Black Bag - Doppio gioco (2025)
- michemar

- 17 nov
- Tempo di lettura: 8 min

Black Bag - Doppio gioco
(Black Bag) USA 2025 spionaggio 1h33’
Regia: Steven Soderbergh
Sceneggiatura: David Koepp
Fotografia: Peter Andrews (alias di Steven Soderbergh)
Montaggio: Mary Ann Bernard (alias di Steven Soderbergh)
Musiche: David Holmes
Scenografia: Philip Messina
Costumi: Ellen Mirojnick, Sara Bosshard
Michael Fassbender: George Woodhouse
Cate Blanchett: Kathryn St. Jean
Marisa Abela: Clarissa Dubose
Tom Burke: Freddie Smalls
Naomie Harris: dottoressa Zoe Vaughan
Regé-Jean Page: colonnello James Stokes
Pierce Brosnan: Arthur Stieglitz
Gustaf Skarsgård: Philip Meacham
TRAMA: Gli agenti dell’intelligence britannica sono alla serrata ricerca di un traditore tra i loro ranghi. Mentre il mistero si svela, diventa chiaro che nessuno è al di sopra di ogni sospetto.
VOTO 7,5

L’obiettivo della camera da presa segue un uomo inquadrato di spalle che percorre nottetempo con passo deciso alcuni vicoletti per sbucare nei pressi della sede di un locale notturno in cui accede dicendo perentoriamente ai due buttafuori: “Sono qui per vedere il signor Meacham.” Entra, scende le scalette che danno la vista di un club molto affollato riempito dalle note di musica dance. Lui è George Woodhouse (Michael Fassbender), che si reca con fare sicuro verso la persona che cerca, seduto un salottino assieme a due donne, il quale appena lo intravede si alza e senza dire nulla lo precede fuori da una porta secondaria e consegna un bigliettino all’altro. E dice:
- Avevi ragione, abbiamo un traditore in casa. Lì ci sono 5 nomi. Tra cui quello di tua moglie.
- E perché?
- Mi hai chiesto di controllare tutti? Io l’ho fatto: ha il nullaosta di sicurezza, ha il movente e ha le capacità. L’ho dovuta inserire. Di quanto tempo hai bisogno?
- Dammi due settimane.
- Se Severus viene impiegato come previsto, moriranno migliaia di innocenti.
- Ok, una settimana.
- Lo faresti anche se dovesse essere Kathryn?
Woodhouse, che è un agente del servizio segreto britannico della National Cyber Security Centre, ed è sposato con la donna menzionata, non risponde e cambia discorso, chiedendo a Meacham (che è un suo superiore) come va con la sua donna dopo averla tradita.


È subito chiarito l’argomento centrale del film del diabolico e sempre sorprendente Steven Soderbergh: si tratta di un caso di tradimento all’interno dell’agenzia, che si specchia con l’allusione della vita privata nel discorso tra i due. Il compito che l’agente ha ricevuto è quello di indagare sulla fuga di notizie su un software top secret dal nome in codice Severus. Uno dei cinque sospettati è sua moglie Kathryn, anche lei agente dei servizi segreti. La prima mossa che l’uomo organizza è un invito a cena anche per gli altri quattro sospettati, anche loro agenti del NCSC: Clarissa, specialista in immagini satellitari, il suo fidanzato e collega Freddie, l’agente del controspionaggio James e la sua ragazza Zoe, che è anche psichiatra del reparto. Il menù è suo, con tanto di grembiule professionale: è un appassionato di cucina ed è abilissimo in succulente ricette e lo vediamo all’opera mentre tagliuzza e sminuzza gli ingredienti con grande velocità e precisione maniacale e poi si reca ad ammirare la moglie che si sta preparando a ricevere elegantemente gli ospiti sospettati. Il menù, come detto, è suo, ma le intenzioni sono altre. A cena, George drogherà una portata per abbassare le loro inibizioni e farli parlare e, nel tentativo di saperne di più sui suoi ospiti, li coinvolge in un gioco psicologico.


