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Polisse (2011)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 12 feb 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 27 ago 2021


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Polisse

Francia 2011, drammatico, 2h7'


Regia: Maïwenn

Sceneggiatura: Maïwenn, Emmanuelle Bercot

Fotografia: Pierre Aïm

Montaggio: Laure Gardette

Musiche: Stephen Warbeck

Scenografia: Nicolas de Boiscuillé

Costumi: Marité Coutard


Karin Viard: Nadine

Joey Starr: Fred

Marina Foïs: Iris

Nicolas Duvauchelle: Mathieu

Maïwenn: Melissa

Riccardo Scamarcio: Francesco

Karole Rocher: Chrystelle

Emmanuelle Bercot: Sue-Ellen

Frédéric Pierrot: Baloo

Arnaud Henriet: Bamako

Naidra Ayadi: Nora

Jérémie Elkaïm: Gabriel

Wladimir Yordanoff: Beauchard

Laurent Bateau: Hervé

Carole Franck: Céline


TRAMA: La vita quotidiana dei poliziotti della BPM (Brigade de Protection des Mineurs) è fatta di sorveglianza nei parchi, di arresto di piccoli borseggiatori, della raccolta delle deposizioni dei genitori, della gestione di adolescenti esplosivi e di altri compiti duri e logoranti, ma è anche fatta di solidarietà tra colleghi e di amicizie sul lavoro. Per testimoniare tutto ciò il Ministero dell'interno invia una fotoreporter che dovrà realizzare un libro di immagini. Ma Fred, uno dei veterani della Brigata, fatica a sopportare la presenza dello sguardo indagatore della sua macchina fotografica. Comunque un lavoro difficile che i poliziotti riescono ad affrontare quotidianamente grazie ad un forte spirito di squadra e solidarietà. Così, a momenti di triste realtà si alternano gioie inaspettate, lasciandoci sperare che anche il dramma più grande possa essere superato.


Voto 7,5


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Uno dei delitti più insopportabili che purtroppo si continuano a commettere dalla notte dei tempi è il maltrattamento dei bimbi in tutte le sue sfaccettature: abuso, violenza fisica e psichica, utilizzo per scopi infami, privazione di istruzione e delle piccole gioie di cui un bimbo deve godere in quella bellissima età, coercizione all’elemosina e poi si può aggiungere tanti odiosi comportamenti da parte di adulti e in particolare di genitori indegni di questo termine. Fortunatamente oggi c’è maggiore attenzione al riguardo e tante associazioni cercano di frenare e intervenire per salvaguardare la fragilità di quelle povere anime sfruttate e maltrattate. Un compito essenziale viene anche affidato a particolari uffici di polizia specializzata, che intervenendo in tempo compiono un lavoro encomiabile.


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L’attrice Maïwenn Le Besco, conosciuta semplicemente come Maïwenn, di origini franco-algerine, si è occupata altre volte di questo orribile problema, per esempio quando ha scritto, prodotto e realizzato il suo primo lungometraggio Perdonatemi (Pardonnez-moi), che è il racconto autobiografico di una ragazza che si ribella contro il padre che la picchiava quando era piccola. Chi meglio di lei poteva occuparsi e girare un bellissimo e sentito film in proposito? Ne è venuto fuori un’opera coraggiosa e perfettamente riuscita, in quanto ottiene un giusto equilibrio tra una sceneggiatura che tenesse costantemente conto del livello di verosimiglianza e l’utilizzo di attori che sapessero essere sempre sinceri e realistici, quasi che non recitassero. Inoltre la Maïwenn ha il grande merito di dimostrarci come ognuno dei poliziotti – maschi e femmine che siano – non riescono a tenere a freno i due tipi di problemi che affrontano quotidianamente. In altre parole, se arriva con efficacia a tenete separate il loro lavoro dalla loro vita familiare, ci mostra come in molti frangenti i personaggi riversano nella loro vita privata lo stress dovuto ai diversi casi angosciosi che devono risolvere, mentre spesso trascinano i problemi privati di coppia nel lavoro, causando frequenti discussioni inutili dovuti al serpeggiante nervosismo che si impossessa della loro mente. Un distacco e un rimescolamento continuo perfettamente illustrato dalla regista.


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Il risultato è un film appassionante e toccante che a volte dà l’idea di essere più di un film, tanto da parere in alcune sequenze un docufilm: gli attori, lei compresa che si riserva un ruolo di osservatrice, distaccata dal gruppo dei poliziotti che indagano sui reati sui minori, sono superlativi e si superano per impegno e bravura. La regia inoltre è abilissima nel mettere in risalto uomini e donne umanamente incapaci di trasformare in routine le atrocità di cui vengono a conoscenza, così come è abile nel presentarceli come esseri umani. Basterà assistere al finale scioccante per capire come è riuscita anche in questo intento.

Film crudo e coraggioso, con dialoghi serrati e ritmo alto, un film che lascia inebetiti, giustamente premiato con due César e una Palma della giuria a Cannes 2011.




 
 
 

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