L'asso nella manica (1951)
- michemar

- 15 ott 2023
- Tempo di lettura: 3 min

L'asso nella manica
(Ace in the Hole) USA 1951 dramma 1h51'
Regia: Billy Wilder
Sceneggiatura: Billy Wilder, Walter Newman, Lesser Samuels
Fotografia: Charles Lang
Montaggio: Arthur Schmidt
Musiche: Hugo Friedhofer
Scenografia: Earl Hedrick, Hal Pereira
Costumi: Edith Head
Kirk Douglas: Chuck Tatum
Jan Sterling: Lorraine Minosa
Robert Arthur: Herbie Cock
Porter Hall: Jacob Boot
Frank Cady: Federber
Richard Benedict: Leo Minosa
Ray Teal: sceriffo
Lewis Martin: McCardle
TRAMA: Chuck Tatum, giornalista con la carriera in avaria, si ritrova in un giornaletto di provincia. La sua grinta e il suo professionismo fanno presa in quell'ambiente. Ma Tatum sogna lo scoop. E lo trova nella figura di Leo Minosa, un pover'uomo rimasto bloccato in una caverna. Tatum organizza attorno a quell'uomo intrappolato una magistrale montatura giornalistica. Diventa amico dello sventurato e amante della moglie, moralmente degna di lui. Una grande folla si accalca attorno alla galleria. Tatum dirige le operazioni, ma Leo muore. E la tragedia non finisce qui.
Voto 7,5

Billy Winder ha diretto e co-sceneggiato questa commedia drammatica amaramente satirica che rivolge un occhio velenoso sia ai media che ai suoi consumatori. Chuck Tatum (Kirk Douglas) è un reporter talentuoso ma irascibile, la cui passione per l'alcol e la sua tendenza alla ribellione gli è costata la perdita del lavoro in alcuni dei giornali più prestigiosi d'America. Quando l'auto di Tatum si rompe ad Albuquerque, nel New Mexico, convince l'editore del giornale locale Jacob Boot (Porter Hall) a dargli un lavoro fino a quando non riuscirà a guadagnare abbastanza per far funzionare il suo vecchio mezzo di trasporto e trovare una storia che lo rimetterà nelle grazie dei giornali.
Dopo un anno ad Albuquerque, Tatum inizia a chiedersi se un grosso scoop incrocerà mai la sua strada e, quando viene inviato a Los Barios per coprire l'annuale caccia al serpente a sonagli, ha la fortuna di imbattersi in una storia di grande interesse umano: Leo Minosa (Richard Benedict), che gestisce una tavola calda, un motel e un emporio, è rimasto bloccato in un pozzo minerario abbandonato dopo una frana, che alcuni superstiziosi del luogo attribuiscono a una maledizione indiana. Tatum scrive la storia con tutto l'ingegno di cui dispone e ritrae la moglie di Leo, Lorraine (Jan Sterling), come una moglie devota che teme per la vita di suo marito, quando invece riesce a malapena a sopportarlo e sta addirittura progettando di lasciarlo. La storia di Tatum viene ripresa da diversi servizi di stampa e fa amicizia con lo sceriffo locale per assicurarsi di avere sempre notizie di prima mano sugli aggiornamenti del salvataggio di Leo. Quando il giornalista viene a sapere che questi può essere liberato in sole dodici ore, convince lo sceriffo e i suoi uomini ad adottare un altro metodo di salvataggio che però richiederà diversi giorni. Il che vuol dire che procurerà più lavoro per lui e non solo: anche più attenzione della stampa per la campagna di rielezione di sceriffo e più affari per la tavola calda di Lorraine. Ben presto Los Barios diventa la più grande attrazione turistica dello stato, ma mentre il circo mediatico monta le cose si complicano per tutti. E parecchio.
Quale mostro ha creato la penna degli sceneggiatori è facile intuirlo. È chiaro come Charlie Tatum sia uno dei più spregevoli eroi dell'intera storia del cinema e chi lo filma è un grande regista di commedie, Billy Wilder, il quale ci dimostra, con una storia tristemente drammatica, come il successo sia il tallone di Achille di una società opulenta come quella americana. Nulla viene risparmiato in questa crudele storia, nulla viene evitato per dimostrare la sete di scoop che anima il giornalismo spietato. Allora, in quegli anni.
E oggi? Oggi ci pensa la TV a scovare le storie più spietate e ce le sbatte in faccia, soprattutto in becere trasmissioni pomeridiane. Il protagonista è nelle mani di un Kirk Douglas in grande forma, che si adegua perfettamente nei panni del giornalista di provincia che non si ferma per nulla al mondo pur di trovare il momentaneo clamore e successo. Il grande regista e sceneggiatore Sam Fuller, vedendo il film che lo aveva colpito notevolmente, affermò: “Il più grande giornalista figlio di puttana che sia mai esistito!”
È un film che fa effetto ancora oggi: le invadenti telecamere sono dappertutto, come allora con le cineprese e i taccuini. Cambiano gli strumenti ma non la spietata voglia di fare colpo sull’audience e sul pubblico-spettatore che abbocca e che poi tracima sui social, prolungamento della peggiore TV e dei siti a caccia di notizie eclatanti e impressionanti. Che poi siano vere o false, poco importa.
Il film fu una grande delusione al botteghino fin dalla sua uscita originale nel 1951, ma oggi è considerato un vero cult ammirato da tutti e nel 2017 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.
“Io conosco vita morte e miracoli del giornale, so scriverlo, correggerlo, impaginarlo, stamparlo e venderlo. [...] Avrà notizie grosse e piccole e, se notizie non ci sono, so lavorare di fantasia.”
























Commenti