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Ritratto di un amore (2023)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 1 ora fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Ritratto di un amore

Bonnard, Pierre et Marthe

Francia Belgio 2023 dramma biografico 2h2’

 

Regia: Martin Provost

Sceneggiatura: Martin Provost

Fotografia: Guillaume Schiffman

Montaggio: Tina Baz

Musiche: Michael Galasso

Scenografia: Jérémie Duchier

Costumi: Pierre-Jean Larroque

 

Vincent Macaigne: Pierre Bonnard

Cécile de France: Marthe de Méligny

Stacy Martin: Renée

Anouk Grinberg: Misia Sert

Grégoire Leprince-Ringuet: Édouard Vuillard

André Marcon: Claude Monet

Philippe Richardin: Maurice Denis

 

TRAMA: L’incontro tra il pittore francese Pierre Bonnard e Marthe de Méligny, una modella che divenne la sua compagna di vita e principale musa ispiratrice dei suoi dipinti. Una passione travolgente, un’unione indissolubile, un amore fuori da ogni schema.

 

VOTO 7,5

 

 

Pierre Bonnard non sarebbe stato il pittore che tutti oggi riconoscono come maestro senza la presenza nella sua vita dell’enigmatica Marthe, soggetto che occupa più di un terzo del lavoro dell’artista. Per conoscere Bonnard, Maria Boursin (alias Marthe de Méligny) si finse un’aristocratica italiana in rovina. Non sapeva ancora che sarebbe diventata il pilastro di un'opera gigantesca, oggi considerata una delle più importanti dell'inizio del XX secolo. È un film che la critica, ma anche il pubblico appassionato d’arte, ha accolto con grande calore, riconoscendogli la capacità rara di trasformare una storia intima in un racconto visivo di straordinaria finezza. Martin Provost, già autore di biopic sensibili e profondi, costruisce qui un’opera luminosa, immersa nei colori e nelle atmosfere che hanno reso celebre Pierre Bonnard. Il film è molto apprezzabile per la delicatezza con cui esplora la relazione tra il pittore e la sua musa, per la cura pittorica delle immagini e per la capacità di restituire la complessità emotiva di una coppia che ha segnato la storia dell’arte francese. Molte delle inquadrature paiono la replica delle tele che ha reso celebre l’impressionismo e la corrente che ne seguì, di cui fece parte il nostro personaggio.

 

 

Vi si racconta la relazione lunga, complessa e spesso tormentata tra il pittore francese Pierre Bonnard e Marthe de Méligny, la donna che diventerà la sua musa e presenza ricorrente in oltre un terzo delle sue opere. Il film non segue il classico biopic sull’artista, ma si concentra sulla dinamica della coppia: un legame totalizzante, segnato da amore, dipendenza emotiva, gelosie, segreti e identità reinventate. Marthe emerge come figura autonoma e sfaccettata, non solo musa ma donna con ambizioni artistiche proprie, avvolta da un’aura di mistero e progressivo isolamento.

 

 

Parigi, fine Ottocento. Pierre Bonnard è un giovane pittore riservato, immerso nella propria ricerca artistica, quando incontra Marthe de Méligny, una donna enigmatica che si presenta con un cognome inventato e un passato avvolto nel mistero. Quello che nasce come un incontro professionale si trasforma presto in un legame profondo, fatto di passione, dipendenza e continue metamorfosi. Marthe diventa la sua modella, la sua compagna e la protagonista di un terzo delle sue opere, ritratta in interni domestici, giardini assolati e celebri scene di vita quotidiana.

 

 

La loro relazione attraversa decenni: si amano, si allontanano, si feriscono e tornano sempre l’uno verso l’altra, in un equilibrio fragile che alimenta l’arte di Bonnard. L’arrivo di Renée (Stacy Martin), una giovane donna che scuote il rapporto, apre una frattura che mette Marthe di fronte alle proprie fragilità e Pierre davanti ai limiti del suo desiderio di libertà. Intorno a loro scorrono figure dell’arte francese come Vuillard e Monet, mentre la casa immersa nella natura diventa un rifugio e un laboratorio creativo. Il film segue la coppia fino agli ultimi anni, quando Marthe, sempre più isolata e malata, resta comunque il centro emotivo e visivo dell’opera di Bonnard. La loro storia, fatta di segreti e dedizione, si chiude con la consapevolezza che l’arte di Pierre non sarebbe esistita senza la presenza silenziosa e tenace di Marthe.

