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Operazione San Gennaro (1966)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 10 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Operazione San Gennaro

Italia Francia Germania 1966 commedia 1h44’

 

Regia: Dino Risi

Sceneggiatura: Ennio De Concini, Dino Risi, Adriano Baracco, Nino Manfredi

Fotografia: Aldo Tonti

Montaggio: Franco Fraticelli

Musiche: Armando Trovajoli

Scenografia: Luigi Scaccianoce

Costumi: Maurizio Chiari

 

Nino Manfredi: Armandino Girasole, detto Dudú

Harry Guardino: Jack

Totò: don Vincenzo

Senta Berger: Maggie

Claudine Auger: Concettina

Mario Adorf: Sciascillo

Ugo Fangareggi: Agonia

Dante Maggio: il Capitano

Giovanni Drudi: l’arcivescovo Aloisio

Giacomo Rizzo: Giacomo

Pinuccio Ardia: il Barone

Vittoria Crispo: mamma Assunta

Enzo Cannavale: Gaetano, secondino

 

TRAMA: Un gangster americano arriva a Napoli e arruola un mediocre malavitoso locale per essere aiutato a rubare il tesoro del patrono San Gennaro.

 

VOTO 7

 

 

Dino Risi, maestro caustico della satira sulla società italiana, punta l’occhio sul folklore napoletano con una commedia che sfrutta una storia di rapina più comica che thriller vero e proprio. O meglio, mescola con divertimento i due aspetti ricavando un film come oggi non si sa fare più se non in maniera banale.

 

 

Tre ladri americani, con a capo Jack (Harry Guardino) e la sua bella Maggie (Senta Berger), arrivano a Napoli con l’intenzione di rubare il tesoro di San Gennaro. Considerata la necessità di avere uomini del posto per mettere a punto il colpo, chiedono consulenza a don Vincenzo ‘O fenomeno (il grande Totò), a suo agio in galera neanche fosse casa sua. Il migliore sulla piazza, stando all’esperto lestofante, sarebbe Armanduccio Girasole detto Dudù (Nino Manfredi), capo di una raccogliticcia banda di ladri. Una volta trovato un accordo, americani e napoletani si mettono al lavoro, sebbene i metodi si rivelino, da subito, molto diversi. Dopo mille traversie il tesoro di San Gennaro rimarrà alla città del Vesuvio.

 

 

Se prendiamo gli indimenticabili personaggi de I soliti ignoti e li trasportiamo a Napoli, per giunta durante il festival della canzone partenopea, il successo dell’idea è facilmente raggiungibile. Dino Risi, che sapeva bene il suo mestiere, confeziona un altro colpo degno della sua fama anche perché la sceneggiatura, che vede il notevole contributo di Nino Manfredi, è solare e divertente. Neanche il ritmo cambia e ci si diverte davvero: magica come ovvio è la presenza di Totò, come nell’altro film.

 

 

L’atmosfera napoletana non solo è parte integrante dell’aria che si respira, ma è anche un’ambientazione irresistibile maggiormente accentuata dalla contemporanea festa musicale, anche nazionale a quei tempi, del Festival di Napoli, durante il quale l’intera popolazione è praticamente attratta dalla TV e dalla radio e non si può accorgere di nulla, neanche dei frastuoni che il colpo produce. Tra fuochi d’artificio, inseguimenti paradossali e facce inebetite di abitanti e delinquenti (la maggior parte dei quali è inadatta al compito) si dipana una serie di avvenimenti che producono tanto divertimento per il pubblico.

 

 

Se Harry Guardino replica comicamente il gangster fatto seriamente in altri film, Senta Berger sfoggia la sua luminosa bellezza e sta molto bene al ruolo, Nino Manfredi è gigantesco, mentre Totò assurge, dall’alto della sua eccezionale personalità dentro e fuori dalla trama, al ruolo di grande saggio per dare i giusti consigli a quegli sprovveduti concittadini che si illudono di poter mettere le mani sul tesoro che per i napoletani è intoccabile. Tanto che, in maniera rocambolesca, tutto torna al suo posto. In realtà, tutti i personaggi danno un bel contributo alla riuscita del film.

 

 

Tante le sequenze davvero comiche e tanti i dialoghi irresistibili.

 

Dudù [assaggiando il whisky contraffatto e sputandolo]: Buono! Ma il whisky ce l’avete messo?

Sciascilio: Il venti percento!

Dudù: E mettetecene il venticinque, pare che vogliamo fregare la gente!

 

Don Vincenzo: Uè! Che bella creatura! E quanto tiene ‘sto giovanotto!

Moglie del detenuto: Otto mesi, Don Vincenzo.

Don Vincenzo: Otto mesi! [Al detenuto] Hai capito? E tu stai in galera da tre anni, se facevi la persona perbene questo poteva essere figlio a te!

 

Don Vicenzo: Armandì [Dudù], noi a Napoli campiamo solo di miracoli!

 

 


Film completo:



 
 
 

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