La spia - A Most Wanted Man (2014)
- michemar

- 2 mar 2019
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 24 ott 2023

La spia - A Most Wanted Man
(A Most Wanted Man) UK/USA/Germania 2014 spionaggio 2h2'
Regia: Anton Corbijn
Soggetto: John le Carré (Yssa il buono)
Sceneggiatura: Andrew Bovell
Fotografia: Benoît Delhomme
Montaggio: Claire Simpson
Musiche: Herbert Grönemeyer
Scenografia: Sebastian T. Krawinkel
Costumi: Nicole Fischnaller
Philip Seymour Hoffman: Günther Bachmann
Rachel McAdams: Annabel Richter
Willem Dafoe: Tommy Brue
Robin Wright: Martha Sullivan
Grigoriy Dobrygin: Issa Karpov
Daniel Brühl: Max
Nina Hoss: Erna Frey
Homayoun Ershadi: dott. Faisal Abdullah
Mehdi Dehbi: Jamal Abdullah
TRAMA: Dopo essere stato torturato quasi a morte, Issa, immigrato clandestino metà ceceno e metà russo, arriva in Germania per rintracciare il ricco banchiere Tommy Brue e dare una svolta al destino sfortunato ereditato dal padre. Pur non conoscendo Brue, Issa è in possesso di una parola d'ordine di cui il banchiere conosce il significato. Giunto ad Amburgo, conosce Mulik, un giovane musulmano di seconda generazione che vive sulla propria pelle i pregiudizi post attacco alle Torri Gemelle e che lo accoglie in casa. Dopo essersi rivolto all'avvocatessa Annabel Richter per contattare Brue, Issa finisce però nel mirino dei servizi segreti tedeschi, sospettato di terrorismo, e di quelli americani.
Voto 7,5

Da un ottimo romanzo di spionaggio dell'inimitabile John Le Carré, 'Yssa il buono', ecco un'appassionante trama per un thriller politico ambientato ad Amburgo, luogo dove avevano base tre degli attentatori del maledetto 11 settembre. Trama solo poco complessa e tessuta in maniera classica, che vede al centro un funzionario dello spionaggio recitato in maniera come sempre straordinaria dal compianto Philip Seymour Hoffman, con tutta la sua forma trasandata e stropicciata, come solo lui sapeva fare.

Ha un abbraccio largo e lungo, essendo un film che racconta di storie che nascono dalla oppressione russa in Cecenia, dove nascono terroristi sferzati dalle angherie subite in quegli anni. Ma ad Amburgo è presente anche la CIA e vuole contare nella vicenda.

La regia di Anton Corbijn è sobria e pulita mentre il cast è di tutto rispetto ma la sequenza finale, dove lo sconsolato e disilluso personaggio di P.S.H. ci lascia un ricordo indelebile della sua recitazione, pare la fotografia del suo vicino addio, quell'andare via sbattendo la portiera dell'auto. Infatti viene generalmente ricordato come il suo ultimo film (ma erroneamente, in quanto in seguito ci sono altri due film della sua carriera interrotta tragicamente).

Una riuscita e raffinata riflessione sulle apparenze, la legittimità del dubbio, i confini della manipolazione.






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