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Lee Miller (2023)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 20 apr
  • Tempo di lettura: 6 min

Lee Miller

Lee

UK USA Ungheria Australia Singapore 2023 dramma biografico 1h57’

 

Regia: Ellen Kuras

Soggetto: Antony Penrose (Le molte vite di Lee Miller)

Sceneggiatura: Liz Hannah, John Collee, Marion Hume

Fotografia: Paweł Edelman

Montaggio: Mikkel E. G. Nielsen

Musiche: Alexandre Desplat

Scenografia: Gemma Jackson

Costumi: Michael O’Connor

 

Kate Winslet: Lee Miller

Josh O’Connor: Antony Penrose

Alexander Skarsgård: Roland Penrose

Andrea Riseborough: Audrey Withers

Andy Samberg: David Scherman

Marion Cotillard: Solange d’Ayen

Noémie Merlant: Nusch Éluard

Arinzé Kene: maggiore Jonesy

Vincent Colombe: Paul Éluard

Patrick Mille: Jean D’Ayen

Samuel Barnett: Cecil Beaton

Zita Hanrot: Ady Fidelin

James Murray: colonnello Spencer

Seán Duggan: Man Ray

 

TRAMA: La vita della fotografa Elizabeth “Lee” Miller, una modella che divenne un’acclamata corrispondente di guerra per la rivista Vogue durante la Seconda Guerra Mondiale.

 

VOTO 6,5

 

 

Ci sono personaggi dell’arte di cui forse non si è parlato a sufficienza, almeno in Italia: è il caso di questa formidabile figura, una donna forte ed autentica, Lee Miller, passata alla storia come fotografa e quindi corrispondente di guerra (caso rarissimo a quei tempi) durante il Secondo Conflitto Mondiale. Elizabeth Miller, sposata Penrose, detta Lee, fu inizialmente una modella in America, poi, trasferitasi nell’ambiente dei surrealisti a Parigi diventò una fotografa affermata di moda e di arte. La sua relazione con Man Ray prima, e con Roland Penrose dopo (che la sposò), le favorirono l'accesso ai circoli artistici e letterari del XX secolo. Nel corso di una carriera di oltre tre decenni entrò in contatto con personalità di ogni tipo. Con determinazione, Kate Winslet ne ha voluto ripercorrere la vita anche superando problemi di produzione e finanziari, innanzitutto occupandosi della prima e provvedendo di tasca propria per i secondi quando si sono verificati intoppi con i finanziamenti.

 

 

La scelta narrativa – non molto originale ma  interessante – è stata concordata dall’attrice con la regista esordiente Ellen Kuras, già direttrice della fotografia in Se mi lasci ti cancello, con cui ha collaborato sia partecipando al casting (motivo per cui in ruoli minori si trovano dive francesi come Marion Cotillard e Noémie Merlant), sia intervenendo su script e angolazioni della macchina: in qualche modo, anche il suo è una sorta di esordio (che come sappiamo è avvenuto per davvero due anni dopo con Goodbye June. La scelta è stata quella di costruire il film su una intervista che la protagonista (qui una Kate Winslet invecchiata e sempre con un bicchiere di gin in mano e la sigaretta in bocca, ne fumerà mille in tutto il film) concede con poca voglia ad un giovanotto (Josh O’Connor) la cui identità reale si scoprirà solo alla fine. E non solo ciò, perché il mesto finale svelerà anche in cosa è consistita realmente l’intervista. Tramite questo lungo colloquio, la donna racconta la sua vita con una serie di flashback in perfetto ordine cronologico.

 

 

Il racconto che emerge da questa intervista segue la vita di Lee, ex modella newyorkese che negli anni ’30 si reinventa come fotografa e artista nella vivace scena bohemien europea. Trasferitasi a Parigi, entra in contatto con il mondo surrealista e con figure artistiche centrali dell’epoca, trovando nella fotografia il mezzo per definire una nuova identità lontana dai riflettori della moda. Quando si sposta a Londra, la sua carriera prende una direzione inattesa: allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, ottiene un incarico presso la rivista Vogue, iniziando a documentare la vita quotidiana durante il Blitz, il pesante bombardamento su Londra da parte degli aerei nazisti. Il suo sguardo unisce rigore giornalistico e sensibilità artistica, ma le restrizioni imposte alle donne la tengono lontana dal fronte. Sentendosi limitata nella sua attività solo per motivi di genere, diventa ancor più una forte femminista.

 

 

L’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto le apre però nuove possibilità: Lee diventa corrispondente di guerra proprio perché americana, viaggia con le truppe alleate e segue da vicino gli eventi che segnano la liberazione dell’Europa. Attraverso il suo obiettivo racconta città devastate, popolazioni in fuga, la resistenza civile e il peso morale della guerra sulle persone comuni. L’apice della drammaticità arriva ovviamente allorquando ha modo di constatare in prima persona e fotografare la tragedia dell’Olocausto nei campi liberati o nei treni merci con migliaia di cadaveri.

