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Non odiare (2020)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 22 mag 2021
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 10 giu 2023


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Non odiare

Italia/Polonia 2020 dramma 1h36’


Regia: Mauro Mancini

Sceneggiatura: Davide Lisino, Mauro Mancini

Fotografia: Mike Stern Sterzyński

Montaggio: Paola Freddi

Musiche: Pivio, Aldo De Scalzi

Scenografia: Carlo Aloisio

Costumi: Catia Dottori


Alessandro Gassmann: Simone Segre

Sara Serraiocco: Marica

Luka Zunic: Marcello

Lorenzo Buonora: Paolo

Lorenzo Acquaviva: Rocco

Antonio Scarpa: agente di polizia

Gabriele Sangrigoli: Dario

Paolo Giovannucci: collega di Simone

Cosimo Fusco: padre di Simone


TRAMA: In una città del nord-est vive Simone Segre, affermato chirurgo di origine ebraica: una vita tranquilla, un appartamento elegante e nessun legame con il passato. Un giorno, Simone si trova a soccorrere un uomo vittima di un pirata della strada, ma quando scopre sul suo petto un tatuaggio nazista, lo abbandona al suo destino. Preso dai sensi di colpa, rintraccia la famiglia dell'uomo: Marica, la figlia maggiore; Marcello, adolescente contagiato dal seme dell’odio razziale; il piccolo Paolo. Verrà la notte in cui Marica busserà alla porta di Simone, presentandogli inconsapevolmente il conto da pagare.


Voto 6,5

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Stiamo vivendo un periodo, in verità anche troppo lungo, in cui il terribile termine “odio” gira continuamente in tanti dialoghi, post, tweet, interventi, sentimento che si è diffuso con la paura del diverso e dello sconosciuto. Purtroppo, non è che sia un fenomeno nuovo ma la potenza e la popolarità dei social network ne ha ampliate la portata e la diffusione, a cui poi va aggiunto il comodo particolare che spesso ci si nasconde dietro il paravento dell’anonimato o della grande massa degli utenti, molti dei quali convinti che tanto i preposti al controllo e all’ordine non perdano tempo ad indagare su questi comportamenti per nulla civici. Poi, succede che ci si può trovare davanti ad episodi che nascono da reazioni emotive anche nella vita reale, con gli atteggiamenti quotidiani, a volte occasionali, ma che condizionano le nostre scelte.

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È giusto il caso di cui si occupa il film dell’esordiente Mauro Mancini, un fatto di cronaca realmente accaduto anni in Germania, luogo in cui da decenni la coscienza sociale cerca di mettere una pietra tombale sui furiosi anni ’30 che videro l’affermazione definitiva del Partito Nazionalsocialista (che ebbe origine sin dal 1920) in seguito divenuto nazista, con l’immane tragedia storica che ben conosciamo. I fatti narrati del film vengono adattati dalla sceneggiatura, dello stesso regista con Davide Lisino, ai giorni nostri e ambientati a Roma, dove la sequenza iniziale ci mostra il momento in cui il protagonista, il chirurgo Simone Segre – cognome che ci induce a pensare ad un individuo di origine ebraica (giudeo, come viene appellato in seguito) – mentre pratica la sua passione di runner si imbatte in un evidente incidente stradale. C’è un’automobile ferma ad un incrocio con l’automobilista gravemente ferito e sanguinante: prestando i primi soccorsi, di cui il dottore è ovviamente esperto, si accorge che questi ha alcuni tatuaggi con i simboli nazisti. Segre ha un sussulto e in un attimo gli sovvengono le sofferenze che ha dovuto patire il padre sopravvissuto ai campi di concentramento e rimane bloccato. Fino al punto di chiamare i soccorsi ma non di prestare quelle primissime cure che potrebbero salvare la vita allo sconosciuto, contravvenendo così ai suoi doveri professionali.