È un gioco tra colleghi solo in apparenza perché è invece l’avvio delle indagini inerenti al compito ricevuto da George per scoprire chi ha rubato il software segreto Severus, un codice informatico che ha la capacità di provocare la fusione del nocciolo in un reattore nucleare che così si surriscalderebbe a tal punto da fondere parzialmente o completamente, compromettendo le barriere di contenimento e rilasciando materiali radioattivi nell’ambiente. In pratica, si avrebbe un’esplosione nucleare, che potrebbe condizionare fortemente la guerra in atto tra Russia e Ucraina, motivo per cui l’agente traditore è in azione per vendere il brevetto. Evidentemente qualcuno sta cercando di condizionare pesantemente quella guerra. La faccenda, classicamente, si complica quando si scopre che è stata informata anche la CIA, ovviamente implicata: il tramite è un dissidente russo che si muove a Zurigo, che sta incontrando – come scopre George – proprio la consorte Kathryn, che a sua volta dispone di un conto sotto falso nome in Svizzera di ben 7 miliardi di sterline.


Situazione complicata? Mai quanto l’ottima sceneggiatura di David Koepp, fatta di dialoghi continui tra i vari attori della vicenda, e non solo tra i sei personaggi centrali, data la forte presenza del capo, Arthur Stieglitz (Pierce Brosnan, elegantissimo e velenoso) che è arrabbiato con i suoi più stretti collaboratori a causa della fuga di notizie ma che non la conta giusta, come si scoprirà. Non è un classico film pieno d’azione, bensì di ipotesi, indagini, mosse di scacchi, allusioni, ammissioni e smentite, con sospetti che vagano di continuo tra gli agenti. Relazioni che si combinano in coppie variabili: George e Kathryn sono sposati e sanno controllarsi segretamente a vicenda; Clarissa è la donna di Freddie, il quale, nella serata finale, quella al termine della settimana concessa per terminare l’indagine, confessa che l’ha tradita con Zoe; la quale, psicologa dell’agenzia, a sua volta, è compagna di James ma clandestinamente, perché non può essere rivelata per evidenti motivi professionali e di sicurezza. Ma nulla è certo perché tra loro ci si frequenta ad incrocio. La cena rivelatrice non solo rivela la fragilità dei rapporti personali tra gli agenti, contribuisce anche a creare un clima di sospetto e vulnerabilità che alimenta l’indagine centrale del film. Si conoscono da anni ma nessuno si fida ciecamente del collega e le frecciate sono frequenti e taglienti.


Soderbergh non fa mancare il sesso, che però è solo a parole o accennato: non c’è alcuna scena scabrosa o allusiva, solo un bacio finale tra i due coniugi che amano eccitarsi soprattutto se arrivano a promettersi di uccidere chiunque per difendere l’altro. La più spiazzante e disinibita sull’erotismo è Clarissa, che quando viene interrogata o provocata gioca abilmente rivelando una personalità disinvolta e spregiudicata: essendo davvero molto intelligente, usa ironia e ambiguità per destabilizzare gli interlocutori; è anche furba, allorquando impiega il discorso sessuale come leva psicologica per ottenere informazioni o mettere alla prova gli altri. È una delle personalità più rilevanti della sceneggiatura per la varietà dei suoi atteggiamenti sempre spavaldi, con un sorriso che dimostra personalità e sicurezza di atteggiamento. Ma sono un po’ tutti e sei che lentamente si rivelano per quello che sono: tolto l’impassibile George, che non lascia mai trapelare alcun sentimento o reazione – solo quando capisce che hanno scoperto i movimenti segreti della moglie ha alcuni attimi di incertezza (da notare il tremolio della mano) -, gli altri non sono quelli che sembrano e ognuno ha dei segreti. O di relazioni intime o di comportamenti anomali nel territorio della NCSC.


La tensione aumenta mirabilmente scena dopo scena, senza la necessità dell’azione: un thriller psicologico di spionaggio da camera, si direbbe, tutto basato sulla perfetta architettura di una scrittura mirabile, precisa come un cronometro. Ogni mossa, come negli scacchi, ha la sua importanza e ha le sue conseguenze e lo spettatore – obbligato quindi alla massima attenzione, non essendo un film da guardare distrattamente, pena non capire nulla – deve stare al passo e intuire il significato di ogni frase e di ogni gesto. Una sceneggiatura degna del miglior modello di thriller di John Le Carré, soprattutto per la sua atmosfera di sospetto, ambiguità morale e spionaggio non spettacolare ma profondamente umano. Questo film è effettivamente spionaggio introspettivo e come quei romanzi non punta su gadget o azione frenetica, ma su dialoghi serrati, tensione psicologica e dilemmi etici. C’è tanta ambiguità morale laddove i personaggi non sono mai del tutto buoni o cattivi. Anche il protagonista George Woodhouse si muove in una zona grigia, dove la verità è manipolabile e la lealtà è un concetto fragile. Poi si aggiungono i tradimenti personali di cui sopra, in cui le relazioni sentimentali (come quella tra George e Kathryn, o tra Zoe e Stokes) si intrecciano con la trama investigativa, creando un senso di vulnerabilità che ricorda La talpa o The Constant Gardener – La cospirazione. Ed infine da sottolineare i dialoghi e le ambientazioni claustrofobiche: la cena con i sospettati, gli interrogatori con l’uso del poligrafo, le confessioni forzate. Tutto richiama l’arte della pressione psicologica che Le Carré padroneggiava.


