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L’uomo che fissa le capre (2009)

Immagine del redattore: michemar
michemar
26 ago
Tempo di lettura: 4 min

L’uomo che fissa le capre

The Men Who Stare at Goats

USA 2009 commedia bellica 1h34’

 

Regia: Grant Heslov

Soggetto: Jon Ronson (Capre di guerra)

Sceneggiatura: Peter Straughan

Fotografia: Robert Elswit

Montaggio: Tatiana S. Riegel

Musiche: Rolfe Kent

Scenografia: Sharon Seymour

Costumi: Louise Frogley

 

George Clooney: Lyn Cassady

Ewan McGregor: Bob Wilton

Jeff Bridges: Bill Django

Kevin Spacey: Larry Hooper

Stephen Lang: generale Dean Hopgood

Robert Patrick: Todd Nixon

Waleed Zuaiter: Mahmud Daash

Stephen Root: Gus Lacey

Glenn Morshower: generale maggiore Jim Holtz

Nick Offerman: Scotty Mercer

Tim Griffin: Tim Kootz

Rebecca Mader: Debora Wilton

Jacob Browne: tenente Boone

Todd Lawson LaTourrette: Dave

Brad Grunberg: Ron

 

TRAMA: Bob Wilton è un reporter la cui vita personale e matrimoniale è stata un fallimento e che cerca riscatto attraverso il lavoro. L'occasione sembra capitare quando viene inviato in Iraq, dove incontra un uomo, Lyn Cassady che dice di appartenere a un corpo speciale e supersegreto dell'esercito, dove vengono arruolate persone dotate di poteri paranormali.

 

VOTO 6,5

 

 

Dopo tre film con i Coen (Fratello, dove sei?, Prima ti sposo poi ti rovino, Burn After Reading - A prova di spia) e prima del quarto (Ave, Cesare!), George Clooney, assieme al fidato sceneggiatore e qui regista Grant Heslov, organizza – secondo me – una parodia o un’esagerata replica della cinematografia dei terribili fratelli del Minnesota con un soggetto che parte da un romanzo che di per sé è già alquanto “fuori serie”: il romanzo Capre di guerra di  Jon Ronson, che è un titolo che allarma gli animalisti. Un libro a metà tra la fantasia e la realtà (!) sconcertante, ove si racconta degli incredibili paradossi dell'unità segreta New Age dell'esercito statunitense, chiamata “First Earth Battalion” (Primo Battaglione Terrestre), in cui la parte più disturbante è quando descrive come le idee di questa unità si trasformarono attraverso gli anni per influenzare le tecniche di interrogatorio di Guantanamo Bay. Vabbe’.

 

 

Infatti, tra le commedie americane che flirtano con l’assurdo, questo è il film che ti guarda dritto negli occhi e sembra chiederti: “sei pronto a crederci davvero?”. Grant Heslov prende l’inchiesta di Jon Ronson sulle follie paranormali dell’esercito USA e la trasforma in una giostra di militari convinti di essere Jedi, guru psichedelici e capre che, poverette, devono sopportare tutto questo. George Clooney si diverte come un bambino, Jeff Bridges sembra uscito da un ritiro spirituale a base di incenso e dubbi esistenziali, mentre Kevin Spacey fa l’unica cosa che gli riesce sempre: l’antagonista che rovina la festa. Il risultato è una satira anche pacifista che non si prende mai troppo sul serio, ma che sotto la superficie continua a punzecchiare: la guerra, il potere, le illusioni… e la sorprendente resilienza delle capre.

 

 

La storia prende avvio quando Bob Wilton (Ewan McGregor), giornalista di provincia in piena crisi personale, professionale e matrimoniale, decide di lanciarsi nel caos della guerra in Iraq per dimostrare a sé stesso di essere ancora capace di qualcosa. Qui incrocia Lyn Cassady (George Clooney), un ex soldato che sostiene di appartenere a un’unità segreta dell’esercito americano addestrata a usare poteri psichici: invisibilità, visioni a distanza, camminare attraverso i muri… e sì, anche l’arte di fissare le capre con intenzioni poco rassicuranti. Mentre Bob cerca di capire se Lyn sia un genio incompreso o un eccentrico di prima categoria, il film ripercorre le origini di questo improbabile corpo speciale, nato dalle intuizioni new age del colonnello Bill Django (Jeff Bridges), convinto che la gentilezza potesse trasformare i soldati in guerrieri illuminati. Tra flashback psichedelici, rivalità interne e un generale che tenta di attraversare pareti con risultati prevedibili, la trama costruisce un mondo dove l’assurdo è routine e la serietà militare si scioglie come neve al sole.

 

 

Bob decide di seguire Lyn nella sua “missione” attraverso il deserto iracheno, un viaggio che alterna rapimenti, fughe rocambolesche e incontri con mercenari americani più pericolosi della guerra stessa. Mentre i due avanzano, Bob scopre che dietro le bizzarrie di Lyn si nasconde un passato tormentato e un senso di colpa che lo accompagna come un’ombra. Il loro percorso li conduce infine a una struttura privata dove si sperimentano tecniche psicologiche e “paranormali” su prigionieri e animali, un luogo che sembra la versione distorta e corporativa del vecchio sogno pacifista di Django. Qui Bob impara davvero cosa fosse la New Earth Army, e quanto lontano si sia spinta nel tentativo di reinventare la guerra.

 

 

Il film, senza mai perdere il suo tono leggero e surreale, accompagna i protagonisti verso una conclusione che parla di liberazione, di seconde possibilità e di quella strana, ostinata fiducia che l’assurdo possa ancora insegnare qualcosa. È uno di quei film che non cercano di piacere a tutti, e proprio per questo risultano più liberi, più giocosi. Grant Heslov prende un materiale già di per sé surreale – l’esercito che sperimenta “poteri psichici” – e lo trasforma in una commedia che scorre leggera, piena di trovate, con un George Clooney in modalità charme automatico e un Jeff Bridges che sembra reincarnare, con affetto, il suo Dude spirituale.

 

 

La prima parte è la più brillante: il film si diverte a smontare la seriosità militare con un umorismo che non ha bisogno di urlare, e inanella gag che funzionano proprio perché trattate con naturalezza. Anche quando la trama prende il sopravvento e l’energia si affievolisce un po’, resta quella piacevole sensazione di trovarsi davanti a un’opera fatta con mestiere, con un cast che si diverte e con un regista che sa tenere il ritmo senza strafare.

 

 

E poi ci sono gli ammiccamenti cinefili – il gioco sui “Jedi” con Ewan McGregor è irresistibile – che aggiungono un tocco di complicità allo spettatore. In definitiva, un film che non pretende di lasciare un segno indelebile, ma che regala un’ora e mezza di satira garbata, stralunata e sorprendentemente fresca.

 

 

La combriccola, se non è chiaro, è perfetta, nel senso che più scombinata e stramba non può essere: è uno di quei casi in cui gli attori si divertono sicuramente, il pubblico non so, dipende dallo stato d’animo e dalla voglia di partecipare a questa strana festa. Se vi si partecipa, ci si svaga e ci si diverte, se se ne resta fuori si cambia film.

Film matto adatto a chi sta al gioco.

 


 
 
 

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