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La morte dell’automobilista, convintamente estremista di cui assiste di nascosto ai funerali, con tanto di cerimonia raccapricciante di saluto nazista, lo porta alla scoperta dei tre figli che sono rimasti orfani, tra cui Marica, la grande, che ha dovuto rientrare in città e Marcello, un giovane che ha ereditato dal padre tutta la insana passione politica e razziale. La crisi di coscienza che attraversa l’animo di Simone Segre è profonda e aumenta quando si rende conto che, a prescindere dalle sue personali repulsioni verso il regime che tanta sofferenza ha portato alla sua gente e al padre in particolare, il comportamento che ha tenuto la sera dell’incidente ha causato un’altra tragedia, in un’altra famiglia, per giunta violando il sacro giuramento di Ippocrate in qualità di dottore. Un rifiuto che non fa parte della sua mentalità, duramente messa alla prova da un evento tanto particolare.

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La scelta di adottare rimedi per aiutare soprattutto dal punto di vista finanziario i tre orfani diventa un imperativo e così decide di avvicinare in forma anonima la giovane Monica e le offre un lavoro, sostituendo la domestica ad ore che aveva da tempo nel suo appartamento. Nasce un rapporto ambiguo tra i due, destando non pochi sospetti nella donna, notando l’eccessiva vicinanza del dottore. Il regista, che punta anche su piccoli simbolismi (il cane rabbioso che lentamente si addolcisce, i lumi/mappamondi che abbondano nella casa paterna), giostra tra i dubbi morali e di coscienza del protagonista e le preoccupazioni della ragazza, che si scopre disarmata davanti ai tanti problemi che deve risolvere, tra l’irruenza violenta del fratello e i bisogni del piccolo fratellino, che bisogna accudire e che va aiutato a fare i compiti, tra la compatibilità tra i due lavori che svolge e gli inaspettati debiti che ha lasciato il padre con uno strozzino senza scrupoli.

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La regia ci offre il doppio sguardo, facendo la spola tra i tormenti dei due personaggi principali e ponendoci la doppia visione: prima quando il dottore si rifiuta di soccorrere - reazione comprensibile ma non ammissibile dal punto di vista umano e professionale - e poi quando subentra il pentimento e la ragione, assieme al timore di essersi sentito come un giudice improprio. E lo fa con un tono, a tratti, minimalista, seminando momenti di silenzi, riflessioni e sguardi, in cui Alessandro Gassmann e Sara Serraiocco riescono, nonostante ciò, a produrre scene molto intense. Se il primo ha un atteggiamento leggermente rigido, con una recitazione fin troppo “da teatro”, l’altra, pur iniziando un po’ tesa, si scioglie con l’andare del film e dà ancora una volta un’ottima dimostrazione delle sue potenzialità. È una eccellente coppia che rivela la buona scelta del regista, avendo i due notevoli differenze sia di interpretazione che di presenza fisica, il che esalta la diversa provenienza sociale e mentale, che si rivela determinante per stagliare i due ruoli su due piani ben distanti e differenti. Bravissimi i due attori, da confermare l’autore, che evidenzia le timidezze dell’esordio, pur sempre positivo. Come dice lo stesso Mauro Mancini, “Non odiare siamo tutti quanti noi, siamo afflitti da un mondo che percorre l’odio come una strada maestra e il non odiare è imparare che l’Altro non è diverso e non è nemico”.

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Riconoscimenti

Mostra internazionale d'arte cinematografica Venezia 2020

Premio Pasinetti miglior interpretazione maschile ad Alessandro Gassmann

Premio Nuovo Imaie Talent Award miglior attore esordiente a Luka Zunic

Premio di critica sociale “Sorriso diverso Venezia 2020” miglior film italiano (ex aequo con ‘Notturno’)

David di Donatello 2021

Candidatura migliore regista esordiente

Nastro d'argento 2021

Migliore attrice non protagonista a Sara Serraiocco

Candidatura miglior regista esordiente


 
 
 

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