La tragedia di un uomo ridicolo (1981)
- michemar

- 5 mar 2022
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 6 dic

La tragedia di un uomo ridicolo
Italia 1981 dramma 1h56’
Regia: Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura: Bernardo Bertolucci
Fotografia: Carlo Di Palma
Montaggio: Gabriella Cristiani
Musiche: Ennio Morricone
Scenografia: Gianni Silvestri
Costumi: Lina Nerli Taviani
Ugo Tognazzi: Primo Spaggiari
Anouk Aimée: Barbara
Laura Morante: Laura
Victor Cavallo: Adelfo
Ricky Tognazzi: Giovanni
Vittorio Caprioli: maresciallo Angrisani
Renato Salvatori: colonnello Macchi
Olimpia Carlisi: Romola
Cosimo Cinieri: magistrato
TRAMA: Un industriale caseario, fiero del suo successo, subisce un tracollo psicologico quando gli viene rapito il figlio a scopo di estorsione. È infatti combattuto tra l'affetto per il giovane e l'attaccamento al benessere accumulato in una vita di duro lavoro. Poi il figlio, creduto ucciso, torna fuori all'improvviso in circostanze strane.
Voto 7

Che Bernardo Bertolucci non fosse mai stato tenero con le vicende della Storia italiana lo sappiamo bene e questo film, tenuto un po’ in disparte nella memoria collettiva degli appassionati di cinema, forse perché opera sarcasticamente intelligente e impietosa, lo dimostra appieno, con un soggetto da lui stesso scritto, che è la amarissima fotografia della nostra Italietta a cavallo degli anni ’70 e ’80. L’industria galoppava, gli industriali anche, la criminalità si adeguava alle nuove ricchezze e non c’era altro modo di far presto soldi come con i rapimenti. Rischiosi sì, ma che se andavano a buon fine – raramente, in verità – i ricchi pagavano e il malloppo era buono. Ma questa non è una storia di delinquenza comune né del terrorismo montante, è la polaroid di un Paese falso e borghese.

Il figlio del proprietario del caseificio GiovanniSpaggiari viene rapito. L’uomo raccoglie i soldi del riscatto, ma si convince che il ragazzo sia morto. Ma, cinicamente, come sfruttare l’occasione per fare soldi in più? Primo Spaggiari, industriale parmense del parmigiano, si organizza e guarda dall’alto della terrazza della sua azienda, con il cappello da marinaio come un capitano di una nave spiaggiata nella pianura padana, mentre il mare bianco del latte viene ricevuto. Si è convinto che resterà inutile pagare e allora scrive da sé la lettera della richiesta del riscatto. La moglie dell’industriale legge le istruzioni per la consegna del danaro: “Occultare il sacco... Ma che linguaggio è?!” e lui: “È un linguaggio tecnico” risponde stizzito perché punto sul vivo avendola scritta lui. Il suo piano è recuperare i soldi e investirli nell’azienda e non gli va giù che si critichi la sua prosa.

È un’opera buffa, amaramente grottesca e comica se non fosse in realtà tragica, dove si muovono figure immancabili tipo la fidanzata proletaria e un operaio prete, come cominciava ad andare di moda. E se lui, Primo (il nome di battesimo è già un programma) è un uomo ridicolo, gli altri sono ancora peggio. Una storia tutta italiana in cui bisogna barcamenarsi, anche se si tratta di una vicenda difficile e familiare, con il capostipite che deve salvare la situazione, la moglie che ha altre distrazioni, il mondo industriale che pensa solo al profitto.

A far diventare questo film un piccolo capolavoro ci pensa la mano di Bernardo Bertolucci, con una macchina da presa che registra la realtà di allora, ci pensa la fotografia di Carlo Di Palma, ci pensa la musica di Ennio Morricone. Ma niente sarebbe successo senza la presenza del più amaro comico che l’Italia abbia mai avuto: Ugo Tognazzi. Un ruolo che solo lui poteva incarnare, quello di un poveretto che si crede importante, un miserabile che vuole farsi grosso, che vuole farsi conte e che mentre va in scena il rapimento di suo figlio si strugge per il suo caseificio. Nella sua inimitabile comicità c’era sempre la tragedia e tra i mitici quattro colonnelli del nostro cinema era il più feroce, quello che toglieva ogni senso rassicurante della risata: era una caricatura spietata della borghesia piccola piccola che voleva farsi grande. Proprio per questo era l’attore più importante per Risi o Ferreri.


Il film è ingiustamente dimenticato e dovrebbe essere rivalutato, rivisto, discusso, anche perché è difficile ritrovare un Ugo Tognazzi di questo livello, giustamente premiato come migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes del 1981.
È una commedia, è un thriller, è un dramma? È una tragedia!
Riconoscimenti
Festival di Cannes 1981
Migliore interpretazione maschile Ugo Tognazzi
Nastro d’Argento 1982
Miglior attore protagonista Ugo Tognazzi






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