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Pride (2014)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 4 dic 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 3 giu 2023


Pride

UK/Francia 2014 commedia 1h59'


Regia: Matthew Warchus

Sceneggiatura: Stephen Beresford

Fotografia: Tat Radcliffe

Montaggio: Melanie Oliver

Musiche: Christopher Nightingale

Scenografia: Simon Bowles

Costumi: Charlotte Walter


Bill Nighy: Cliff

Imelda Staunton: Hefina Headon

Dominic West: Jonathan Blake

Andrew Scott: Gethin Roberts

George MacKay: Joe Cooper

Ben Schnetzer: Mark Ashton

Joseph Gilgun: Mike Jackson

Freddie Fox: Jeff Cole

Paddy Considine: Dai Donovan

Faye Marsay: Steph Chambers

Jessie Cave: Zoe

Monica Dolan: Marion Cooper

Liz White: Margaret Donovan


TRAMA: Nel 1984, un gruppo di attivisti LGBT di Londra decide di raccogliere fondi per sostenere il Sindacato Nazionale dei Minatori durante il loro lungo sciopero. C'è solo un problema: l'Unione sembra imbarazzata a ricevere il loro sostegno.


Voto 6,5

I fatti sono questi. A Londra, nel 1984, Joe Cooper partecipa tra mille timidezze e ritrosie al Gay Pride e si unisce alla frangia più politicizzata del corteo, già proiettata sulla successiva battaglia in difesa dei minatori in sciopero contro i tagli della Thatcher. Guidati dal giovane Mark Ashton, i LGSM (Lesbians and Gays Support The Miners) cominciano il loro difficile percorso di protesta, che li conduce in Galles, nella remota comunità di Dulais. Superata l'iniziale ritrosia, tra attivisti gay e minatori nascerà una sincera amicizia e un'incrollabile solidarietà umana.

I due esordienti alla regia e alla sceneggiatura (Matthew Warchus e Stephen Beresford) scelgono la via di non proclamare sin dall’incipit, mediante la consueta didascalia, che sono vicende realmente accadute e, guardando il film, pare di assistere ad una commedia di finzione, tranne che poi nel finale si può leggere cosa è successo dopo ai personaggi della trama. Un espediente, forse, per far simpatizzare il pubblico nei riguardi dei personaggi e poi rivelare che è tutto vero, compreso il loro destino. Gli eventi si svolgono sullo sfondo dello sciopero dei minatori del Regno Unito che ebbe luogo tra 1984 e il 1985 (manifestazione che fu denominata UK miners' strike). Tuttavia, la storia del film non inizia concentrandosi sui minatori, ma viene presentato un gruppo di attivisti gay e lesbiche, guidati dal giovane Mark Ashton (Ben Schnetzer), che fa notare a tutti le non poche somiglianze tra la difficile situazione del gruppo e quella dei minatori, tra cui le chiare caratteristiche comuni come l’antipatia verso la durissima signora Margaret Thatcher e il fatto che entrambi sono maltrattati dalla polizia per ordine del governo.

Con queste idee l’animatore del gruppo riesce a convincere altre persone ad aderire alla iniziativa che sta nascendo: la formazione di una organizzazione denominata LGSM (Lesbians and Gays Support the Miners) con lo scopo di raccogliere donazioni a favore degli scioperanti ormai in gravi difficoltà economiche. Con entusiasmo aderisce altra gente, tra cui il giovane Joe Cooper (George MacKay), il gaudente Jonathan Blake (Dominic West) e il suo ragazzo, Gethin Roberts (Andrew Scott), e la schietta Steph Chambers (Faye Marsay). Non va però tutto liscio dal punto di vista umano, perché essi raccolgono abbastanza donazioni ma, una volta che il sindacato dei minatori rifiuta il loro sostegno (ah, quanto male fa essere prevenuti!), decidono di offrire il denaro direttamente a una piccola città del Galles, il cui rappresentante, Dai Donovan (Paddy Considine) accetta con gratitudine e invita i sostenitori a visitare il loro paesino anche se il loro arrivo è accolto da un misto di apprezzamento. In particolare da Cliff (poteva mancare in un film del genere il super simpatico Bill Nighy?) e la vivace Hefina (una Imelda Staunton in grandissima forma), tra scetticismo e aperta ostilità. Ovvio che le asperità si appianeranno.

L’ottimo lavoro degli autori ha fatto sì che il film ha riscosso simpatie e apprezzamenti ovunque, fino a raggiungere la candidatura ai Golden Globe del 2015 e la "Queer Palm" a Cannes 2014, oltre al BAFTA 2015 come miglior esordio britannico da regista, sceneggiatore o produttore a Stephen Beresford e David Livingstone. Questo spunto narrativo ha portato a realizzare una commedia pimpante e simpatica, con un gruppo di attori più che mai in parte e amabili, anzi strepitosamente amabili, una commedia dalla chiara impronta british, sostenuti da una sceneggiatura accorta che, anche se la storia è facilmente prevedibile, tiene sveglia l'attenzione per tutta la durata. Chi ha adorato i balletti di Full Monty, il sogno di Billy Elliot e le tragicomiche vicende di Trainspotting si troverà a proprio agio.

Riconoscimenti

2015 - Golden Globe

Candidatura miglior film commedia o musicale

2015 - Premio BAFTA

Miglior esordio britannico da regista, sceneggiatore o produttore a Stephen Beresford e David Livingstone

Candidatura miglior film britannico

Candidatura migliore attrice non protagonista a Imelda Staunton

2014 - Festival di Cannes

Queer Palm



 
 
 

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