L'ultimo samurai (2003)
- michemar

- 20 feb 2022
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 13 apr

L'ultimo samurai
The Last Samurai
USA Nuova Zelanda Giappone 2003 azione/dramma 2h34’
Regia: Edward Zwick
Sceneggiatura: John Logan, Marshall Herskovitz, Edward Zwick
Fotografia: John Toll
Montaggio: Steven Rosenblum, Victor Du Bois
Musiche: Hans Zimmer
Scenografia: Lilly Kilvert
Costumi: Ngila Dickson
Tom Cruise: cap. Nathan Algren
Ken Watanabe: Katsumoto
Shin Koyamada: Nobutada
Tony Goldwyn: col. Benjamin Bagly
Masato Harada: Omura
Shichinosuke Nakamura: imperatore Mutsuhito
Hiroyuki Sanada: Ujio
Timothy Spall: Simon Graham
Seizō Fukumoto: Bob
Koyuki Katō: Taka
Billy Connolly: serg. Zebulon Gant
Shun Sugata: Nakao
Togo Igawa: gen. Hasegawa
Scott Wilson: ambasciatore Swanbeck
TRAMA: Il giovane imperatore del Giappone affida al capitano Nathan Algren il compito di istruire un nuovo esercito di leva che si affianchi ai samurai, la dinastia di guerrieri che ha consacrato la vita al servizio del Paese. Ma quando i consiglieri del sovrano tentano di eliminare i samurai per aprire la strada a un governo più occidentalizzato e quindi più aperto al commercio, lo stesso Algren si ritrova inaspettatamente affascinato e influenzato dalle loro convinzioni, che gli ricordano l'uomo che era un tempo.
Voto 7

Nel 1870, il capitano Nathan Algren (un Tom Cruise raramente così intenso e nel ruolo), che è un cinico veterano della guerra civile americana che si fa assoldare da chiunque per le doti che possiede di soldato esperto, di addestratore di truppe, di uomo pratico e sempre pronto per gli incarichi, viene assunto dagli americani che da tempo cercano di stipulare contratti redditizi con l'imperatore del Giappone. Lo scopo è addestrare i contadini – uomini di campagna poco avvezzi alle armi moderne - a diventare veri soldati al servizio dell’esercito imperiale permanente per combattere una guerra più evoluta usando per la prima volta le armi da fuoco.

Il vero scopo del gabinetto imperiale Omura è però un’altra priorità: quella di reprimere la ribellione dei samurai tradizionalisti, guerrieri ereditari, ancora fermi nei loro principii antichissimi, che sono devoti alla dinastia sacra e rifiutano la politica occidentale come anche l’utilizzo di quelle armi. Il capitano Algren inizia il suo lavoro di formazione ma intuisce presto che quei contadini hanno bisogno di tempo e che non possono essere pronti a breve.

Tanto che, sin dai primi scontri, è evidente quanto quegli uomini siano impreparati e il panico non tarda a spargersi tra loro e chi li osserva, fino al punto che gli antichi samurai, armati di sola spada, riescono a schiacciarli. Come se la situazione si capovolgesse, succede che il coraggio innato del capitano, tra l’altro gravemente ferito, colpisce il leader dei samurai Katsumoto (Ken Watanabe, ovviamente a suo agio in un ruolo come questo), e una volta guarito si sente attratto dall’ambiente in cui sta passando la convalescenza e impara a conoscere e anzi rispettare la vecchia maniera giapponese, fino a diventare consigliere nel tentativo fallito di Katsumoto di salvare la tradizione Bushido. Ma il vero scontro finale è inevitabile. Come in tutti i film di avventura bellica.

E come il finale classico richiede, l’evoluzione caratteriale del capitano si concretizza anche ritrovando in sé quella dignità che aveva accantonato da quando aveva scelto la strada della mercificazione del suo talento. La dottrina degli antichi samurai aveva fatto il suo corso e lo aveva fatto entrare in un mondo che non conosceva e che adesso lo ha conquistato.


Edward Zwick, che è anche un regista che affronta diversi generi, non è proprio quello adatto per una storia che avrebbe dovuto assumere i contorni epici, non è né assimilabile, per dire, ad un Michael Mann come ne L'ultimo dei Mohicani, che pure poteva funzionare da modello alto, né, figuriamoci, ad Akira Kurosawa che è di un’altra dimensione. Ne consegue un film che ha più le caratteristiche del genere avventuroso che quello leggendario. A rimediare c’è una regia attenta ai panorami e a preparare spettacolari battaglie con una moltitudine di comparse, senza contare tutta la forza fisica e attoriale di Tom Cruise in gran spolvero e lontano dalle acrobatiche peripezie delle sue mission, ma anche la bellezza della trama che è davvero avvincente e il film ne risente molto positivamente.

Riconoscimenti
Premio Oscar 2004:
Candidatura miglior attore non protagonista a Ken Watanabe
Candidatura migliore scenografia
Candidatura migliori costumi
Candidatura miglior sonoro
Golden Globe 2004
Candidatura miglior film drammatico
Candidatura miglior attore in un film drammatico a Tom Cruise
Candidatura miglior attore non protagonista a Ken Watanabe






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