La meccanica delle ombre (2016)
- michemar

- 31 mar 2022
- Tempo di lettura: 3 min

La meccanica delle ombre
(La mécanique de l'ombre) Belgio/Francia 2016 thriller 1h31’
Regia: Thomas Kruithof
Sceneggiatura: Thomas Kruithof, Yann Gozlan
Fotografia: Alex Lamarque
Montaggio: Jean-Baptiste Beaudoin
Musiche: Gregoire Auger
Scenografia: Thierry François
Costumi: Christophe Pidre
François Cluzet: Duval
Alba Rohrwacher: Sara
Denis Podalydes: Clément
Sami Bouajila: Labarthe
Simon Abkarian: Gerfaut
Philippe Résimont: de Grugy
Daniel Hanssens: Albert
Bruno Georis: collaboratore di Labarthe
TRAMA: Il disoccupato Duval viene contattato da una misteriosa organizzazione per trascrivere le chiamate intercettate. Accetta il lavoro senza sospetti, poiché, ritrovando un’occupazione, ripristina la stabilità della sua vita, ma presto si scoprirà intrighi politici di ogni tipo.
Voto 6

Il regista francese Thomas Kruithof è qui al suo esordio e come nel suo secondo film, La promessa - Il prezzo del potere, rimarca gli intrecci tra politica e società, usando ritmi e tensioni da thriller, nel quale gli sviluppi dinamici e controversi tra i protagonisti portano a scelte drastiche. E questa prima opera ne è un esempio eclatante.

È la storia di Duval, uno scrupoloso contabile che resta disoccupato a causa della ormai consuete esuberanze di personale nelle aziende. Purtroppo, le occasioni di nuovi lavori latitano e trova sfogo nell’alcol, fino ad arrivare a frequentare la sede degli alcolisti anonimi. Ha modo di incontrare anche una donna sensibile, Sara, ma ciò non basta per un uomo senza occupazione. Così, quando un misterioso uomo d'affari gli propone di lavorare per la sua società di sicurezza, egli non può rifiutare l'offerta. Chiudendo un occhio sull'eccentricità del capo, rimane perplesso quando scopre il suo compito, ma soprattutto sull'illegalità del lavoro a lui affidato: si tratta infatti di trascrivere, con una macchina da scrivere e cuffia sulla testa, una serie di telefonate private registrate su supporti che gli consegnano volta per volta.

Duval non riesce a stare tranquillo e non lo sarà ancor di più quando una delle chiamate si traduce in omicidio. Ignaro che la sua esistenza sarà del tutto stravolta, si ritroverà al centro di una cospirazione mortale che porta fino alle alte sfere del governo francese. Si tratta quindi di affari molto grossi e pericolosi, sicuramente di una guerra di spionaggio.

Il film è rappresentabile come il percorso di un dipendente ideale, di un uomo che rispetta scrupolosamente gli ordini impartiti e che si immerge nell'oscuro sottobosco dei servizi segreti e delle reti politiche. Sono le immagini di un universo poco chiaro attraverso gli occhi di un subordinato che non conosce nemmeno a che scopo verrà utilizzato il suo lavoro e non fa alcuna domanda prima che le cose prendano una piega per tutti inaspettata. Solo allora la sua coscienza si risveglierà spingendolo a rimettere tutto in discussione e a imparare a disobbedire per salvarsi la pelle. Grazie alla sua figura, un po’ anomala nel panorama cinematografico, il soggetto si allarga per parlare non solo di spionaggio ma anche di rapporti tra potere, obbedienza e alienazione intrinseca, nel mondo del lavoro. Non certo un argomento facile.


Il regista lavora soprattutto sul protagonista, sui primi piani quando ascolta e trascrive, creando una atmosfera da vero thriller: poche parole, atmosfere inquietanti, un tutti contro tutti che agita i pensieri di Duval. L’inizio è ad alta tensione, poi magari il film perde smalto a si appiattisce, ma l’apprensione resta fino alla fine.
In buona sostanza, non male per essere l’esordio di un regista, Thomas Kruithof, che non ha frequentato alcuna scuola di cinema e si è presentato nel mondo dello spettacolo solo con la passione per i gialli di spionaggio. Inutile dire che François Cluzet si cala nei panni del protagonista con la consueta professionalità, trasmettendo efficacemente dallo schermo le sue sensazioni con la sola espressione del volto e degli occhi quando ascolta in cuffia.






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