Impossibile non notare l’estrema eleganza e modernità degli ambienti creati da Philip Messina, specialmente la bellissima abitazione della coppia Woodhouse, con una super cucina ed una sala da pranzo dove il padrone di casa armeggia meglio di uno chef. Tutto il menù apparecchiato dal regista è perfetto, dalla direzione degli attori al bel cast in forma smagliante e su tutti la coppia dominante Michael Fassbender - Cate Blanchett. Anche gli altri sono lodevoli nei vari ruoli, incisivi e sicuri, anche perché si rivelano interpreti eccellenti.


Nell’ambito di un’opera di alta qualità, dove ogni particolare è curato, sia visivo che concettuale, il lavoro complessivo è di ottima fattura e ha un nome ben preciso: Steven Soderbergh, un autore spesso non valutato per quello che è capace di realizzare ogni volta, passando con facilità dalla commedia di buon intrattenimento, al dramma, al biopic su personaggi storici, all’horror intelligente e intrigante al thriller più classico, abile ad intrecciare i generi anche nello stesso film, come succede in questo caso. Il titolo Black Bag fa riferimento a un termine del gergo dell’intelligence che indica operazioni clandestine e non ufficiali, spesso al limite della legalità. Nel film, questo concetto si riflette appunto nella missione segreta e moralmente ambigua del protagonista incaricato di scoprire la talpa, e ne fa cenno nervoso Clarissa quando si lamenta della segretezza di tante operazioni. Sulla base, quindi, di questo termine, il regista imbastisce un’opera esemplare per tensione psicologica, intrigante, brillante, intelligente, complicata in maniera organica, perfetta nella costruzione e nel componimento di ogni sequenza, nella direzione degli attori, nella sontuosità dei particolari. Ed un twist finale con un’esecuzione capitale che rimarrà segreta ed impunita: è il colpo di scena inaspettato degno del film, che fa sobbalzare non solo qualche personaggio ma credo proprio anche tanti di noi.


Steven Soderbergh è davvero un grande cineasta, capace di tutto, anche di un film così sontuosamente preparato e realizzato, curatissimo, un meccanismo non solo perfettamente funzionante ma anche soggiogante, che non fa mai calare la tensione e il livello di attenzione richiesto. Il cast è da applausi, nessuno escluso, ognuno con il suo inglese armonico (fatta eccezione di Cate Blanchett, che è australiana) che contribuisce a creare il giusto climax senza cali. Tutti bravi (senza trascurare l’eccellente Pierce Brosnan: che bel personaggio! quasi un villain) ma è inevitabile notare che Cate Blanchett e Michael Fassbender sono sul gradino più alto del podio: lui esemplare nella rigidità del suo personaggio prudente, osservatore e padrone della situazione; lei che sprizza ambiguità e controllo in ogni occasione: pare una preda ed invece muove scacco matto, compreso il coup de théâtre prima di andare al letto col marito e i titoli di coda. Che coppia!

Film elegante, meticoloso (come George) nella luce, nella messa in scena, con luoghi minimi che paiono fuori dal caos che c’è fuori o un po’ più in là, firmato da uno dei migliori registi in circolazione e che non finisce mai di migliorare: 35 film in 36 anni di attività, una la vittoria della Palma d’oro a Cannes all’esordio con Sesso, bugie e videotape nel 1989 (Wim Wenders era il presidente della giuria, lo preferì a Nuovo Cinema Paradiso) e l’Oscar per la migliore regia con Traffic. E scusate se è poco. Per adesso.






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