L'incredibile vita di Norman (2016)
- michemar

- 24 mar 2019
- Tempo di lettura: 3 min

L'incredibile vita di Norman
(Norman: The Moderate Rise and Tragic Fall of a New York Fixer) Israele/USA 2016, drammatico, 1h58’
Regia: Joseph Cedar
Sceneggiatura: Joseph Cedar
Fotografia: Yaron Scharf
Montaggio: Brian A. Kates
Musiche: Jun Miyake
Scenografia: Kalina Ivanov, Arad Sawat
Costumi: Michelle Matland
Richard Gere: Norman Oppenheimer
Lior Ashkenazi: Micha Eshel
Michael Sheen: Phillip Cohen
Steve Buscemi: Rabbi Blumenthal
Josh Charles: Taub
Charlotte Gainsbourg: Alex Green
Ann Dowd: Carol Raskin
Dan Stevens: Bill Kavish
Yehuda Almagor: Duby
Neta Riskin: Hannah
Hank Azaria: Srul Katz
Isaach De Bankolé: Jacques
Doval'e Glickman: Ron Maor
TRAMA: L'ebreo Norman Oppenheimer è un uomo solitario che fa amicizia con un politico in un momento complicato della sua vita. Tre anni dopo il politico diventa il leader politico più influente del mondo, trasformando radicalmente la vita di Norman sia in positivo sia in negativo.
Voto 6,5

Il titolo italiano (come sempre accomodato, vecchio vizio italico) lo potemmo considerare come un commento al film, diciamo un sottotitolo, perché quello originale, come sempre, è molto più significativo se non quasi spoilereggiante: ‘Norman: The Moderate Rise and Tragic Fall of a New York Fixer’: La moderata ascesa e la tragica caduta di un faccendiere di New York.
Perché questo titolo così esplicativo? Perché il protagonista Norman è un personaggio che lascia di stucco, che sbalordisce con il suo modo di fare e vivere nella società. Chi è davvero Norman? E perché agisce così? E per giunta con tutti? Figuriamoci se avremo mai una risposta esaustiva: non lo riesce a comprendere neanche l’investigatrice interpretata da una luminosa Charlotte Gainsbourg. Immaginiamo Norman Oppenheimer prima di vedere il film: cappotto di cammello, cappello a coppola e auricolari del telefono perennemente nelle orecchie. Egli conosce – almeno così pare - tutta l’intera comunità ebraica di Manhattan. O forse no, o chissà. Lui è quel tipo di persona che quando ti incontra ti viene incontro (eventualmente in compagnia con un'altra persona) e ti dice: “Permetta che le presenti…”, oppure “Mi dica di cos’ha bisogno, perché io…”.

Insomma tutti lo conoscono, ma la questione principale è: ma quanti sanno bene chi sia? L’unica figura che fa venire in mente, stereotipo della letteratura, è “l’ebreo di corte”, capace di vantare relazioni (vere? false?) di ogni tipo ma che (si badi bene) non desidera la ricchezza e nemmeno il potere. L’importante è il rispetto ed essere nel giro che conta. E non uscirne mai.
Sottolinea il regista Joseph Cedar, newyorkese ma di provenienza e cultura israeliana: "La narrazione della storia dell'ebreo di corte segue una struttura classica: un ebreo incontra un uomo destinato a diventare una figura di potere in quello che è il momento più debole della sua esistenza, in cui ogni resistenza è debole o quasi nulla. L'ebreo offre all'uomo un dono o gli presta un favore. Quando poi l'uomo sarà al potere, l'ebreo sarà portato nella sua corte, divenendo prima suo consigliere e poi suo antagonista di cui sbarazzarsi.”

Beh, ma a interpretare questo eccentrico e bizzarro personaggio, a suo modo anche complesso ma che alla fine fa tenerezza nella sua fragilità che sa ben nascondere, perché se vogliamo è anche un uomo molto forte caratterialmente, questo personaggio è nelle mani di un attore che non ci saremmo mai sognati di incontrare in questo film: Richard Gere! In questa strana storia vedere il bel Richard nei panni del faccendiere sorprende veramente e si fa fatica a riconoscerlo. E non sto parlando di trucco, quanto di ruolo, perché mai ci si sarebbe aspettato che quell’attore sapesse uscire così bravamente dallo stereotipo che gli abbiamo costruito noi spettatori. E lui come se la cava? Direi in maniera eccellente, a dimostrazione che Richard Gere nella maturità di uomo e di attore si sta ritagliando ruoli molto particolari e scelti con oculatezza, sempre personaggi diversi e caratterizzati da lati psicologici molto lontani da quelli che lo hanno reso celebre. Ma siamo alle solite: per apprezzarlo bisogna ascoltare il film in originale, altrimenti si perde tutto l’impegno che l’attore ci ha messo.
Tenendo presente che il film non è nulla di straordinario ma che lo strampalato protagonista lo rende interessante, va elogiata quindi la prestazione dell’attore e i diversi camei di attori ben noti.






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