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Noi, un po’ meglio (2026)

18 ore fa
Tempo di lettura: 5 min

Noi, un po’ meglio

Italia 2026 commedia drammatica 1h47’

 

Regia: Daniele Luchetti

Sceneggiatura: Enrico Audenino, Davide Lantieri, Daniele Luchetti, Serena Patrignanelli

Fotografia: Ivan Casalgrandi

Montaggio: Silvia De Rose

Musiche: Bryan Senti

Scenografia: Andrea Castorina

Costumi: Massimo Cantini Parrini

 

Elio Germano: Simone

Maria Chiara Giannetta: Lucia

Anna Bonaiuto: Silvana Zappacosta

Filippo Nigro: Giorgio

Ilaria Spada: Claudia

Caterina Guzzanti: Casiraghi

Jacopo Olmo Antinori: Bartolomeo Amati

Dajana Roncione: Rebecca

Francesca De Martini: Ornella Amati

Vito Vinci: Paolo Amati

Lidia Vitale: Celeste Marangolo

 

TRAMA: Una coppia affronta il difficile percorso verso l’adozione, decisi a diventare genitori nonostante le loro complesse fragilità.

 

VOTO 7

 

 

Personalmente trovo arduo definire l’ultima opera di Daniele Luchetti una commedia o un dramma, perché è uso utilizzare la definizione di commedia drammatica per risolvere sempre il problema e cavarsela comodamente. Il motivo è perché secondo me, pur se sotto forma di commedia, come è costume del regista di parlare di cose serie con un pizzico di umorismo, trovo che questo film sia tremendamente serio, che tratti argomenti non facili e che i due protagonisti soffrano abbastanza per non essere definiti personaggi di una semplicistica definizione di commedia. Termine che dice molto e spesso anche pochissimo. Innanzitutto, i due personaggi centrali hanno dei problemi psicologici che macerano dentro e non hanno la forza di risolverli, poi perché i due si amano per davvero ma non hanno una vita facile vivendo assieme. Si vogliono, sin dal primo momento, ma son differenti e quindi si devono sforzare a saper convivere. Anche se all’apparenza tutto pare semplice e agevole.

 

 

Infatti, che Lucia abbia difficoltà a trovare la sua strada e la stabilità psicologica e lavorativa per dirsi veramente sistemata è chiaro a tutti, lei compresa: ha cambiato non poche volte lavoro sia per il suo carattere indipendente, sia perché è un po’ anche sfortunata. Non riesce mai a completare il percorso di tirocinio di infermiera, che è la sua passione, e figuriamoci se è capace di avere una relazione stabile. Simone è tutt’altro: è pompiere, sprizza energia da tutti i pori, cordiale, sorridente, disponibile e accorre sul luogo di un incidente automobilistico da cui tira fuori quella ragazza rimasta incastrata nella sua macchina. In quel momento il colpo di fulmine, culminato dalla cortese (disinteressata non credo) visita di lui al pronto soccorso per sincerarsi delle condizioni di salute di Lucia. Lei difficile, lui aperto. Ed invece chi soffre e maschera dentro di sé la difficoltà mentale ad aprirsi e risolvere i suoi patemi è proprio lui, tanto che perfino la psicologa dell’istituto dell’adozione a cui si rivolgono, la dottoressa Zappacosta lo esorta con vigore a liberarsi dai vincoli mentali che tiene chiusi nella cassaforte del suo animo. Insomma, tra i due tutto può andare a gonfie vele, ma è necessario che ognuno faccia un passo significativo verso l’altro affinché la coppia possa definirsi tale in ogni senso, completandosi e rendendosi complementari.

 

 

Abbiamo a che fare con un film, quindi, in cui, dopo aver raccontato spesso personaggi alle prese con fragilità, desideri e contraddizioni, Daniele Luchetti firma una commedia sentimentale che usa l’adozione come punto di partenza per esplorare cosa significhi davvero costruire una famiglia. Al centro del racconto non c’è soltanto il sogno di diventare genitori, ma il confronto tra due persone costrette a mettere in discussione sé stesse e il proprio modo di amare.

