top of page

Titolo grande

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

Mystic River (2003)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 21 nov 2019
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 4 giorni fa

Mystic River

USA Australia 2003 dramma poliziesco 2h18’


Regia: Clint Eastwood

Soggetto: Dennis Lehane (La morte non dimentica)

Sceneggiatura: Brian Helgeland

Fotografia: Tom Stern

Montaggio: Joel Cox

Musiche: Clint Eastwood

Scenografia: Henry Bumstead

Costumi: Deborah Hopper


Sean Penn: Jimmy Markum

Tim Robbins: Dave Boyle

Kevin Bacon: Sean Devine

Laurence Fishburne: serg. Whitey Powers

Marcia Gay Harden: Celeste Boyle

Laura Linney: Annabeth Markum

Emmy Rossum: Katie Markum


TRAMA: Le vite di tre vecchi amici d'infanzia sono sconvolte quando uno di essi è vittima di una terribile tragedia familiare.


Voto 8,5



Affrontare una storia come questa non era facile ma evidentemente Clint Eastwood era ormai arrivato a questo punto della sua vita artistica e autoriale con la giusta preparazione mentale e tecnica. Il film non è essenzialmente però solo una storia tremenda di pedofilia, come anche ridurlo e circoscrivere al semplice genere di thriller sarebbe un reato ideologico, nonostante buona parte si sviluppi in un’indagine poliziesca non facile da portare a termine. È soprattutto il dramma esistenziale di Jimmy, Dave e Sean, i tre protagonisti travolti dalla terribile esperienza adolescenziale.



Mystic River - il fiume che taglia Boston, separando il quartiere popolare dove vivono i tre ragazzi – è tratto da La morte non dimentica di Dennis Lehane, ed è, come racconta Dave Boyle a suo figlio nella cupa fiaba serale, la storia di tre bambini che sono sfuggiti ai lupi, che in seguito, crescendo, si son trasformati da grandi anch’essi in lupi. Guardando oltre l’orizzonte, si può perfino affermare che è ancora un film sulla fine del mitico sogno americano, dove tutti hanno diritto a sognare la felicità: ciò che vediamo nel film è un mondo chiuso, cupo, dove la felicità non esiste. E quella parata tristemente allegra della scena finale pare come un ballo macabro sul cadavere dei sogni, un rimedio minimale e velleitario sulle sciagure quotidiane di vite rovinate. Il passato, parafrasando un romanzo di Gianrico Carofiglio tradotto in un noto film, è una terra straniera che non si è mai lasciata dietro alle spalle, è una lisca che è rimasta a metà nella trachea. Denso e mesto è lo sguardo che si scambiano i superstiti mentre la parata del 4 di luglio sfila: come dire non possiamo farci nulla, è andata così, sopravviviamo senza essere capaci di voltar pagina, abbiamo bisogno di pace e non la troviamo.



Ambientato in un quartiere operaio di Boston, segue tre amici d’infanzia segnati da un evento traumatico che li ha divisi per sempre. Anni dopo, ognuno di loro ha preso una strada diversa: Jimmy (Sean Penn) è un ex criminale che gestisce un negozio di quartiere, Sean (Kevin Bacon) è diventato detective della polizia statale e Dave (Tim Robbins) vive una vita modesta, ancora tormentato da ciò che gli è accaduto da bambino. Le loro esistenze, ormai lontane, si incrociano di nuovo quando un crimine sconvolge la comunità e riapre ferite mai rimarginate.



L’indagine che segue mette in moto una spirale di sospetti, tensioni familiari e verità taciute, mentre il passato riaffiora con forza sempre maggiore. Il film esplora come il dolore, la colpa e la lealtà possano deformare i legami più profondi, trasformando una tragedia in un labirinto morale senza facili vie d’uscita. Clint Eastwood costruisce un dramma cupo e stratificato, dove ogni personaggio è costretto a confrontarsi con ciò che è diventato e con ciò che avrebbe potuto essere.



“Hai visto Dave?”

“L'ultima volta che ho visto Dave è stato venticinque anni fa, lungo questa strada, nel retro di quell'auto.”

“Ci siamo saliti tutti e tre su quell'auto.”

E l'infanzia finiva con una pallina da hockey affondata in un tombino.



Se in altri film ad alto tasso di drammaticità del Clint maturo come Million Dollar Baby o Gran Torino ci sono momenti con minor tensione emozionale, in questo meraviglioso film l'incombenza della tragedia è continuamente presente, si ha sempre la sensazione che il terribile fato si avveri da un momento all’altro, nel peggiore dei modi. È forse per questo che il ritmo che il regista dà al film è cadenzato da tempi dilatati e lenti, come il passo di un pistolero senza nome ormai invecchiato.



Nello stesso tempo la grande regia di Clint è pacata e dal forte sapore che sa di classico: campi e controcampi, alternanza del montaggio tra i diversi momenti tesi che si sviluppano in posti differenti, con lenti movimenti della macchina, con grande maestria. Se i film succitati commuovono e muovono sentimenti intimi allo spettatore, questo è quello che colpisce più duro, anche perché intimamente più tragico. Mariti con ricordi da dimenticare e strade diverse prese in seguito, mogli troppo accondiscendenti e amorevolmente cieche. E mentre l’America festeggia tristemente gioiosa i suoi anniversari, i due superstiti si avviano con il loro fardello del passato verso un presente pesante.

Kevin Bacon, Sean Penn e Tim Robbins sono i protagonisti esemplari di questo indimenticabile capolavoro di Clint. Gli ultimi due premiato con l’Oscar e il Golden Globe.



Riconoscimenti

Premio Oscar 2004:

Miglior attore protagonista a Sean Penn

Miglior attore non protagonista a Tim Robbins

Candidatura miglior film

Candidatura migliore regia

Candidatura miglior attrice non protagonista a Marcia Gay Harden

Candidatura migliore sceneggiatura non originale

Golden Globe 2004:

Miglior attore in un film drammatico a Sean Penn

Miglior attore non protagonista a Tim Robbins

Candidatura miglior film drammatico

Candidatura migliore regia

Candidatura migliore sceneggiatura



 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

bottom of page