La vendetta di un uomo tranquillo (2016)
- michemar

- 30 ott 2019
- Tempo di lettura: 3 min

La vendetta di un uomo tranquillo
(Tarde para la ira) Spagna 2016 noir 1h32’
Regia: Raúl Arévalo
Sceneggiatura: Raúl Arévalo, David Pulido
Fotografia: Arnau Valls Colomer
Montaggio: Ángel Hernández Zoido
Musiche: Vanessa Garde, Lucio Godoy
Scenografia: Antón Laguna
Costumi: Cristina Rodríguez, Alberto Valcárcel
Antonio de la Torre: José
Luis Callejo: Curro
Ruth Díaz: Ana
Alicia Rubio: Carmen
Font García: Julio
Pilar Gómez: Pili
Raúl Jiménez: Juanjo
Chani Martín: Marcelo
Inma Sancho: Charo
Manolo Solo: Triana
Ramiro Alonso: Mariano
TRAMA: Curro entra in carcere per aver partecipato a una rapina in una gioielleria. Otto anni dopo, torna libero con il desiderio di iniziare una nuova vita con la sua famiglia ma va incontro a una situazione inaspettata e a José, uno sconosciuto con il quale intraprenderà un viaggio strano all'insegna dei fantasmi del passato prima di scivolare nell'abisso della vendetta.
Voto 7

Rieccoci con il noir iberico, genere in continua crescita e con tanta voglia di stupire lo spettatore.Questa volta ci prova anche un attore, Raúl Arévalo (noto anche in Italia per diversi buoni film ma soprattutto per il notevole La isla minima), a mettersi dietro la camera da presa e raccontarci una strana storia a cavallo tra un road-movie e un revenge-movie. Per intenderci meglio una storia di vendetta che si sviluppa lentamente e attraverso un lungo cammino, soprattutto mentale. Infatti quest’uomo, un protagonista apparentemente calmo e silenzioso, di natura è un essere tranquillo (di cui il titolo italiano) in cui però matura una vendetta atroce che parte da lontano e si scatena fino alla truculenza (di cui il titolo originale). Ma come si suol dire, mai fidarsi di un uomo tranquillo che viene tanto stuzzicato fino a scatenare l’ira che nessuno riuscirà a calmare.

Ad accentuare l’atmosfera che va maturando, il regista usa sapientemente una camera a mano così traballante e caracollante che pare esaltare le onde cerebrali che sussultano nella testa del protagonista, a cui aggiunge una fotografia sgranata che dal suo canto sembra la visione annebbiata dall’ira che spinge l’uomo a chiudere la faccenda come ha deciso, man mano che va avanti nei suoi propositi. Due i protagonisti, uno è Curro, che esce di prigione e torna a vivere con la compagna. José, invece, è un uomo solitario e riservato che sembra non adattarsi mai a nessun luogo:i due uomini si imbarcheranno insieme in uno strano e frenetico viaggio di tre giorni, che li porterà a vivere fianco a fianco, a capirsi e ad affondare nell'abisso della vendetta.

Come prima prova da regista Raúl Arévalo non dispiace affatto e neanche alla critica nazionale, che lo ha premiato con diversi “Goya” e tanti altri premi nel mondo latino-americano. Egli sceglie quindi una storia nera, scandita dal ritmo dei capitoli, innestando il genere in un solido impianto realistico, esaltato dalla sporcizia del registro visivo di cui sopra. Dedica molta attenzione alla descrizione degli ambienti (vedi i sobborghi, i gruppi sociali che si formano) e allo studio dei caratteri delle figure che si muovono in quei posti. Infatti, se la prima parte serve ad inquadrare i personaggi e i loro caratteri, l’antefatto e l’uscita di prigione, giusto per capire cosa vedremo in seguito, ma quando ancora non tutto è chiaro per lo spettatore, la seconda chiude il cerchio e sviluppa atrocemente la voglia di vendetta che spinge l’uomo a realizzarla fino in fondo, in alcuni tratti perfino con truculenza inaspettata.

Dice l'attore neo regista: "Anche se la mia carriera si è concentrata fino a questo momento sulla recitazione, ho sempre sognato di dirigere un film. Negli anni, ogni film a cui ho preso parte è stato come una lezione di regia. Con questo film esaudisco finalmente il mio desiderio. Si tratta di un thriller drammatico che proviene direttamente dalle viscere: l'odio, l'amarezza, la rabbia manifesta e quella repressa, sono temi che mi hanno da sempre interessato e che ho voluto rappresentare con la maggior dose di realismo possibile."

Buon film e buon esordio per Raúl Arévalo, anzi mi vien da dire che riesce a dare un’impronta autoriale al film, con scelte ben precise e con idee chiare. Il che non è poco per un esordio. D’altro canto, è ottima anche la prova di attore del ben conosciuto Antonio de la Torre che sembra, come un novello Clint, un pistolero senza nome in cerca di regolamento di conti vecchi, mai dimenticati. E non è tutto: non manca il colpo di coda di un finale studiato e inatteso.






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