Psyco (1960)
- michemar

- 7 feb 2020
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 13 ago 2024

Psyco
(Psycho) USA 1960 thriller/horror 1h49'
Regia: Alfred Hitchcock
Soggetto: Robert Bloch (romanzo)
Sceneggiatura: Joseph Stefano
Fotografia: John L. Russell
Montaggio: George Tomasini
Musiche: Bernard Herrmann
Scenografia. Robert Clatworthy, Joseph Hurley
Costumi: Rita Riggs
Anthony Perkins: Norman Bates
Janet Leigh: Marion Crane
Vera Miles: Lila Crane
John Gavin: Sam Loomis
Martin Balsam: Milton Arbogast
John McIntire: sceriffo Al Chambers
TRAMA: Marion Crane insoddisfatta impiegata di Phoenix taglia i ponti con il suo passato: ruba quarantamila dollari dal suo ufficio e fugge in auto. Si ferma al motel gestito da Norman Bates, un giovane timido e impacciato che vive con la madre in una sinistra casa accanto al motel e che ha una collezione di animali da lui stesso impagliati. Mentre Marion fa la doccia qualcuno la uccide. Il giorno dopo il fidanzato e la sorella si mettono alla sua ricerca, affiancati, a un certo punto, dal detective Arbogast.
Voto 9


Uno dei più famosi al mondo e probabilmente l’horror più imitato, questo film sostituisce gli esseri soprannaturali del vecchio cinema dell’orrore (vampiri, lupi mannari, zombi e simili) con un mostro fin troppo umano. Fece di Norman Bates un nome familiare e assicurò per sempre ad Alfred Hitchcock lo status di maestro della suspense. Fu l’adattamento di un trascurabile romanzo di Robert Bloch, che si ispirò alla vita di un serial killer del Wisconsin, Ed Gein. Una delle caratteristiche dell’opera è che per la prima volta il personaggio principale della storia viene brutalmente ucciso a metà della storia, tra l'altro con i laceranti violini della colonna sonora scritta dal fidato Bernard Herrmann.

Alla prima uscita, il film venne però accolto tiepidamente dalla maggior parte dei critici dell’epoca, ma la reazione del pubblico fu sorprendente: infatti Hitch ideò genialmente che l’ingresso in sala sarebbe stato vietato dopo la fine dei titoli di testa, aumentando così lo scalpore generato dall’uscita del film. Il regista britannico era riuscito ad attingere alle profondità della psiche collettiva dell’America, con il suo mostro così normale e la sua sordida e spaventosa storia di sesso, follia e morte, tanto simile con la cronaca dei decenni seguenti. Velleitari furono i tentativi di imitazione, remake e sequel arrivati inseguito. È notoriamente uno dei film che assieme ad altri capolavori rappresenta una intera e sterminata filmografia di un genio del thriller. La continua tensione che cresce di sequenza in sequenza rappresenta una pietra miliare del genere, fotografata benissimo dal cupo bianco e nero che domina sullo schermo.
I primi piani:
La casa
Ma questo enorme film, capolavoro assoluto tra i tanti thriller del maestro, sicuramente da annoverare nel genere dell’horror ha bisogno non delle mie povere parole ma di un contributo ben superiore, quello per esempio dell’esimio critico Rinaldo Censi, il quale recentemente ha scritto quanto segue, che trovo interessante in maniera straordinaria. Da leggere tutto d’un fiato e da ricordare. Mi permetto di copiarlo e incollarlo qui. Ecco il testo integrale.

"Ci sono almeno due sequenze piuttosto complicate in Psyco: l’omicidio sotto la doccia e l’uccisione di Arbogast. Soffermiamoci sulla prima. Hitchcock sa che per girarla incontrerà diversi problemi. Il rischio censura per violenza e nudo è davvero alto. Paga l’illustratore Saul Bass 2.000 dollari, chiedendogli di schizzare uno storyboard della scena. Bass immagina una sequenza costruita su fulminei stacchi di montaggio, in modo da rendere una raffica di angoli obliqui, inquadrature medie e primi piani. A solleticarlo è soprattutto una sfida: filmare la violenza dell’omicidio ma senza spargere sangue. Un’idea interessante, prima che a Hitchcock venga in mente di far portare sul set sciroppo al cioccolato, e non per gustarselo tra un ciak e l’altro. La prima vasca da bagno è fissata tra due pareti, in modo da lasciar spazio di movimento alla macchina da presa. Il risultato è scadente. Soprattutto, la vasca perde acqua da tutte le parti. Un’altra vasca, circondata da quattro pareti bianche semoventi viene approntata. Tutto pronto? Macché, c’è un altro problema: il seno di Janet Leigh. Hitchcock sa che lei pensa di averlo troppo grande. La cosa le creerà imbarazzo? Avrà bisogno di una controfigura? Per rassicurarla, Hitch le mostra il dettagliato storyboard di Bass: nessuna parte intima verrà filmata. Per sicurezza, ogni porzione verrà coperta con un particolare tessuto di fustagno (moleskin). Dunque, c’è questo spazio di un biancore netto, accecante, in cui una donna fa la doccia e verrà trucidata con innumerevoli coltellate. Da qui in poi, le riprese della sequenza diventano un po’ come Rashomon di Kurosawa. Ognuno ricorda a modo suo come siano andate le cose. L’ha girata Bass, o Hitchcock? O i due in collaborazione? Bass fa alcune prove in formato ridotto, per valutare la tenuta dello storyboard: «Il punto di fondo era basato su una serie di immagini ripetitive in cui c’era molto movimento ma poca vivacità». Una donna fa la doccia, viene colpita e scivola lentamente nella vasca. Ma ciò che vediamo è una serie ripetitiva di movimenti, cadenzati da repentini cambi di angolazione. Alcuni stacchi sono al limite del subliminale. Ci mettono una settimana per girarla, ricorda Hitchcock a Truffaut. L’unica cosa certa è che Anthony Perkins non era presente sul set. Giungerà solo per spazzare via le sgocciolature di sciroppo al cioccolato. Come se la sequenza fosse stata cucinata da un grande chef. Sì, una grande torta di panna con sgocciolature di sciroppo al cioccolato."

Riconoscimenti
Premio Oscar 1961
Candidatura miglior regista
Candidatura miglior attrice non protagonista a Janet Leigh
Candidatura migliore fotografia
Candidatura migliore scenografia
Golden Globe 1961
Miglior attrice non protagonista a Janet Leigh
























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