Orlando (2022)
- michemar

- 24 ore fa
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Orlando
Italia Belgio 2022 dramma 2h2’
Regia: Daniele Vicari
Sceneggiatura: Andrea Cedrola, Daniele Vicari
Fotografia: Gherardo Gossi
Montaggio: Benni Atria
Musiche: Teho Teardo, Davide Cavuti
Scenografia: Igor Gabriel, Beatrice Scarpato
Costumi: Francesca Vecchi, Roberta Vecchi
Michele Placido: Orlando
Angelica Kazankova: Lyse
Fabrizio Rongione: Michele
Federico Pacifici: Lucio
Denis Mpunga: Kalidou
Christelle Cornil: la mamma di Severine
Lola Deleuze: Severine
Chiara Scalise: Catherine Franciosa
François Neycken: Serge
Celine Andrè: Wey
Anis Gharbi: Ahmed
Daniela Giordano: Gabriella
Camille Pistone: Valerio
TRAMA: Una favola del nostro tempo che racconta la storia di un nonno e della sua nipotina che s’incontrano dopo un tragico evento familiare. La vita vissuta dal vecchio, che ha trascorso la sua esistenza in campagna con i suoi campi, gli animali e il suo organetto nell’Italia rurale, si contrappone alla vita della bambina in una grande città straniera.
VOTO 6,5

In questo mondo instagrammizzato dove si va sempre veloci e tante persone non attirano attenzione perché comuni e apparentemente insignificanti, sfugge molto spesso il senso dell’esistenza e dell’umanità, intese come sentimenti e come popolazione. Ancor di più se una famiglia, come succede a tante, si frammenta con la separazione per le più svariate ragioni. Come dice il regista e sceneggiatore Daniele Vicari, per nostra fortuna ci sono persone che, restando fedeli a se stesse, ci fanno da bussola, ci aiutano a non perderci troppo. Il film è dedicato a queste persone. Girato tra Bruxelles e l’Italia, il suo nuovo film è una favola moderna che vede Michele Placido nel ruolo di Orlando e la giovanissima esordiente Angelica Kazankova in quello della piccola Lyse. Nel cast, tra gli altri, Fabrizio Rongione, Federico Pacifici, Mpunga Denis e Christelle Cornil.

Orlando vive da solo in un paese di collina del centro Italia da cui non ha mai voluto emigrare. Suo figlio invece che se ne è andato da vent'anni a vivere a Bruxelles. Un giorno l’anziano riceve una telefonata dal Belgio che lo avverte che il figlio ha bisogno d’aiuto. A malincuore lui è costretto per la prima volta nella sua vita a partire, ma quando arriva a destinazione scopre di avere una nipote di 12 anni, Lyse, di cui non sapeva nulla, neanche che esistesse. Orlando e Lyse, come il passato e il futuro, sono quanto di più lontano si possa immaginare, ma scoprono ben presto di avere bisogno l'uno dell'altra.

Il primo impatto è decisamente negativo, un po’ perché l’uomo si sente estraneo a quello strano ambiente di città mitteleuropea, un po’ perché resta spiazzato dalla vitalità, dall’indipendenza e dal carattere ribelle della giovane nipote. Un nonno che non sa come prendere la ragazzina. Ora che è rimasta orfana, sa arrangiarsi da sola e Orlando non sa neanche come rendersi utile, ammesso che voglia esserlo, dato che pensa di assolvere solo a qualche incombenza burocratica e poi tornare al suo casolare, alla sua terra da coltivare e alle galline. Non vede l’ora. Di tutt’altro parere è Lyse, che non si immagina minimamente di andare via per vivere in campagna abbandonando il pattinaggio su ghiaccio, la scuola belga e le amiche. Però, bene o male, cercano entrambi di superare le difficoltà iniziali di convivenza nell’attesa di sviluppi. Sviluppi che significano, per il nonno, prendersene malvolentieri cura e quindi portarsela via, nonostante le resistenze. L’altra soluzione è drastica: rivolgersi all’assistenza sociale, qui rappresentata da Michele (Fabrizio Rongione, tante volte presente nei film italo-belgi) e dalla sua collega, i quali dopo aver studiato la situazione prospettano la soluzione prevista dalla legge e quindi cercare una famiglia disposta ad adottare la giovane adolescente.

