Prigione 77 (2022)
- michemar

- 4 apr
- Tempo di lettura: 3 min

Prigione 77
Modelo 77
Spagna 2022 dramma/thriller 2h5’
Regia: Alberto Rodríguez
Sceneggiatura: Rafael Cobos, Alberto Rodríguez
Fotografia: Álex Catalán
Montaggio: José M. G. Moyano
Musiche: Julio de la Rosa
Scenografia: Pepe Domínguez del Olmo
Costumi: Fernando García
Miguel Herrán: Manuel
Javier Gutiérrez: José Pino
Jesús Carroza: Il Negro
Fernando Tejero: Marbella
Catalina Sopelana: Lucía
Xavi Sáez: Boni
Alfonso Lara: El Demócrata
Polo Camino: Rubí
Víctor Castilla: Rompetechos
Iñigo Aranburu: Andrés
Javier Lago: Domingo
Iñigo de la Iglesia: Agustín
Javier Beltrán: Arnau Solsona
TRAMA: Un giovane commercialista, in attesa di processo nel 1977 per appropriazione indebita, con possibile condanna a 20 anni, si unisce alla rivolta di un gruppo di detenuti che chiedono l’amnistia.
VOTO 6,5

Il film di Alberto Rodríguez, regista di cui abbiamo ammirato il bel La isla mínima, si inserisce nel solco del dramma carcerario politico, usando la storia della Cárcel Modelo di Barcellona come lente per spiegare la Spagna della transizione. Attraverso un racconto teso e corale, la pellicola mette in discussione la retorica del “progresso” post‑franchista, mostrando ciò che rimase ai margini: i detenuti comuni, le ingiustizie sistemiche, la violenza istituzionale.
Siamo a Barcellona nel 1977. Manuel (Miguel Herrán), un giovane contabile accusato di un modesto ammanco, rischia una condanna sproporzionata. In attesa di giudizio, entra in quel carcere dove stringe un legame con il compagno di cella José Pino (Javier Gutiérrez). I due si avvicinano ad un collettivo di detenuti che lotta per i diritti dei reclusi e per una vera amnistia anche per i “comuni” esclusi dai benefici concessi ai prigionieri politici. Mentre il Paese vive un momento di trasformazione, dentro il carcere la tensione cresce: soprusi, violenze, ingiustizie e un sistema che sembra voler cancellare chi non rientra nella narrazione ufficiale del cambiamento. La battaglia per la libertà diventa così un conflitto morale e fisico, dove amicizia e solidarietà sono l’unico appiglio.
Il bravo regista costruisce un ritratto duro e incisivo del sistema penitenziario spagnolo negli anni della transizione, mostrando come la promessa di rinnovamento non abbia raggiunto tutti, utilizzando il carcere come microcosmo politico: ciò che accade tra le sue mura riflette le contraddizioni di un Paese che vuole voltare pagina senza fare davvero i conti con il passato. La sua regia si affida a una fotografia cupa e claustrofobica, che trasforma la struttura della Modelo in un personaggio a sé: corridoi, celle e torri di sorveglianza diventano simboli di un potere che osserva, controlla e schiaccia. L’idea della vigilanza permanente è resa con grande precisione visiva, è l’occhio che sorveglia e incute pressione psicologica.
Il film eccelle quando resta sul terreno della metafora sociale e quindi la lotta collettiva, l’ingiustizia sistemica, la brutalità istituzionale. Meno efficace, invece, quando tenta di spostare il baricentro sul dramma individuale dei protagonisti: alcune dinamiche emotive risultano accelerate o convenzionali, attenuando l’impatto della parte finale. Nonostante ciò, rimane una radiografia potente di un periodo storico complesso, capace di unire rigore formale e tensione narrativa. Una storia che parla di memoria, di diritti negati e di un Paese che cerca la luce ma deve ancora attraversare molte ombre.
Miguel Herrán costruisce un protagonista vulnerabile ma combattivo. La sua interpretazione lavora molto sul corpo e sullo sguardo: il suo Manuel è un ragazzo che non appartiene al mondo carcerario e lui è capace di rendere credibile il suo passaggio dalla paura iniziale alla determinazione politica. La sua presenza scenica è costante, anche quando il personaggio non parla: il film gli chiede di incarnare la tensione morale della storia, e lui risponde con una prova intensa e fisicamente esposta. L’esperto e stimato Javier Gutiérrez, dal suo canto, porta in scena un personaggio più ambiguo, Pino, che fa parte del sistema (quello in cui lo trova il nuovo ospite) e con la solita bravura recita con piccoli gesti e ironia amara. Il personaggio è importante ai fini della trama e tale è l’attore che ben conosciamo.
Va detto però che, essendo anche un film corale, la forza del film arriva anche dal quadro collettivo e ciò si riflette anche nelle interpretazioni, che risultano più efficaci quando immerse nella dinamica di gruppo piuttosto che nei momenti più privati e dei singoli. Pur nell’ambito di un film “politico” resta evidente la forza passionale tipica del cinema spagnolo.

Riconoscimenti
(tra in tantissimi premi, emergono quelli conseguiti nella sede più importante spagnola)
Goya 2023
Miglior produzione
Miglior scenografia
Miglior costumi
Miglior trucco e acconciature
Miglior effetti speciali
Candidatura miglior film
Candidatura miglior regia
Candidatura miglior attore protagonista Miguel Herrán
Candidatura miglior attore protagonista Javier Gutiérrez
Candidatura miglior attore non protagonista Fernando Tejero
Candidatura miglior attore non protagonista Jesús Carroza
Candidatura miglior sceneggiatura originale
Candidatura miglior colonna sonora
Candidatura miglior fotografia
Candidatura miglior montaggio
Candidatura miglior sonoro


























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