 

 

Il film alterna il presente e il passato, costruendo un ritratto complesso di una donna che ha sfidato convenzioni sociali e limiti professionali per testimoniare la verità del suo tempo. La narrazione esplora il rapporto tra Lee e i suoi colleghi, le amicizie nate in condizioni estreme, e il modo in cui la fotografia diventa per lei un atto di responsabilità e di sopravvivenza emotiva. Senza rivelare gli eventi più drammatici, il film mostra come la sua esperienza al fronte abbia segnato profondamente la sua vita personale e professionale, lasciando un’eredità visiva che ancora oggi definisce il modo in cui guardiamo la guerra. Fortemente determinata a documentare la verità, volse il suo obiettivo verso la sofferenza e iniziò lentamente a rivelare l’orribile perdita di vite umane dovuta ai diabolici crimini di Hitler contro le vittime innocenti del suo regime. Svolse questo pericoloso lavoro producendo una serie indelebile di immagini che ancora oggi continuano a plasmare il nostro modo di vedere questi eventi. Un’immensa ed incredibile raccolta che oggi è disponibile per merito del lavoro svolto dal figlio e dalla moglie: l’archivio di Lee Miller, che consiste in più di 60.000 negativi e stampe, la maggior parte inediti.

 

 

Kate Winslet fa mostra della sua eccelsa bravura impegnandosi in un’intensa interpretazione che le fa onore sia dal punto di vista morale che artistico, mostrando ancora una volta la prova della sua piena maturità d’attrice: autentica, fisica, emotivamente rigorosa, capace di dare profondità a un personaggio complesso e di sostenere un film che, senza di lei, sarebbe apparso più convenzionale. Le candidature ai principali premi confermano la percezione di una performance di grande valore, riconosciuta anche se il film divide la critica nel giudizio complessivo. La mia personale percezione è che succede che la figura della formidabile fotografa è più grande del film stesso, che è sufficientemente fatto bene ma dimostra la poca esperienza della regista e del contributo che avrà potuto dare l’attrice, neanche molto apprezzata con il suo film d’esordio Goodbye June (che a me è però piaciuto). La Winslet, come ha dimostrato in altre occasioni e come ha già dichiarato in diverse occasioni, non è una donna che nasconde l’età e il corpo che ne consegue, per cui non ha esitato a mostrarsi nuda per quella che è, anche per dare una piena ed esaustiva raffigurazione del personaggio: una donna volitiva, caparbia, coraggiosa nella vita artistica e sprezzante del pericolo affrontando le zone di guerra e disobbedendo agli ordini dei militari. Che personaggio e che attrice, perbacco! L’unico appunto da fare è che appare troppo matura per essere la giovane donna vivace e disinibita durante i primi anni a Parigi.

 

 

In un cast di eccellenti nomi internazionali (Alexander Skarsgård, Andrea Riseborough, Marion Cotillard, Noémie Merlant) chi ho apprezzato tantissimo è Josh O’Connor: con il suo ben noto modo di recitare, offre una prova misurata e sensibile, perfettamente allineata al ruolo di ascolto che il film gli affida. Pur avendo questo compito, diventa l’elemento che dà forma alla narrazione, accompagnando lo spettatore dentro la memoria di Lee Miller senza mai rubare la scena. Garbato, preciso, emotivamente discreto, un interprete che sostiene la protagonista e contribuisce alla coesione del racconto. Una presenza piccola ma essenziale. È uno straordinario attore e lo dimostra ogni volta. Segno che il casting della mia amata Kate Winslet è stato un buon lavoro.

 

 

L’idea del film nasce quando la direttrice della fotografia Ellen Kuras, in una libreria di New York, scopre un volume dedicato a Lee Miller e nota una forte somiglianza con Kate Winslet: invia il libro all’attrice che anni dopo decide di sviluppare un progetto cinematografico sulla fotografa e chiede proprio all’altra di dirigerlo. Winslet, molto coinvolta, che scrive personalmente a Cotillard per convincerla a interpretare un ruolo, racconta inoltre di aver incontrato resistenze e condiscendenza da parte di dirigenti maschi durante la ricerca dei finanziamenti, un ostacolo che ha contribuito a rendere la gestazione del film particolarmente lunga e complessa. Ma la nostra Kate è volitiva come Lee!

 

 

Riconoscimenti (tra 3 premi e 17 candidature)

Golden Globe 2025

Candidatura miglior attrice in un film drammatico a Kate Winslet

BAFTA 2025

Candidatura miglior film britannico

 


 
 
 

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