 

 

La pellicola è da cogliere, secondo me, come un film di grande eleganza, capace di trasformare la biografia di un artista in un’esperienza sensoriale. La critica, soprattutto quella francese, fa bene a sottolineare innanzitutto la delicatezza con cui il regista Martin Provost illumina la figura di Marthe, non più semplice musa ma presenza complessa, misteriosa, decisiva nella vita creativa di Bonnard. Per me il film è da lodare per la regia solare e sensuale, per la fotografia che sembra respirare la stessa luce delle tele del pittore, e per la capacità di evocare un erotismo sottile, mai esibito, che richiama i celebri nudi di Bonnard. Gli ambienti, i colori, la natura che avvolge la coppia sono trattati con un gusto impeccabile, quasi pittorico, e restituiscono allo spettatore la sensazione di entrare fisicamente nel mondo dell’artista.

 

 

Inoltre, va apprezzato molto anche l’interpretazione degli attori: Vincent Macaigne (fateci caso: è quasi sempre presente nei film importanti del cinema d’oltralpe) offre un Bonnard introverso, assorto, mentre Cécile de France (mai vista così compenetrata e performante come in questa occasione, forse la sua più bella interpretazione di sempre) dà a Marthe una vibrazione emotiva che la rende protagonista a pieno titolo. Comunque, un’interpretazione carnale, passionale, intensa, travolgente come il carattere del personaggio, al limite del melodrammatico. Il loro duo, inatteso ma perfettamente armonico, sostiene un racconto che oscilla tra dolcezza, tensione e una sottile malinconia. Provost firma in tal modo uno dei suoi lavori più riusciti: un film che non cerca il sensazionalismo, ma la verità intima di un amore che si intreccia alla creazione artistica. Un’opera che invita a guardare la pittura non come illustrazione, ma come prolungamento della vita stessa.

 

 

Non si può non far cenno dell’importanza del pittore nella Storia dell’Arte francese. Pierre Bonnard (1867–1947) è una delle figure centrali del post‑impressionismo e membro dei Nabis, gruppo che esplorava il colore come linguaggio simbolico. Scopro che la sua pittura è caratterizzata da interni domestici vibranti, prospettive intime, colori caldi e una luce che sembra filtrare direttamente dalla memoria. Bonnard è considerato uno dei maestri della “pittura della vita quotidiana”, capace di trasformare gesti minimi in poesia visiva. Da parte sua, Marthe de Méligny, nata Maria Boursin, incontrò Bonnard nel 1893. La sua identità rimase per anni avvolta nel mistero: si presentava con un nome inventato, nascondeva le proprie origini e viveva in un mondo quasi parallelo, fatto di rituali, silenzi e fragilità. Fu modella, compagna, custode e ossessione creativa: appare in oltre un terzo delle opere di Bonnard, spesso ritratta nella vasca da bagno, in interni domestici, immersa nella luce dorata delle case che condividevano. La sua figura, ripetuta e reinventata, divenne il fulcro della poetica di Bonnard: senza di lei, la sua pittura non avrebbe avuto la stessa intensità emotiva né la stessa coerenza tematica. La loro relazione, complessa e talvolta tormentata, fu anche un laboratorio artistico: Marthe influenzò profondamente la sensibilità del pittore, spingendolo verso una visione più intima, più domestica, più segreta della realtà. In definitiva, Bonnard e Marthe rappresentano un esempio raro di fusione totale tra vita e creazione: un amore che non solo accompagna l’opera, ma la genera.

 

 

Ho ammirato molto la regia di Martin Provost, già specialista in opere biografiche (specialmente di donne), perché costruisce un racconto visivo che richiama la pittura del protagonista: colori caldi, luce morbida, interni intimi, paesaggi naturali. Egli dirige ottimamente i due protagonisti e le interpretazioni di Cécile de France e Vincent Macaigne danno vita a un ritratto emotivo e malinconico di una relazione che ha plasmato l’arte del pittore. Il film diventa così un’indagine sul prezzo umano della creazione artistica e sul confine sottile tra amore, ossessione e ispirazione. Chi ho trovato fuori posto è stata la pur sempre brava Stacy Martin, per un ruolo forse non adatto a lei.

 

Bel film. Una passione travolgente, un’unione indissolubile, un amore fuori da ogni schema.

 


 
 
 

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Il Cinema secondo me,

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