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La corte (2015)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 27 ott 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 20 mag 2023


La corte (L'hermine) Francia 2015 commedia 1h38’


Regia: Christian Vincent Sceneggiatura: Christian Vincent Fotografia: Laurent Dailland Montaggio: Yves Deschamps Scenografia: Lisa Ternon Musiche: Claire Denamur Scenografia: Patrick Durand Costumi: Carole Gérard


Fabrice Luchini: Xavier Racine Sidse Babett Knudsen: Ditte Lorensen-Coteret Eva Lallier: Ann Lorensen-Coteret Corinne Masiero: Marie-Jeanne Metzer Michaël Abiteboul: avv. Jourd'hui Serge Flamenbaum: Serge Debruyne Simon Ferrante: Simon Orvieto Victor Pontecorvo: Martial Beclin Sophie-Marie Larrouy: Coralie Marciano Abdellah Moundy: Yacine Balaoui


TRAMA: Xavier Racine è il temuto presidente di una corte d'assise penale. Soprannominato "il presidente dalla doppia cifra" per le sue condanne mai inferiori ai dieci anni, Racine cambia improvvisamente quando ritrova una donna a far parte di una giuria chiamata a giudicare un presunto omicida. Sei anni prima, Racine amava quella donna quasi in segreto e forse lei è l'unica donna che abbia mai amato.


Voto 6,5

Quando un regista conosce bene quell’attore istrionico che di nome fa Fabrice Luchini, anche se non giravano assieme da ben 25 anni, la cosa più facile che può fare è cucirgli addosso come un sarto un personaggio su misura. Quello di un magistrato, un presidente di Corte d’Assise, che per la durezza delle sue sentenze è stato soprannominato 'il presidente a doppia cifra': con lui a capo della corte, gli imputati non rimediano mai meno di dieci anni di condanna.

Tanto duro sul lavoro, tanto molle fuori (capita spesso!), anzi tutto il suo aplomb rischia di sciogliersi come neve al sole quando ritrova la donna (l’unica?) che abbia mai amato proprio tra la giuria popolare. Dice emblematicamente il regista Christian Vincent: “Il film nasce dal desiderio di tornare a lavorare con Fabrice Luchini dopo 25 anni. Parlando con il mio produttore, appassionato di casi giudiziari, abbiamo pensato alla storia del presidente di una Corte d'Assise, vestito di rosso e con il colletto di ermellino, e vedevamo Fabrice nella parte."

Continua il regista: "Non conoscevo però nulla dell'universo giudiziario e ho di conseguenza iniziato a frequentare le aule di tribunale. Ho scoperto così che il tribunale in fondo è come un piccolo teatro, con il suo pubblico, i suoi attori, la sua drammaticità e il suo dietro le quinte. Ma è anche un luogo di discorsi, in cui l'oratoria funge da arte indispensabile: occorre padroneggiare la lingua in maniera eccelsa, tanto che spesso gli 'esterni' non capiscono nemmeno le domande o le discussioni. Durante un processo d'Assise ci sono sofferenza umana, messa in scena, momenti di noia, violazioni dell'intimità, persone che mentono, verità che si oppongono e molte domande senza risposta. Dopo le udienze, capita che trionfi la verità ma non sempre accade. Il film é poi venuto da sé. Ho immaginato un presidente della Corte d'Assise prossimo alla pensione, rispettato e temuto in tribunale ma disprezzato e ignorato a casa propria. Ne è venuta la fuori la figura di un uomo amareggiato e per nulla incline al divertimento, che qualche anno prima si era innamorato di una donna.

Festival di Venezia 2015

Migliore interpretazione maschile a Fabrice Luchini

Migliore sceneggiatura

Premio César 2016

Migliore attrice non protagonista a Sidse Babett Knudsen

Candidatura per il miglior attore protagonista a Fabrice Luchini


 
 
 

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