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Operazione vendetta (2025)

Immagine del redattore: michemar
michemar
11 minuti fa
Tempo di lettura: 5 min

Operazione vendetta

The Amateur

USA 2025 thriller 2h2’

 

Regia: James Hawes

Soggetto: Robert Littell (romanzo The Amateur)

Sceneggiatura: Ken Nolan, Gary Spinelli

Fotografia: Martin Ruhe

Montaggio: Jonathan Amos

Musiche: Volker Bertelmann

Costumi: Suzie Harman

 

Rami Malek: Charles “Charlie” Heller

Laurence Fishburne: Robert “Hendo” Henderson

Rachel Brosnahan: Sarah Horowitz

Caitríona Balfe: Inquiline Davies

Michael Stuhlbarg: Sean Schiller

Holt McCallany: vicedir. CIA Alex Moore

Julianne Nicholson: dir. Samantha O’Brien

Danny Sapani: Caleb Horowitz

Jon Bernthal: Jackson O‘Brien “Bear“

Adrian Martinez: Carlos

Marc Rissmann: Mishka Blazhic

Joseph Millson: Ellish

Alice Hewkin: Ali Park

Barbara Probst: Gretchen Frank

Anna Francolini: Anita Garrison

 

TRAMA: Un crittografo analista della CIA riesce a ricattare l’Agenzia e la costringe ad addestrarlo alle azioni sul campo e quindi a permettergli di andare alla ricerca del gruppo di terroristi che ha ucciso sua moglie a Londra.

 

VOTO  6 –

 

 

Thriller di spionaggio con un ritmo discreto, a tratti avvincente, in altri momenti meno, principalmente per situazioni poco credibili. È opera di un regista, James Hawes, che forse non era molto adatto al genere, ma che abbiamo apprezzato per il lavoro precedente, One Life (2023) di ben altro argomento, un dramma che ha a che fare con l’Olocausto. La novità vera è che il protagonista non è, come ci si potrebbe aspettare, un agente dello spionaggio americano tutto muscoli e azione, addestrato all’uopo, bensì un dipendente della CIA da scrivania, anzi da computer. Charlie Heller, difatti, è un analista che segue quotidianamente su più monitor messaggi, movimenti, geolocalizzazioni che servono al lavoro degli addetti, per trarne eventuali pericoli per la sicurezza interna ed esterna degli USA.

 

 

Charlie Heller (Rami Malek), crittografo della CIA, conduce una vita apparentemente tranquilla mentre restaura un vecchio aereo regalato dalla moglie Sarah (Rachel Brosnahan), partita per un viaggio di lavoro a Londra. All’interno della sua professione, lui ha stretto un legame con l’agente Jackson O’Brien, detto “The Bear” (Jon Bernthal), e con una misteriosa fonte anonima chiamata Inquiline (Caitríona Balfe). Da alcuni file riservati emergono indizi su operazioni coperte e omicidi politici mascherati da attacchi suicidi. La routine di Charlie viene sconvolta quando la direttrice della CIA lo informa che Sarah è rimasta vittima di un attacco terroristico. Ricostruendo gli eventi tramite la sua enorme abilità lavorativa e sfruttando i mezzi informatici che usa tutti i giorni, Charlie individua un gruppo di criminali coinvolti nell’azione che ha portato alla morte della moglie. Quando chiede di intervenire, i suoi superiori lo bloccano divertiti (è solo un animale da ufficio) sostenendo che l’agenzia sta già lavorando al caso. Spinto dal dolore, Charlie decide di agire da solo. Per ottenere i mezzi necessari, ricatta il suo capo con informazioni compromettenti. Viene così inviato a un duro addestramento che mette alla prova le sue capacità e i suoi limiti.

 

 

Durante il corso fornitogli dal comandato Robert “Hendo” Henderson (Laurence Fishburne), Charlie dimostra abilità tecniche sorprendenti ma anche una profonda difficoltà a uccidere. Intanto scopre che alcuni membri della CIA tramano contro di lui, costringendolo alla fuga. Inizia così un viaggio attraverso varie città europee, dove rintraccia uno dopo l’altro i responsabili dell’attacco, muovendosi tra infiltrazioni, pedinamenti e improvvisazioni. Lungo il percorso riceve l’aiuto di Inquiline, la cui identità si rivela più complessa del previsto. Le sue azioni attirano l’attenzione sia dei criminali sia dei vertici dell’agenzia, generando una caccia incrociata. Charlie si trova a confrontarsi con la propria fragilità e con la tensione morale tra vendetta e giustizia. Ogni passo avanti lo avvicina alla verità su ciò che è accaduto a Sarah. E mentre la rete di intrighi si stringe, il confine tra lealtà e tradimento diventa sempre più sottile. La sua missione personale lo conduce infine al cuore dell’operazione che ha cambiato la sua vita.

