della sua notevole presenza e sciorina il repertorio di eroina e donna di forte temperamento; Rupert Friend assolve con esperienza al suo bravo compitino di cattivello; Jonathan Bailey si prende i meriti di essere bello e buono nel ruolo di giovane studioso; Mahershala Ali è sempre in grado di esaltare i suoi personaggi, anche stavolta, nel guado tra navigare in secondo piano e affermarsi come determinante. Nulla di memorabile, tutto guardabile: intrattenimento accettabile, anche in assenza assoluta di relazioni affettuose.



Rebirth, Rinascita, perché ricomincia la saga, perché era rinato un parco dedicato, perché ritorna il mito dei dinosauri? Tutto probabile, ma comunque blockbuster e basta.

 


 
 
 

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Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

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