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Scappo dalla città - La vita, l’amore e le vacche (1991)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 13 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

Scappo dalla città - La vita, l’amore e le vacche

City Slickers

USA 1991 commedia 1h53’

 

Regia: Ron Underwood

Sceneggiatura: Lowell Ganz, Babaloo Mandel

Fotografia: Dean Semler

Montaggio: O. Nicholas Brown

Musiche: Marc Shaiman

Scenografia: Lawrence G. Paull

Costumi: Judy L. Ruskin

 

Billy Crystal: Mitch Robbins

Daniel Stern: Phil Berquist

Bruno Kirby: Ed Furillo

Patricia Wettig: Barbara Robbins

Helen Slater: Bonnie Rayburn

Karla Tamburrelli: Arlene

Walker Brandt: Kim Furillo

Jack Palance: Curly Washburn

Noble Willingham: Clay Stone

Tracey Walter: Cookie

Josh Mostel: Barry Shalowitz

David Paymer: Ira Shalowitz

Jake Gyllenhaal: Danny Robbins

Bill Henderson: Ben Jessup

Phill Lewis: Steven Jessup

Jeffrey Tambor: Lou

Kyle Secor: Jeff

 

TRAMA: Una vacanza intelligente e soprattutto insolita per tre quarantenni di città, insoddisfatti e confusi: due settimane da veri cowboy per scortare una mandria.

 

VOTO 7

 

 

Ci sono film che non cambiano la vita, ma la rimettono in moto. Il film del californiano Ron Underwood (un anno dopo Tremors) appartiene a questa categoria: una commedia da sentiero polveroso che parla di uomini stanchi, matrimoni stropicciati e crisi di mezz’età affrontate con l’unico metodo davvero infallibile: un viaggio improbabile, un po’ virile e molto terapeutico.

 

 

Vediamo, infatti, Mitch Robbins (Billy Crystal) che è un dirigente pubblicitario newyorkese che, arrivato ai 39 anni, attraversa una profonda crisi di mezza età. I suoi due migliori amici, Phil Berquist (Daniel Stern) e Ed Furillo (Bruno Kirby), vivono a loro volta momenti difficili: Phil è intrappolato in un matrimonio infelice e in un lavoro soffocante, mentre Ed, playboy e venditore di articoli sportivi, teme l’idea di mettere su famiglia. Per scuoterlo, gli regalano un viaggio di due settimane nel West, dove guideranno una mandria dal Nuovo Messico al Colorado. Arrivati al ranch, i tre incontrano un gruppo eterogeneo di partecipanti e soprattutto Curly (Jack Palance), il burbero ma saggio cowboy che guida la spedizione (occhio a questo personaggio!). Durante il percorso Mitch combina un guaio facendo fuggire il bestiame e viene costretto da Curly ad aiutare a recuperarlo. Tra i due nasce un legame profondo, e Mitch scopre che dietro la durezza del cowboy si nasconde una filosofia di vita semplice e illuminante, centrata sulla ricerca della “cosa unica” che dà senso all’esistenza.

 

 

Quando Curly muore improvvisamente, il gruppo si ritrova senza guida. Le tensioni esplodono, alcuni partecipanti abbandonano, ma Mitch, Phil ed Ed decidono di continuare la missione. Affrontano tempeste, incidenti e un fiume in piena, durante il quale il nostro rischia la vita per salvare Norman, il vitellino che ha fatto nascere e a cui si è affezionato. Alla fine riescono a portare la mandria a destinazione, scoprendo però, con rammarico, che sarà venduta a un mattatoio. Nonostante la delusione, i tre capiscono che il viaggio li ha trasformati: Mitch ritrova entusiasmo per la propria vita e torna dalla famiglia con un nuovo equilibrio, Phil trova il coraggio di cambiare e Ed si apre all’idea di diventare padre. E soprattutto, Mitch porta con sé Norman, simbolo del suo rinnovato senso di scopo, in una scena finale degna di tutto il film.

 

 

Come si può dedurre, Billy Crystal, Bruno Kirby e Daniel Stern sono tre amici che ogni anno scappano dalle loro vite per sentirsi di nuovo… vivi. O almeno per provarci. Stern è un droghiere talmente sottomesso da sembrare uscito da un manuale di sopravvivenza coniugale; Kirby è un cowboy mancato che si ostina a corteggiare modelle ventenni per non guardare in faccia il tempo; Crystal è un quasi-quarantenne depresso che affronta la vita con l’energia di un eroe bergmaniano in pausa pranzo. La novità della loro vita, che ha bisogno di una sterzata, consiste nell’unirsi a una vera mandria nel Southwest, guidata dal personaggione di Jack Palance così coriaceo da sembrare “una sella con gli occhi”. È lui il vero totem del film: un cowboy che odia gli yuppie, parla per aforismi e incarna quell’idea di mascolinità ruvida che i tre protagonisti hanno perso da qualche parte tra mutui, pannolini e spot radiofonici. Anzi, che non hanno mai avuto.

 

 

Il film è divertentissimo e funziona perché alterna la comicità slapstick, tipo i cavalli che camminano all’indietro, vacche che partono in stampede (per gli americani è la fuga precipitosa), dialoghi surreali su alieni e sesso clandestino, a un sottotesto sorprendentemente tenero. È un western ammorbidito, un’avventura tosta ma innocua, e una favola di crescita per uomini in piena crisi di mezza età: uno ritrova il coraggio, uno il cuore, uno il ruggito. E sì, c’è anche un vitellino di nome Norman che diventa il simbolo - un po’ goffo, un po’ irresistibile - della rinascita del protagonista.

 

 

La sceneggiatura di Babaloo Mandel e Lowell Ganz non ha paura di prendersela comoda: parte lenta, si assesta, poi tira fuori più battute di quante ne abbia una commedia definita brillante e quando il film rischia di diventare troppo sentimentale, arriva sempre una battuta a rimettere tutto in equilibrio. Billy Crystal, che è anche produttore, regge il film con la sua comicità nevrotica, mentre Jack Palance ruba ogni scena con la naturalezza di chi sa di essere l’ultimo vero cowboy rimasto.

 

 

Ron Underwood dirige con mano sicura, contrapponendo la vita grigia della città alla rude poesia della prateria. E anche quando tutto diventa un po’ troppo evidente, un po’ troppo “messaggio”, il film resta piacevole come un sorso di branch water (acqua di ruscello, tanto per restare in tema e lingua) dopo una giornata in sella. Ovvio, non è un capolavoro che si ricorderà per sempre, ma io non l’ho mai dimenticato ed ogni volta sorrido rivedendolo nella mente, tanto è divertente: una commedia che sa dove vuole andare e ci arriva con passo sicuro. Fa ridere, scalda, e ogni tanto sorprende. E soprattutto ricorda una verità semplice: a volte basta cambiare orizzonte per ritrovare se stessi. Anche se l’orizzonte è pieno di mucche. Billy Cristal? Uno spasso! Jack Palance? Insostituibile!

Può far tutto questo una commedia? Sì, perché la vita, l’amicizia, Jack Palance e Norman meritano la visione.

(P.S.: Se notate un bel ragazzino non lo riconoscerete: è Jake Gyllenhaal.

 


 
 
 

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