Orlando è dibattuto tra la voglia di abbandonare tutto e tornare all’amata terra ed il pensiero di lasciare al suo destino quella che è, in fin dei conti, la figlia di suo figlio, nonostante il distacco che era avvenuto 20 anni prima non senza traumi e dissidi. Un lato che è insieme comico e tragico è che la bimba parla bene l’italiano del padre ma non capisce bene le frasi dialettali con cui si esprime il nonno, che a malapena si esprime in un italiano poco comprensibile ed è costretta spesso a far da traduttrice tra lui e la gente con cui vengono in contatto. La convivenza forzata porta comunque ad un avvicinamento improbabile e qualcosa si muove fra loro. Fino ad un serio episodio che li condurrà, soprattutto lui, ad una decisione prima impensabile.

Come spiega l’autore, “Lui è il simbolo di un passato che non passa e lei è la generazione di Greta Tumberg, una nuova generazione di europei che dovrà costruire un mondo nuovo del quale si intravvedono i connotati ma nessuno sa davvero cosa possa essere.” Ed è precisamente questa l’atmosfera in cui si muovono i due che paiono tanto distanti. La trama si svolge durante la pandemia da Covid e le persone girano con le mascherine e quel periodo ci ha dimostrato in maniera più evidenziata come le persone anziane fanno cose che agli adulti sfuggono, ma che i bambini, che non hanno uno sguardo ideologico, intuiscono. È una forma di comunicazione basata su bisogni e che genera un amore puro. Per i nonni è un bisogno di vita, per i bambini di futuro. Da qui nasce questa storia, attraverso un sentimento e un conflitto tra un nonno e una bambina che si fanno le stesse domande: chi sono, dove sono e che cosa ne sarà̀ di me? Orlando lo dice chiaramente ad un certo punto, e cioè quando sta provando il timore di restare prigioniero di Bruxelles e della nipote: “Non voglio morire a 3000 km da casa!”. Come dargli torto? L’arditezza di Vicari è stata infatti quella di far viaggiare per la prima volta un uomo di 75 anni e riaprire la sua vita, e ha tolto la generazione di mezzo e tutto quello che si frapponeva tra Orlando e Lyse, i cui destini si incontrano e devono misurarsi tra loro.


La meritevole operazione, che secondo me non è facile e a cui si deve molto rispetto, è stata quella non solo di mettere a confronto, appunto, due generazioni non attigue, ma anche di due Paesi e mentalità molto differenti, e se da un lato Lyse non mostra mai di non voler perdere l’unico parente che le è rimasto, dall’altro non vuole perdere la civiltà moderna e la vita che conduce. È comprensibile che non abbia intenzione di cambiare il suo futuro con ciò che le pare un passo indietro e le tolga le possibilità sperate. Se spessissimo il nostro italico cinema ci parla di storie di persone che si incontrano con difficoltà, in questo caso lo sguardo si allarga in un panorama ben più ampio. Oltre al fatto che quando si incontrano, queste due entità fanno venire fuori la contraddizione di fondo della nostra società, in cui la parola amore è diventata quasi una bestemmia, mentre tra loro una scintilla ci sarà.

Film malinconico ma non triste, una storia non facile ma non disperata, dove in fondo al tunnel la luce ci può essere: basterà accenderla, basterà che ognuno rinunci a qualcosa. Ma se non fossero stati bravi i due principali attori, il progetto avrebbe potuto fallire miseramente. Ed invece ecco il miracolo, il piccolo miracolo, piccolo come il film, ma bello come un miracolo. Michele Placido (chiamato Orlando come il nonno di Vicari, a cui lui avrà tanto pensato) ci offre una preziosa interpretazione, burbera e contadina che gli avrà ricordato la sua infanzia di provincia pugliese e si potrebbe perfino ipotizzare che è una delle sue migliori performance, perlomeno degli ultimi anni. Il suo sguardo scontroso esprime tutto il disagio che prova in quella città che non avrebbe mai voluto conoscere.

Fabrizio Rongione conosce bene il suo mestiere ed è sempre affidabile, ma chi stupisce è come sempre la gioventù: Angelica Kazankova è bravissima e sa fornire la prestazione necessaria per portare alla riuscita del film.
Mi ero avvicinato con prudenza e perplessità ma mi sono ricreduto ed ho apprezzato la mano gentile e lo sguardo consapevole di Daniele Vicari.
Riconoscimenti
Nastri d’Argento 2023
Nastro speciale dell’anno a Michele Placido
Candidatura al miglior soggetto
Candidatura alla migliore colonna sonora









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