Mary Reilly (1996)


Mary Reilly
UK USA 1996 dramma/horror 1h48’
Regia: Stephen Frears
Soggetto: Valerie Martin (La governante del dottor Jekyll)
Sceneggiatura: Christopher Hampton
Fotografia : Philippe Rousselot
Montaggio: Lesley Walker
Musiche: George Fenton
Scenografia: Stuart Craig
Costumi: Consolata Boyle
Julia Roberts: Mary Reilly
John Malkovich: Dr. Henry Jekyll / Mr. Edward Hyde
Glenn Close: Mrs. Farraday
George Cole: Poole
Michael Gambon: Mr. Reilly
Kathy Staff: Mrs. Kent
Michael Sheen: Bradshaw
Bronagh Gallagher: Annie
Henry Goodman: Haffinger
Ciarán Hinds: Sir Danvers Carew
Tim Barlow: vicario
TRAMA: La storia di Jekyll e Hyde raccontata dal punto di vista della cameriera Mary Reilly che si innamora di due uomini molto diversi ignorando che sono la stessa persona.
VOTO 6,5

Stephen Frears compie una scelta narrativa radicale: sposta la luce dal mito di Jekyll e Hyde alla figura silenziosa che ne osserva le ombre. Il romanzo di Stevenson, qui però basato su quello di Valerie Martin, solitamente dominato dal conflitto tra scienza e mostruosità, viene ora filtrato attraverso gli occhi di una cameriera che non dovrebbe vedere nulla e invece vede tutto. È un rovesciamento di prospettiva che trasforma la leggenda in un dramma intimo, domestico, fatto di corridoi, sussurri e porte socchiuse. Il male non è più un’entità spettacolare, ma un’inquietudine che cresce nella quotidianità. Tant’è vero che è più un dramma che un horror. Il regista aderisce alla tradizione dei racconti “laterali”, dove la storia nota si ricompone attraverso chi ne è stato ai margini. Così il mito si incrina, la verità si sfuma, e ciò che conoscevamo diventa improvvisamente estraneo. Mary non interpreta la vicenda: la subisce, la teme, la custodisce. E proprio da questa posizione nasce la sua forza narrativa.

Nella Londra di fine Ottocento, Mary Reilly (Julia Roberts) lavora come cameriera nella casa del solitario Dr. Henry Jekyll (John Malkovich), uomo che ammira e teme allo stesso tempo. Segnata da un passato di violenze familiari, Mary trova nel dottore una figura di ascolto e protezione, mentre lui sembra nutrire per lei una fiducia insolita. L’equilibrio si incrina quando Jekyll introduce un nuovo assistente, Edward Hyde, personaggio inquietante che nessuno della servitù riesce mai a vedere. Mary, incaricata di recapitare lettere e denaro al bordello della signora Farraday, scopre tracce di un massacro che sembra coinvolgere Hyde. Quando finalmente lo incontra, l’uomo la sconvolge con la sua brutalità e con la conoscenza della sua infanzia. Mary cerca risposte da Jekyll, ma il dottore minimizza e le chiede di essere indulgente. Da quel momento, la giovane è costretta a frequentare Hyde, sviluppando un misto di paura e attrazione che la trascina sempre più nel mistero.

La situazione precipita quando Hyde uccide la signora Farraday (Glenn Close) e Mary, tornata dal funerale della madre, viene coinvolta nelle indagini di Scotland Yard. Jekyll, nervoso e sfuggente, la rimprovera per aver mentito alla polizia e le confessa di aver protetto Hyde dopo altri delitti. Mary non comprende il legame tra i due, finché una mattina trova Hyde nella stanza del dottore: è lui a rivelarle la verità, spiegando che Jekyll e Hyde sono la stessa persona, frutto di un esperimento nato per curare una malattia. L’alter ego malvagio ha però preso il sopravvento, e l’antidoto non può più essere riprodotto. Mary decide di lasciare la casa, ma prima va a salutare Jekyll: trova invece Hyde, che tenta di ucciderla ma si ferma per i sentimenti che prova. L’ultima dose di antidoto è però avvelenata…

All’uscita in sala, il film ottenne un riscontro di pubblico molto debole e un’accoglienza critica mista, spesso ricordato come un flop commerciale ma rivalutato parzialmente nel tempo per la sua atmosfera gotica e cupa. Ma val la pena tenere presente quanto sia lodevole per la raffinatezza psicologica e per lo studio più approfondito del carattere dei personaggi, specialmente se messo a confronto con le tante altre trasposizioni televisive o cinematografiche più recenti o fracassone. Indubbiamente, il romanzo originario è un testo che affascina ed è anche comprensibile, proprio per questo, che può attirare l’attenzione di un autore per poterne trarre una visuale differente.

Purtroppo, anche essendo non il miglior cinema di Stephen Frears, l’operazione non è riuscita fino in fondo e la critica lo ha giudicato, a mio parere, troppo severamente, mettendo anche a repentaglio la carriera della bravissima Julia Roberts. Infatti, viene ricordato soprattutto come uno dei più grandi fiaschi degli anni Novanta, nonostante un cast prestigioso e un regista di alto profilo. La produzione fu segnata da continui rimaneggiamenti del copione, tre finali alternativi e sette slittamenti dell’uscita, che ne compromisero coerenza e ritmo.

La critica lo vide come un film visivamente curato ma irrimediabilmente noioso, incapace di dare vita al rapporto tra Jekyll e la sua cameriera. Anche le tensioni sul set tra Julia Roberts e John Malkovich contribuirono alla percezione di un’opera disfunzionale. Il risultato fu un disastro al botteghino che segnò uno dei momenti più difficili della carriera dell’attrice.
In ogni caso, ottime le interpretazioni di John Malkovich e Julia Roberts.
Ha detto che hai una malattia. Che tipo di malattia?
Potresti definirla una frattura nella mia anima, qualcosa che mi ha lasciato il gusto dell'oblio.






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