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Mission: Impossible 2 (2000)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 21 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Mission: Impossible 2

Mission: Impossible II

USA Germania 2000 azione 2h3’

 

Regia: John Woo

Soggetto: Bruce Geller (serie TV)

Sceneggiatura: Robert Towne

Fotografia: Jeffrey L. Kimball

Montaggio: Christian Wagner, Steven Kemper

Musiche: Hans Zimmer

Scenografia: Tom Sanders

Costumi: Lizzy Gardiner, Timothy Everest

 

Tom Cruise: Ethan Hunt

Dougray Scott: Sean Ambrose

Thandie Newton: Nyah Nordoff-Hall

Richard Roxburgh: Hugh Stamp

John Polson: Billy Baird

Brendan Gleeson: John C. McCloy

Rade Šerbedžija: dr. Vladimir Nekhorvich

Ving Rhames: Luther Stickell

 

TRAMA: L’agente Ethan Hunt è pronto a scendere in campo una seconda volta. Al fianco del genio dell’informatica Luther Stickell e di un’affascinante ladra, la sua missione è quella di fermare il diffondersi di un micidiale virus informatico che minaccia di mettere in ginocchio il mondo.

 

VOTO 6

 

 

Quattro anni prima Brian De Palma aveva diretto Mission: Impossible che fu un enorme successo di botteghino. Tom Cruise era stato ricompensato da un cachet notevole e il progetto si prospettava con un futuro radioso, tanto che l’attore protagonista scelse per questo secondo episodio un ingaggio molto inferiore ma con una clausola che prevedeva una percentuale sugli incassi: ci credette seriamente. Lo dimostra che, avendo già coprodotto il primo film, si riprese il medesimo compito e senza più lasciarlo nel prosieguo della saga, vieppiù convinto dell’affare non solo artistico ma anche produttivo.

 

 

A dirigerlo è chiamato uno specialista orientale dei film d’azione, il cinese John Woo che a Hollywood aveva realizzato tre anni prima Face/Off, dimostrando come il genere fosse saldamente nelle sue mani. Stavolta, il suo Ethan Hunt deve recuperare un letale virus informatico, rubato da un suo ex-collega, che rischia di mettere in pericolo l’umanità.

 

 

La storia ruota attorno a un’arma biologica chiamata Chimera e al suo antidoto, Bellerophon, creati da uno scienziato costretto da una multinazionale farmaceutica. Quando un agente dell’IMF, Sean Ambrose (Dougray Scott), tradisce l’organizzazione e si impossessa del progetto, Ethan viene incaricato di recuperare virus e cura prima che vengano usati per scopi criminali. Per riuscirci deve reclutare Nyah Nordoff-Hall (Thandie Newton), una ladra professionista legata al passato di Ambrose, e formare una piccola squadra capace di infiltrarsi nei suoi piani. L’operazione li porta a Sydney, dove si sviluppa un intreccio di inganni, ricatti e corse contro il tempo.

 

 

La missione si complica quando Ambrose capisce che qualcuno lo sta spiando e Nyah finisce in una posizione sempre più pericolosa. Ethan tenta un’incursione nella sede della Biocyte per distruggere il virus, ma l’operazione degenera in un confronto diretto con Ambrose e i suoi uomini. Da quel momento la corsa contro il tempo diventa personale: Ethan deve salvare Nyah, impedire la diffusione del virus e recuperare l’unico antidoto rimasto. L’azione si sposta verso una base isolata, dove si gioca l’ultima parte della missione, fatta di inseguimenti, duelli e scelte morali che mettono alla prova la lealtà e il sangue freddo dell’agente dell’IMF.

 

 

Questo secondo episodio resta uno dei capitoli più divisivi della saga, ma proprio per questo conserva un’identità precisa. John Woo, seguendo il suo stile orientale, trasforma la missione di Ethan Hunt in un balletto d’azione stilizzato, dove ogni gesto è coreografia e ogni esplosione diventa immagine iconica. La trama è semplice e lineare, ma il film punta tutto sul carisma dei protagonisti e sull’estetica iper-romantica del regista. Non è il capitolo più equilibrato della serie, però ha un fascino visivo unico: un blockbuster che vive di stile, ritmo e pura spettacolarità. Ma c’è un particolare che mi meraviglia: Anthony Hopkins appare in un cameo non accreditato (!) come Comandante della Missione Swanbeck. Non accreditato…

 

 

Il film fu comunque un enorme successo commerciale, con un incasso mondiale di circa 545 milioni di dollari, molto superiore al budget di produzione, stimato in 125 milioni. Di questi, 20 milioni andarono a Tom Cruise, una cifra comunque inferiore ai 70 milioni percepiti per il primo capitolo, compensata però da una percentuale sugli incassi. Cruise, rifiutando lo stuntman, insistette per girare personalmente anche le scene più pericolose, inclusa quella iniziale sulla parete rocciosa nello Utah, realizzata senza protezioni visibili, divenendo l’eroe di un film debordante ed esplosivo.

È inoltre il primo film per cui i Metallica accettarono di comporre un brano originale, I Disappear.

 


 
 
 

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