Nosferatu (2024)
- michemar

- 6 ago 2025
- Tempo di lettura: 5 min

Nosferatu
USA 2024 horror 2h12’
Regia: Robert Eggers
Soggetto: Friedrich Wilhelm Murnau, Henrik Galeen (film), Bram Stoker (Dracula)
Sceneggiatura: Robert Eggers
Fotografia: Jarin Blaschke
Montaggio: Louise Ford
Musiche: Robin Carolan
Scenografia: Craig Lathrop
Costumi: Linda Muir
Nicholas Hoult: Thomas Hutter
Lily-Rose Depp: Ellen Hutter
Bill Skarsgård: conte Orlok / Nosferatu
Aaron Taylor-Johnson: Friedrich Harding
Willem Dafoe: prof. Albin Eberhart Von Franz
Emma Corrin: Anna Harding
Ralph Ineson: dott. Wilhelm Sievers
Simon McBurney: sig. Knock
Adéla Hesovà: Clara
Milena Konstantinova: Louise
TRAMA: Nella Germania del XIX secolo, un antico vampiro originario della Transilvania è ossessionato da una giovane donna e la perseguita cercando di conquistarla, ma riuscendo solo a generare orrori su orrori.
VOTO 6,5

Che Robert Eggers sia un regista che tratta solo horror è facilmente intuibile ma va osservato che non è di certo ripetitivo e anche in questo suo quarto lavoro si può notare come abbia affrontato il genere ancora con un tipo diverso rispetto ai suoi altri, passando dall’interessante esordio di The Witch (2015) all’estremamente stilizzato ed elaborato The Lighthouse (2019) (non da tutti apprezzato) e poi passando ad un soggetto totalmente lontano come The Northman (2022). Il quarto passo è uno degli argomenti più classici che si possa trattare nell’universo del terrore cinematografico, quel Dracula che ha ispirato tanti racconti e film. Se c’è comunque un aspetto in comune tra i film del regista newyorkese è la ricerca continua dello stile personale, una ricerca di personalizzazione del proprio lavoro, facendosi notare maggiormente per la già accennata stilizzazione che, non si può negare, influisce sul risultato finale, come se, per affermarla, l’autore si lascia condizionare fino a farla diventare la caratteristica principale.


In fondo, per Eggers il personaggio del mitico vampiro era la sua ossessione sin dall’inizio dell’attività, tanto che aveva già messo in scena il trattato di Murnau sul Dracula di Bram Stoker come uno spettacolo scolastico, senza dialoghi, ma con soprattitoli scritti. Diciamo che stava aspettando il momento giusto ed ora eccolo qui, perfettamente pronto per una versione molto moderna (ammesso che questo sia possibile) nel senso che pare scritta e girata per la generazione Z, pur essendo un personaggio costantemente calamita dell’interesse forse eterno, come la figura trattata.


Siamo a Wisborg, nella Germania del 1838. Il giovane broker Thomas Hutter (Nicholas Hoult) sta per recarsi nei Carpazi della Transilvania per incontrare un minaccioso conte, il misterioso e tenebroso, Orlok (Bill Skarsgård) che dovrebbe firmare il contratto di acquisto di una casa padronale in città. Fin dall’inizio, il viaggio non è sotto una buona luce. Il capo di Hutter, Knock (Simon McBurney), sta lentamente cadendo nella follia e sua moglie Ellen (Lily-Rose Depp) soffre di strani incubi, che probabilmente sono indefinitamente collegati a quel lontano conte. Nella stessa Transilvania, Hutter riesce a sfuggire al raccapricciante Orlok quando cerca di ucciderlo dopo aver firmato i documenti. Ma prima che il giovane riesca a tornare a casa, già presumendo i pericoli che sta correndo la sua giovane e bella sposa, Nosferatu ha già attraccato lì con la sua nave. Le orribili visioni della ragazza, sempre più ammalata e succube del terribile conte, stanno diventando più intense e anche le sofferenze fisiche la stanno debilitando, mentre i dottori non riescono a venirne a capo. Nel mentre, la città di Wisborg è afflitta dalla peste, portata dalle migliaia e migliaia di topi che hanno viaggiato a bordo della nave del conte, il cui equipaggio è morto da quella inarrestabile malattia.


