Notti magiche (2018)
- michemar

- 28 ott 2020
- Tempo di lettura: 2 min

Notti magiche
Italia 2018 commedia 2h5’
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Francesca Archibugi, Paolo Virzì, Francesco Piccolo
Fotografia: Vladan Radovic
Montaggio: Sara Petracca, Jacopo Quadri
Musiche: Carlo Virzì
Scenografia: Alessandro Vannucci
Costumi: Catia Dottori
Mauro Lamantia: Antonino Scordia
Giovanni Toscano: Luciano Ambrogi
Irene Vetere: Eugenia Malaspina
Roberto Herlitzka: Fulvio Zappellini
Giancarlo Giannini: Leandro Saponaro
Ornella Muti: Federica
Annalisa Arena: Katia
Giulio Scarpati: Salvatore Malaspina
Marina Rocco: Giusy Fusacchia
Giulio Berruti: Max Andrei
Paolo Sassanelli: capitano carabinieri
Paolo Bonacelli: Ennio
Jalil Lespert: Jean Claude Bernard
Eliana Miglio: sig.ra Malaspina
Andrea Roncato: Fosco
Simona Marchini: sig.ra Saponaro
Eugenio Marinelli: Gianfranco l'autista
Ludovica Modugno: l'avvocatessa
TRAMA: Un noto produttore cinematografico viene trovato morto nelle acque del Tevere durante i mondiali di calcio del 1990. I principali sospettati dell'omicidio sono tre giovani aspiranti sceneggiatori. In una nottata al comando dei carabinieri viene ripercorso il loro viaggio trepidante, sentimentale ed ironico nello splendore e nelle miserie dell'ultima stagione gloriosa del cinema italiano.
Voto 4,5

Sullo sfondo dei mondiali di calcio del 1990 e con il titolo preso a prestito dalla canzone che dominava come sigla (“Notti magiche, inseguendo un goal…”, Nannini-Bennato), Paolo Virzì rievoca, senza mai mascherare poi così tanto, il suo arrivo artistico nella capitale investendo sui personaggi i nomi, a volte chiaramente a volte inventando, di coloro che potevano determinare il successo della carriera cinematografica di giovani di belle speranze. Ecco allora i tre ragazzi protagonisti che potremmo identificare con il trio sceneggiatore Virzì-Archibugi-Piccolo; un anonimo omino che in trattoria mangia da solo e non parla mai, maestro dell’incomunicabilità (Michelangelo Antonioni?); il Fulvio che insegna ai suoi discepoli che per prendere ispirazione si debba guardare alla finestra (Furio Scarpelli?); la Federica che denigra i registi che la disprezzavano ma “facevano i lumaconi” (Ornella Muti) e così via. Personaggi, aneddoti, scene madri, la vita febbrile del cinema romano, con annesso funerale della gloriosa stagione del cinema italiano ormai al tramonto.

Roma, esterno notte: semifinale dei Mondiali 1990. Un’auto cade nel Tevere in coincidenza con un rigore sbagliato. Nell’auto, con tanto di oca bionda, un produttore, poco geniale ma parecchio cialtrone, un certo Saponaro (Cecchi Gori?). Ad essere sospettati tre sceneggiatori in cerca di fortuna: un siciliano logorroico, un toscano farfallone e una romana nevrotica. Ciò vuol dire una notte in questura, ognuno con la sua versione.

“Non c'è nessun sassolino, nessuna voglia di critica, anzi se c’è qualcosa che mi ha fatto impazzire d’amore per questa professione è proprio la concomitanza tra elementi di raffinatissima poesia accanto a volgarità e oscenità totali. Vivevo in un mondo che sfornava commedie erotiche e film da Palma d’Oro, poliziotteschi sgangherati realizzati rimontando materiali di altri film e opere di grande valore civile. Io volevo raccontare a chi non c’era l’epopea della memorabile industria cinematografica italiana. Avventurosa, ridicola e disgraziata.”

Parole di Paolo Virzì, regista che però dopo il suo miglior probabile film, La pazza gioia (recensione), ha preso una china pericolosa che lo sta portando ad una normale mediocrità. Delusione totale.






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