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Mio cugino Vincenzo (1992)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 8 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

Mio cugino Vincenzo

My Cousin Vinny

USA 1992 commedia 2h

 

Regia: Jonathan Lynn

Sceneggiatura: Dale Launer

Fotografia: Peter Deming

Montaggio: Tony Lombardo, Stephen E. Rivkin

Musiche: Randy Edelman

Scenografia: Victoria Paul

Costumi: Carol Wood

 

Joe Pesci: Vincenzo La Guardia Gambini

Marisa Tomei: Mona Lisa Vito

Ralph Macchio: Billy Gambini

Mitchell Whitfield: Stanley “Stan” Rothenstein

Fred Gwynne: giudice Chamberlain Haller

Bruce McGill: sceriffo Dean Farley

Lane Smith: Jim Trotter III

Austin Pendleton: John Gibbons

Maury Chaykin: Sam Tipton

Paulene Myers: Constance Riley

James Rebhorn: George Wilbur

 

TRAMA: Due giovani newyorkesi vengono accusati di omicidio in Alabama mentre erano di ritorno al college. Uno dei loro cugini, un inetto avvocato non abituato alle regole e alle maniere del sud degli Stati Uniti, entra in azione per difenderli in tribunale.

 

VOTO 7,5

 

 

È uno di quei titoli che sembrano promettere una commedia leggera, quasi da serata senza pensieri. E invece, dietro l’apparenza scanzonata, il film nasconde un piccolo manuale di comicità intelligente, costruito su tempi perfetti, personaggi memorabili e un’idea molto precisa di cosa significhi ribaltare gli stereotipi del genere courtroom, quello dei tribunali, per intenderci  Nelle mie considerazioni provo a raccontare perché questa pellicola, spesso ricordata solo per le sue battute iconiche, merita in realtà un posto più solido nella memoria cinefila e perché mi piace da morire e che rivedo sempre volentieri, divertendomi come la prima volta.

 

 

Succede che due studenti newyorkesi, Bill (Ralph Macchio) e Stan (Mitchell Whitfield), vengono arrestati in Alabama dopo che il commesso di un minimarket viene trovato ucciso poco dopo il loro passaggio. Convinti di essere stati fermati per aver dimenticato di pagare una scatoletta di tonno, i due ragazzi si ritrovano invece accusati di omicidio, anche a causa di una maldestra “confessione” nata da un malinteso. Senza soldi per un avvocato, Bill chiama l’unico legale di famiglia disponibile: suo cugino Vincenzo (Vinny nell’originale) Gambini (Joe Pesci), un avvocato di Brooklyn appena abilitato e senza alcuna esperienza processuale.

 

 

Questi arriva in Alabama con la fidanzata Mona Lisa Vito (Marisa Tomei) e si scontra subito con le rigide formalità del tribunale locale, collezionando figuracce e ammonimenti. Nonostante l’inesperienza, inizia a smontare le testimonianze dell’accusa grazie al suo intuito e, soprattutto, grazie alle competenze meccaniche di Mona Lisa, che si rivelano decisive per dimostrare che l’auto dei ragazzi non può essere quella del vero assassino.

 

 

Da subito mi è sembrata una di quelle commedie che sembrano nate per dimostrare quanto la precisione comica possa essere una scienza esatta. Ogni scena è calibrata come un esperimento ben riuscito: tempi perfetti, battute che scattano come molle e un’energia che non si affievolisce mai. È uno di quei film che, pur avendo più di trent’anni, continua a sembrare fresco come se fosse stato girato ieri pomeriggio durante una pausa pranzo particolarmente ispirata.

 

 

La forza del film sta soprattutto nella sua capacità di trasformare un contesto potenzialmente serioso in un parco giochi comico. L’aula di tribunale diventa un ring dove il buon senso, l’improvvisazione e un certo spirito di sopravvivenza urbana si scontrano con la rigidità delle regole. E il bello è che funziona: invece di scadere nella farsa, il film trova un equilibrio sorprendente tra assurdo e credibile, mantenendo sempre un ritmo vivace.

 

 

Un altro elemento irresistibile è la dinamica tra i personaggi principali, che sprigiona una chimica rara. Le loro interazioni sono un concentrato di sarcasmo, affetto, esasperazione e brillantezza involontaria. È quel tipo di comicità che non ha bisogno di urlare per farsi notare: basta un’espressione, un’inflessione, un dettaglio fuori posto per scatenare la risata. E quando arriva il momento di brillare, lo fanno con una naturalezza che conquista.

 

 

Alla fine, ciò che lo rende così amato dal pubblico è la sua capacità di essere allo stesso tempo intelligente e sgangherato, preciso e spontaneo, realistico ma anche troppo grande per la vita di uno sconosciuto legale. È una commedia che non si limita a intrattenere: ti invita a tifare, a ridere, a goderti ogni minuto come se stessi assistendo a un piccolo miracolo di equilibrio comico. Un film che, ancora oggi, rimane un punto di riferimento per chi ama ridere con stile. Ma soprattutto… la frase che fa scompisciare dal ridere in cui il doppiaggio italiano, quello tipico dell’italo-americano degli immigrati, funziona come non mai: “Cambio albergo!” (che diventa “Cambio abbeggo!”).

 

 

Che potenza Joe Pesci, che potenza comica, che mimica gestuale e facciale! D’altronde è lui il cugino, vuoi mettere? E Marisa Tomei è la degna ragazza in totale grinta e armonia con l’altro, tanto da prendersi i premi. Ma anche gli altri sono degni di nota perché sanno stare al gioco: vedi il giudice di Fred Gwynne, lo sceriffo di Bruce McGill, la comicità innata di Austin Pendleton che interpreta il difensore d’ufficio John Gibbons e tutti gli altri. Uno spasso. E il colpo di scena finale è come un vero thriller!

Film che porto nel cuore per il divertimento. E se non vi divertite con questo, tenetevi Boldi!

 

 

Riconoscimenti (tra 5 premi e 6 candidature)

Oscar 1993

Miglior attrice non protagonista a Marisa Tomei

 


 
 
 

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