 

 

Simone è un vigile del fuoco affettuoso, metodico e profondamente legato alla sua famiglia. Lucia, invece, è una donna indipendente, impulsiva e poco incline alle convenzioni. I due si incontrano in modo del tutto casuale quando lui la soccorre dopo un incidente stradale. Quello che sembra un episodio destinato a restare isolato si trasforma in una storia d’amore che dura negli anni. Nonostante le profonde differenze caratteriali, la loro relazione trova un equilibrio fatto di complicità, discussioni e continui compromessi. Quando però decidono di avviare il percorso per adottare un bambino, tutto ciò che sembrava funzionare viene messo alla prova.

 

 

Tra colloqui con psicologi e assistenti sociali, pratiche burocratiche, richieste formali e verifiche sulla loro idoneità come futuri genitori, Simone e Lucia si trovano costretti a confrontarsi con paure, insicurezze e ferite del passato che avevano imparato a tenere nascoste. Lui è convinto di essere pronto a diventare padre; lei deve fare i conti con una storia personale segnata dall’abbandono e con un’idea di maternità che ha sempre respinto. Il percorso dell’adozione diventa così molto più di un iter amministrativo: si trasforma in un viaggio dentro la loro identità di coppia e nelle rispettive origini, costringendoli a chiedersi se il loro amore sia abbastanza forte da superare ostacoli, aspettative sociali e divergenze profonde. Tra momenti comici, tensioni e scoperte dolorose, Simone e Lucia imparano che diventare genitori significa prima di tutto capire chi si è davvero.

 

 

Certo, gli argomenti e soprattutto quello principale, sono quelli di sempre. Il regista e i vari sceneggiatori non vanno alla scoperta di temi nuovi o originali, se non quelli della vita quotidiana, quella che ogni giovane o nuova coppia deve affrontare il futuro incerto. La vita delle persone adulte, infatti, è sempre e solo questa ed è fatta di queste problematiche. Inoltre, si è coppia ma nessuno pretende che vada tutto liscio, sarebbe irreale e fantasioso. Invece necessita sempre trovare un compromesso e accettare la personalità del partner. Specie nei momenti cruciali, come per esempio la decisione di sposarsi (oltretutto, dove e come), se avere figli (oggi è molto più problematico di prima). Se poi, per sfortuna, si vuol diventare genitori ma uno dei due è naturalmente impedito c’è solo la via dell’adozione. Eh, mica facile! Sia perché bisogna convincersi al passo, sia poi per la montagna insormontabile della burocrazia, qui rappresentata in maniera tra il surreale e il comico della più pimpante psicologa mai trovata in un centro specializzato all’uopo.

 

 

Per questi motivi il film viaggia a metà strada tra la commedia e il dramma, con il secondo che si traveste da opera brillante parlando di problemi molto impegnativi, e perciò totalmente voltata dalla parte, secondo me, di storia serissima, con dilemmi e incertezze che fanno tremare le gambe. Tant’è che quando Lucia non regge più mentalmente la situazione si rifugia all’estero pensando di risolvere ogni problema, fino a quando un po’ la nemica burocrazia si trasforma in occasione di ritorno, un po’ il vuoto rimasto nel cuore, ecco che la luce del tunnel si riaccende, aprendo uno spiraglio. Almeno perché Lucia e Simone si amano sul serio, non hanno mai smesso. Perché in fondo, tra tante coppie scoppiate, loro, beh, un po’ meglio stanno. Ma solo se stanno assieme.

 

 

Come sempre ci capita di osservare nei film di Daniele Luchetti, persona gentile e delicata come i suoi racconti, siamo ancora una volta davanti ad una commedia drammatica stavolta anche sentimentale, ma sempre intelligente e realistica, che segue due innamorati molto diversi tra loro mentre affrontano il difficile percorso dell’adozione, scoprendo che la sfida più grande non è ottenere un figlio, ma diventare persone un po’ migliori”.

Un po’ meglio, insomma.

 

 

Regia consapevole, esperta, che sa trattare e dirigere due attori magnifici. Elio Germano è uno dei nostri cavalli di razza e con lui un regista vince sempre facile: è così bravo che stupisce sempre per la naturalezza e la semplicità con cui sa gestire i suoi personaggi. Non recita mai: interpreta alla perfezione, sempre. La mia ignoranza sull’attrice protagonista ha fatto sì che rimanessi entusiasta di Maria Chiara Giannetta, per me una rivelazione. Interprete grintosa, spontanea, efficacissima, che sa rendere la sua Lucia un personaggio molto credibile. Spero di rivederla ancora in questa splendida forma. Bravissimi tutti e due.

 


 
 
 

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