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Mistress America (2015)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 23 giu 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

Mistress America

USA/Brasile 2015 commedia 1h24'


Regia: Noah Baumbach

Sceneggiatura: Noah Baumbach, Greta Gerwig

Fotografia: Sam Levy

Montaggio: Jennifer Lame

Musiche: Britta Phillips, Dean Wareham

Scenografia: Sam Lisenco

Costumi: Sarah Mae Burton


Greta Gerwig: Brooke Cardinas

Lola Kirke: Tracy Fishko

Heather Lind: Mamie-Claire

Cindy Cheung: Karen

Jasmine Cephas Jones: Nicolette

Matthew Shear: Tony

Kathryn Erbe: Stevie Fishko

Michael Chernus: Dylan


TRAMA: La 18enne Tracy, aspirante scrittrice, si trasferisce a New York per studiare letteratura al college. Sua madre, prossima alle nozze, le raccomanda di contattare Brooke, figlia del suo futuro marito. Brooke ha 30 anni, parla tantissimo (soprattutto di se stessa) ed è certa di essere destinata al successo: Tracy non potrebbe trovare soggetto migliore per il suo libro.


Voto 6,5

Noah Baumbach, per certi versi, almeno per me, è la versione alternativa e odierna dell’impareggiabile e irraggiungibile Woody Allen. Non che sia paragonabile (ritengo impossibile, Woody è e rimarrà unico) ma l’allora 45enne Baumbach, anch’egli newyorkese, di Brooklyn, con stile del tutto personale, ha una visione particolare della vita e del modo di costruirsela, con i tanti e legittimi dubbi e le fragili certezze, le quali ultime vengono sempre rappresentate come convinzioni ben conosciute e risolvibili. Nei suoi film, scritti da sé, ci sono spesso giovani che affrontano la vita con spavalderia che talora sfiora l’incoscienza e che sorridono ad ogni intoppo, sicuri che hanno nelle proprie capacità la soluzione. Ad aiutarlo in queste imprese c’è frequentemente la sua musa e compagna di vita, Greta Gerwig (dopo il divorzio da Jennifer Jason Leigh), donna che lo ha evidentemente influenzato e che da lui ha subito forte ascendente. Insomma, il loro lavoro (ne sono certo) è il frutto della loro armonia artistica e ne sono la prova alcuni film: basti ripensare all’interessante Frances Ha e soprattutto a questo.

La ricerca della sua strada esistenziale che la protagonista Brooke insegue per le strade metropolitane di New York assieme alla sorellastra trascinante Tracy ricorda parecchio la voglia di sfondare e di evadere dalla vita di provincia che si riscontra in Lady Bird (recensione) e in un certo qual modo anche in Piccole donne (recensione), le due opere – guarda caso - che hanno affermato le doti di Greta Gerwig. In questo film Baumbach riprende l'atmosfera piacevole del film precedente (Giovanisi diventa) e gira una commedia amicale interpretata con slancio inarrestabile dalla compagna e da Lola Kirke, ostinate a cercare il loro posto e a pretendere la felicità che meritano come fosse un racconto rohmeriano. Le due ragazze parlano tanto, a passeggio, in casa, al bar, sognando un futuro roseo e forse perfino facile, certe di essere privilegiate e vincenti. L’ottimismo che diventa forza, in un rapporto simbiotico che sostituisce la famiglia. Se in Giovanisi diventa il non più giovane protagonista si atteggiava a ragazzo cool alla moda, qui, specularmente, le due ragazze guardano in avanti, nell’affermazione delle loro personalità superiori.


“Sei divertente perché non sai di esserlo”

“Oh, ma lo so. Non c’è niente che non sappia di me stessa. È per questo che non posso andare in terapia.”


Forse perfino insopportabili, Brooke e Tracy però sanno farsi seguire, ascoltare, non odiare, non hanno più quello smalto opaco della provincia e si atteggiano presto a donne metropolitane nei quartieri tanto amati da Woody. Ma attenzione: potrebbero far tante cose, riuscire in moltissime attività, ma intanto riescono solo a narrarle, a discuterne, fornendo solo materiale per il romanzo che Tracy ha in mente di scrivere, avendo il sogno di diventare scrittrice. I loro piani sono, per adesso e forse chissà per il futuro, soltanto un soggetto per un libro che tratta di romanticismo in senso lato e di probabile fallimento. Argomenti che il bravo regista e sceneggiatore sa trattare come pochi, nel panorama del cinema d’oggi, coadiuvato e aiutato da un'attrice come Greta Gerwig che sa perfettamente tradurre in scena, attrice che in quel momento stava diventando sinonimo di cinema divertente e godibile, con la sua semplicità straripante e con il suo sorriso di ragazza qualunque. Il film, come ci si aspetta, si rivela una delicata commedia sulla solitudine e il valore dell’amicizia ambientata tra le strade di New York.


 
 
 

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