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Paulette (2012)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 12 apr 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Paulette

Francia 2012 commedia 1h27'


Regia: Jérôme Enrico

Sceneggiatura: Jérôme Enrico, Bianca Olsen, Cyril Rambour, Laurie Aubanel

Fotografia: Bruno Privat

Montaggio: Antoine Vareille

Musiche: Michel Ochowiak

Scenografia: Christophe Thiollier

Costumi: Agnès Falque


Bernadette Lafont: Paulette

Carmen Maura: Maria

André Penvern: Walter

Dominique Lavanant: Lucienne

Françoise Bertin: Renée "Alzheimer"

Ismaël Dramé: Léo

Jean-Baptiste Anoumon: Ousmane

Axelle Laffont: Agnès

Paco Boublard: Vito


TRAMA: Paulette, una ex pasticciera ormai anziana, vive da sola in un fatiscente casermone popolare alla periferia di Parigi. Con la sola e magra pensione non riesce più ad arrivare a fine mese quando, osservando gli strani movimenti serali fuori dal suo palazzo, scopre il mondo degli spacciatori di cannabis e ha una brillante idea. Con il suo fiuto per gli affari e le sue capacità da cuoca, studia una maniera alternativa per rivendere la droga, ma la sua inesperienza nel campo e la volontà di strafare le provocano più di un guaio.


Voto 6,5

Storie moderne di precarietà e solitudine in quartieri popolari di periferia, dove l'importante è sopravvivere tra loschi figuri e porte sbarrate, tra la spesa fatta solo di giorno e i rientri affrettati, nei tempi di crisi e pensioni da fame di tante persone anziane. Forse ci siamo abituati e non ci facciamo più caso?

Tralasciando le ambigue situazioni, che assumono anche stravaganti iniziative come la volenterosa Irina Palmer, che per salvare il nipotino si arrangia con un lavoro degradante, scopriamo la vera dura realtà come quella invece di Paulette, una vecchia già burbera di suo e in più incattivita dalla vita, donna che non va per il sottile pur di guadagnare quello che la farà star meglio e quando lo scopre non si perde d’animo e prende in mano la situazione.

D’altronde, non si cruccia dei pettegolezzi dei vicini che si riesce ad ascoltare attraverso le sottili pareti delle case popolari, anche lei parla male di loro, soprattutto degli immigrati magrebini che, a sentirla, hanno portato alla rovina i quartieri periferici, la vita della gente come lei e la Francia tutta. Li odia tutti, senza eccezione neanche per il genero Ousmane, che chiama "sbucciabanane" e il suo unico nipote Leo, per lei la "scimmietta". L’apice lo raggiunge davanti alle terrificanti immagini delle Torri Gemelle in fiamme e poi crollate che vede al televisore, che però le verrà confiscato con il resto dell’arredamento.

A questo punto sente che deve reagire e darsi da fare: e così, forte di alcune informazioni ricevute dal genero poliziotto, che in realtà cercava collaborazione, Paulette si propone a Vito, il boss locale, per spacciare hashish. È facile immaginare cosa può pensare il criminale di questa anziana e della comica situazione che si sta creando. Anzi, e se quella sostanza così richiesta si potesse mescolare con le torte? Chissà che successo! Una volta, quando viveva il marito, conducevano una brasserie e stavano bene ma era stata anche una pasticciera diplomata e oggi il sistema che sta escogitando può camuffare benissimo il traffico, a cui adesso hanno aderito anche le sue amiche che hanno fiutato l’affare.


Può filare tutto liscio per molto? No, qualcosa succederà e, anzi, Paulette si troverà nei guai, imparando a sue spese e a quella età cosa vuol dire emigrare: sarà la sorpresa finale del film.

Commedia acida? Inevitabile. Quando un regista mostra schiettamente i lati oscuri delle scelte di vita dettate dalla legge della conservazione non c’è spazio per il buonismo, per la solidarietà, per la commozione: Paulette ha deciso e tira per la sua strada. È una donna tosta, di carattere, ed è meglio starne alla larga.


 
 
 

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