Chiunque conosca il romanzo di Stoker o il film di Murnau sa che il terribile personaggio offre molti personaggi e riflessioni sulla natura umana e sul male. Robert Eggers valorizza questi temi senza aggiungere novità alla trama, mantenendo la storia radicata nel contesto del 1838, dove magia nera, superstizione e male trascendente sono elementi centrali e lui sa inserirli evidenziandoli con la sceneggiatura. Tanto che l’orrore resta intatto e lui lo esalta. D’altronde, con una tale figura è inevitabile. Il film non concede allo spettatore pause né momenti di riflessione, grazie alla colonna sonora costantemente inquietante di Robin Carolan che apporta il continuo senso opprimente. Inoltre, il regista sfrutta appieno una fotografia suggestiva, soprattutto nelle scene notturne che omaggiano il film originale del 1922, con il montaggio che non lascia rilassare lo spettatore. In più il suono: la voce di Nosferatu sembra provenire da ogni parte e da nessuna parte. Nel complesso, notevoli la scenografia da fiaba paurosa e i sontuosi abiti adeguati al tempo. Trucco e parrucco fanno la loro parte dignitosamente.


Forte l’impegno richiesto agli attori: Nicholas Hoult è costantemente sotto pressione, mai rilassato anche all’inizio del film quando lo vediamo come timido dipendente in ascesa di un datore di lavoro, interpretato dal più scatenato Simon McBurney mai visto, che è misterioso e tenebroso come il mostro a cui sta offrendo l’occasione dell’acquisto della decadente abitazione al signore della Transilvania. Lily-Rose Depp viene fatta somigliare all’iconica Isabella Adjani della versione del 1979 di Werner Herzog ma non ne raggiunge il fascino. Bill Skarsgård sappiamo che interpreta quel signore ma non è mai visibile a causa del trucco che lo rende vampiro. Willem Dafoe sa gestire ottimamente il suo professore e scienziato dell’occulto e dei riti neri, come sempre una garanzia.


Le differenze tra il film del 1922 e l’attuale risiedono principalmente nel compito che la sofferente Ellen offre alla trama. Se con Murnau è una vittima sacrificale perché il vampiro può essere distrutto solo se trattenuto fino all’alba da una donna pura e Orlok la morde e resta con lei fino al sorgere del sole, qui lei è attiva e consapevole, la sua è una scelta deliberata. Poi, lì la morte di Orlok avviene a causa della luce del giorno dissolvendosi in un alone di luce, qui il regista sceglie una visione sessuale nell’attimo dell’alba che li vede l’uno sull’altra. è lei che salverà il mondo. Ovviamente qui manca il tono espressionista tipico dell’epoca, che nell’occasione viene sostituito da una visione pittorica intensa. Da considerare anche un certo senso erotico e ambiguo che vaga per l’intera seconda parte, nel finale della quale è pregno di sacrificio redentivo. Da notare una breve citazione dell’Esorcista più famoso del cinema nei momenti della malefica malattia di Ellen, con convulsioni ed elevazione corporea che ricordano quelle della Regan di Linda Blair.


Nella visione, vanno messi da parte l’amore tragico del Dracula di Coppola o la disperazione metafisica del Nosferatu di Werner Herzog: qui non c’è redenzione, né pietà, il vampiro di Eggers è un artiglio che graffia il cielo, una mano ossuta che ghermisce i vivi. È il Male puro, senza sfumature né poesia. Un abominevole spettro che non conquista ma consuma. Un’icone che segna la fine dell’umanità. Un’ombra che divora il giorno e ciò che resta dell’umanità. Un’icona della fine


Il mio voto non è altro che il risultato algebrico tra l’eccellente tecnica – innegabile dote del regista – e la mia scarsa predisposizione per l’horror puro per giunta gotico, ma questa è una mia mancanza.
Il giudizio è comunque positivo.




Riconoscimenti
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