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Le idi di marzo (2011)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 11 ago 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 2 giu 2023


Le idi di marzo

(The Ides of March) USA 2011 dramma 1h51'

Regia: George Clooney

Soggetto: Beau Willimon (Farragut North)

Sceneggiatura: George Clooney, Grant Heslov, Beau Willimon

Fotografia: Phedon Papamichael

Montaggio: Stephen Mirrione

Musiche: Alexandre Desplat

Scenografia: Sharon Seymour

Costumi: Louise Frogley

Ryan Gosling: Stephen Meyers

George Clooney: governatore Mike Morris

Philip Seymour Hoffman: Paul Zara

Paul Giamatti: Tom Duffy

Evan Rachel Wood: Molly Stearns

Marisa Tomei: Ida Horowicz

Jeffrey Wright: senatore Thompson

Max Minghella: Ben Harpen

Jennifer Ehle: Cindy Morris

Gregory Itzin: Jack Stearns

TRAMA: Stephen Myers è un giovane e talentuosissimo guru della comunicazione che lavora come vice addetto stampa per il governatore Mike Morris, in lotta per le primarie del Partito Democratico che lo potrebbero lanciare alla Presidenza degli Stati Uniti. Idealista al punto giusto, ma anche pragmatico e col pelo sullo stomaco, Stephen è corteggiato dalla concorrenza, ne viene tentato ma tiene fede ai suoi principi e alla fiducia che ha nel suo candidato. Ciò nonostante, con precipitare di eventi, si ritroverà involontario protagonista di un intrigo di potere che metterà in luce gli inganni e la corruzione che lo circondano.


Voto 8

Farragut North è la commedia con cui ha debuttato nel 2008 nel teatro Off-Broadway il drammaturgo Beau Willimon, liberamente basata sulla campagna elettorale delle primarie del partito democratico del 2004 dell'ex governatore Howard Deanper per correre nelle elezioni per le presidenziali degli Stati Uniti. La sceneggiatura originale vinse il “Dayton Playhouse Future Fest” del 2005 (un festival di nuove opere teatrali), dove è stato presentato per la prima volta, con recensioni entusiastiche della critica e con una risposta calorosa da parte del pubblico. Prende il nome da una stazione della metropolitana di Washington. Il contenuto dell’opera è un classico racconto di arroganza ambientato in un paesaggio politico contemporaneo e tratta della brama di potere e sui costi che si vogliono sopportare per raggiungerlo. Da qui il passo di George Clooney verso una solida sceneggiatura per un film anch’esso di stampo classico, in cui lui, il protagonista Mike Morris, è a un passo dalla Casa Bianca: deve solo convincere un potente senatore a stare dalla sua parte, e si sa, purtroppo, come in politica e non solo, ogni uomo ha un prezzo. Non la pensa così il giovane genio della comunicazione Stephen Meyers (un eccellente Ryan Gosling, appena reduce dai successi di Drive e Blue Valentine, in una prova davvero matura), il migliore degli allievi di Paul Zara (l’incomparabile Philip Seymour Hoffmann), responsabile della campagna elettorale. Lui è giovane, e quindi ancora puro, idealista, finché la sua relazione con una stagista, (la bravissima Evan Rachel Wood) rovina i piani e la sua amica/nemica giornalista senza scrupoli non gli mostra come è fatto il mondo.

È il cinema secondo George Clooney: raccontare l'America di oggi attraverso il cinema di stampo classico, con una chiarissima ispirazione a certi titoli liberal degli anni Settanta, i cui maestri come Pollack e Lumet hanno tanto insegnato. Ciò che fa veramente impressione è che Clooney, notoriamente di tendenza progressista, fa una contestazione forte nel campo dei sotterfugi politici come se fosse un qualunquista di bassa lega, ma invece la sua accusa è forte e chiara, mediante un thriller-denuncia. Si tratta in realtà di un film sulla fedeltà nei giochi di ruolo tra i personaggi politici e su come si può arrivare alla fine dei giochi con l'inganno. La politica qui è meno rappresentata come politica vera e propria ma più sulla manipolazione dell'immagine dell'uomo politico per arrivare allo scopo della vittoria nella campagna elettorale. Può sembrare evidentemente una visione cinica del processo, ma che sicuramente non è lontano dalla verità.



La matrice teatrale del testo non irrigidisce la messa in scena e garantisce una solidità di scrittura davvero notevole, che il regista supporta con uno stile lineare e soprattutto con una serie d’interpretazioni di altissimo livello. Al trio di maschi che recita da par suo (Clooney, Hoffman, Gosling) si affianca un duo femminile di tutto rispetto: la sempre brava Marisa Tomei e la giovane e bella Evan Rachel Wood. Inoltre Paul Giamatti è come sempre inappuntabile. L’opera ha un sapore shakespeariano, fortemente richiamato dal titolo scelto e i personaggi sembrano davvero usciti da un dramma del bardo, tutti preoccupati dal richiamo dell’immagine, al cui asservimento sembra piegarsi una intera campagna elettorale. Si parla sempre di trasparenza, lo notiamo nella nostra casalinga attualità, ma invece ciò che risalta sempre è l’incongruenza tra il privato e il pubblico, la convenienza e l’opportunismo che fanno a cazzotti con la lealtà politica.

Riconoscimenti

Premi Oscar 2012

Candidatura migliore sceneggiatura non originale

Golden Globe 2012

Candidatura miglior film drammatico

Candidatura miglior regia a George Clooney

Candidatura miglior attore in un film drammatico a Ryan Gosling

Candidatura migliore sceneggiatura


 
 
 

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