 

 

Come premessa pare proprio un ottima base di lavoro per il regista per costruire un thriller di spionaggio interessante e in parte ciò avviene, perché gli intrighi sono molteplici e complicati, con interessi e segreti incrociati che probabilmente non porteranno da nessuna parte prima di tutto perché i capi non hanno alcuna intenzione di aiutarlo veramente e perché (come diceva I tre giorni del Condor, e cioè che nella CIA c’è un’altra CIA) gli alti dirigenti (che paiono per nulla limpidi e tanto trumpiani) hanno altri interessi e sono guidati da chissà quale potente personalità, nascondendo persino le notizie e le operazioni d’intervento più gravi e importanti al direttrice dell’Agenzia Samantha O’Brien (Julianne Nicholson). In queste condizioni, Charlie è veramente solo e perennemente in pericolo e quando lui diventa inarrestabile e supera ogni ostacolo si ritrova contro anche il suo istruttore, che ha ricevuto l’ordine di eliminarlo. Ed invece.

 

 

Le città europee visitate sono diverse (Parigi, Londra, Madrid, la Romania, anche luoghi difficili come il Mar Baltico) e lui è sempre inseguito ma mai preso perché Charlie è sempre un passo avanti rispetto a chi lo cerca con l’intento di bloccarlo definitivamente. In ogni posto succede continuamente l’imprevedibile e lui sfugge sempre per un pelo, anche perché la sua enorme bravura nella tecnologia gli permette di installare in ogni luogo dispositivi utili ad esplodere, ad intercettare, a fermare momentaneamente l’inseguimento: lui vuole arrivare a coloro i quali hanno ucciso la moglie e non sarà soddisfatto fin quando non si sarà fatta giustizia da solo, visto che la CIA non glielo vuole permettere.

 

 

Potrebbe essere un buon giallo, come detto, ma ci sono troppe scene in cui il protagonista non sarebbe stato capace di cavarsela sempre, ha di continuo idee fuori dal comune per poter sfuggire e attuare il suo piano. Sequenze, diciamo pure, inverosimili, tipo sapere con precisione dove recarsi; avere sempre a portata di mano un PC portatile ed uno smartphone (con tutto quello che gli accade) non solo sempre collegati alla rete, ma che sa collegare (!) alle applicazioni che gli forniscono informazioni in tempo reale su ogni persona; piazzare ordigni in un hotel extralusso per far crollare la piscina rooftop in cui nota un suo ricercato; e via dicendo. Ma si sa, nel cinema di spionaggio è permesso di tutto e James Bond ha fatto scuola. Ma questo appare esagerato. Inoltre, James Hawes non è proprio il regista adatto e se per un film di questo tipo serviva un agente vero e proprio e quindi un professionista, forse ci voleva uno così anche alla regia.

 

 

Nonostante le mie perplessità, il film può essere benissimo accettato perché è un thriller diverso dal solito: non punta sui super‑agenti imbattibili, ma su un uomo normale che cerca di rialzarsi dopo un dolore enorme. Charlie soffre tantissimo per la perdita dell’amatissima giovane ed affettuosa moglie. Merita uno sguardo anche perché Rami Malek interpreta un protagonista fragile, intelligente, molto umano, e questo lato rende la storia più credibile e coinvolgente. Il film non corre dietro all’azione fine a sé stessa: preferisce i silenzi, i dubbi, le emozioni che si muovono sotto la superficie. E poi c’è un viaggio attraverso città e relazioni che mostrano quanto la vendetta sia complicata, mai davvero liberatoria.

 

 

Gli attori formano un cast interessante. All’inizio Rami Malek mi è sembrato fuori posto, ma la sua tipica espressione viene compresa meglio con il procede dello sviluppo del film ed alla fine lo si può apprezzare. Laurence Fishburne è in uno dei suoi ruoli più congeniali ed è efficiente per come sa interpretarlo; Rachel Brosnahan è come ci si può aspettare: carinissima e brava; Caitríona Balfe sorprende positivamente; Michael Stuhlbarg è il consueto caratterista che offre sempre e in ogni ruolo una garanzia di personaggio credibile; Holt McCallany non può che essere che un duro dirigente e con quel fisico ci va a nozze; Julianne Nicholson a me piace sempre ma non la vedo una perfetta direttrice della CIA; Jon Bernthal ha il compito della spaccatutto borioso e inaffidabile, quindi è proprio adatto con quella faccia da delinquente che si porta dietro.

 

 

Insomma, il film, che in fondo è un revenge movie e il cui titolo originale The Amateur indica meglio il contenuto, si lascia vedere sicuramente, ma in altre mani sarebbe stato un altro film.

 


 
 
 

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