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Mediterraneo (1991)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 27 mar 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 20 mag 2025


Mediterraneo

Italia 1991 commedia 1h36'


Regia: Gabriele Salvatores

Sceneggiatura: Enzo Monteleone

Fotografia: Italo Petriccione

Montaggio: Nino Baragli

Musiche: Giancarlo Bigazzi, Marco Falagiani

Scenografia: Thalia Istikopoulou

Costumi: Francesco Panni


Claudio Bigagli: ten. Raffaele Montini

Diego Abatantuono: serg. Nicola Lorusso

Giuseppe Cederna: attend. Antonio Farina

Ugo Conti: add. radio Luciano Colasanti

Gigio Alberti: Eliseo Strazzabosco

Claudio Bisio: Corrado Noventa

Memo Dini: Libero Munaron

Vasco Mirandola: Felice Munaron

Vana Barba: Vassilissa

Antonio Catania: ten. Carmelo La Rosa

Luigi Montini: prete ortodosso

Irene Grazioli: pastorella

Alessandro Vivarelli: Aziz


Trama: Nella primavera del 1941, una pattuglia di soldati italiani riceve l'ordine di presidiare un'isoletta del mare Egeo, al di fuori delle rotte commerciali. Gli otto militari, una composita accozzaglia di uomini appartenenti a diversi corpi e provenienti dalle più diverse regioni italiane, eseguono l'ordine e occupano l'isola apparentemente deserta. Nel giro di pochi mesi la guerra si dimenticherà di loro e loro della guerra.


Voto 7

‎Nel pieno della Seconda Guerra Mondiale una nave italiana lascia una manciata di soldati su una piccola isola nel Mare Egeo: la missione di quegli otto militari è quella di individuare le navi nemiche e di difendere l'isola in caso di attacco. Il villaggio dell'isola sembra abbandonato e non c'è un solo nemico in vista e di conseguenza i soldati, avvertendo l’assenza di pericolo, si rilassano ed iniziano attività molto differenti rispetto alle loro aspettative.

La situazione cambia quando la loro nave viene colpita e distrutta dal nemico e si ritrovano abbandonati, soprattutto dimenticati. In realtà, l'isola non è deserta e quando i greci capiscono che quegli italiani sono innocui, escono dai loro nascondigli in montagna e riprendono la loro tranquillissima vita pacifica. Presto i soldati scoprono che, dopo tutto, essere stati lasciati in un'isola greca lontani dal resto del mondo non è una cosa così negativa. Oltre ai passatempi e le attività che ognuno ha trovato, tra cui far visita frequentemente alla prostituta del luogo la bella Vassilissa, si adeguano al ritmo blando e riposante del posto. Come per esempio giocare a calcio.

Ma mentre i greci che erano stati catturati dai tedeschi tornano a casa e gli italiani - tutti tranne il sensibile aiutante che si innamora e sposa Vassilissa - si preparano a riprendere le loro vite in Italia, il ricordo della permanenza sull’isola comincia a sbiadire: così come nello spettatore tutto ciò che rimane è la memoria di quelle giornate oziose e inutili, abbellite solo dai panorami del mare azzurro e delle case bianche, oltre a un senso di tranquillità che non ritroveranno mai più.

Otto militari, otto caratteri differenti, fino al punto che ogni tanto, data la diversità di vedute e la assoluta inoperosità, spesso scoppiano inutili diverbi. C’è il tenente Montini professore di latino e greco amante della pittura; il sergente Lorusso, di professione veterano rompiscatole; Colasanti marconista innamorato, il padre di famiglia Noventa che pensa sempre ai parenti; Farina che perde la testa per la donna a cui tutti si rivolgono (bisogna pur passare il tempo); Strazzabosco che si preoccupa soprattutto della sua mula; ed infine i montanari Munaron, che, originari delle Alpi venete, non avevano mai visto il mare.

Il film di maggior pregio di Gabriele Salvatores, qui al suo quinto lavoro, è il proseguimento del ciclo della fuga dalla realtà quotidiana: dopo Marrakech Express e Turné (e proseguirà con Puerto Escondido, il più necessario ai fini delle sparizioni), il regista fotografa un manipolo di italiani ben lontani dai valorosi uomini che la guerra richiedeva. È la nenia della malinconia, del dolce far niente, dell’adattamento forzato alla situazione, una sorta di “vediamo poi cosa succede”, un elogio alla cialtronaggine senza cattiveria. È il ritorno, dopo il Ventennio fascista, all’Italietta che fa comoda a tutti.

Sarà necessario l’aereo che atterra durante il momento topico della partitella che li riporterà alla realtà, di cui si sono dimenticati: ma lo sanno come son cambiate le cose in patria?

Riconoscimenti

1992 - Premio Oscar

Miglior film straniero

1991 - David di Donatello

Miglior film

Miglior montaggio

Miglior sonoro

Candidatura come miglior regia

Candidatura come migliore attore protagonista a Diego Abatantuono

Candidatura come migliore attore non protagonista a Giuseppe Cederna

Candidatura come migliore attrice non protagonista a Vana Barba

Candidatura come miglior sceneggiatura

Candidatura come migliore produttore

Candidatura come miglior fotografia

Candidatura come migliore colonna sonora

Candidatura come migliori costumi



 
 
 

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