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Secretary (2002)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 2 feb 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Secretary

USA 2002 commedia 1h47’


Regia: Steven Shainberg

Soggetto: Mary Gaitskill (Cattiva condotta [Bad Behaviour])

Sceneggiatura: Steven Shainberg, Erin Cressida Wilson

Fotografia: Steven Fierberg

Montaggio: Pam Wise

Musiche: Angelo Badalamenti

Scenografia: Amy Danger

Costumi: Marjorie Bowers


James Spader: E. Edward Grey

Maggie Gyllenhaal: Lee Holloway

Jeremy Davies: Peter

Patrick Bauchau: dr. Twardon

Stephen McHattie: Burt Holloway

Oz Perkins: Jonathan

Jessica Tuck: Tricia O'Connor

Amy Locane: sorella di Lee

Lesley Ann Warren: Joan Holloway


TRAMA: Appena uscita da un istituto psichiatrico, la giovane Lee Holloway, affetta da manie autodistruttive, risponde all'annuncio di un avvocato alla ricerca di una segretaria. Ottenuto il lavoro, si rende conto di aver trovato nel sadico E. Edward Grey - che la rimprovera violentemente e la sculaccia - l'uomo ideale. Due personalità eccentriche che si compensano a meraviglia.


Voto 7

Il maschilismo, il femminismo, e tutte le rime possibili in tema si possono raccontare in modo classico oppure (eh, ma questo diventa difficilissimo) in maniera rivoluzionaria fino a sconcertare, o meglio, come in questo caso, fino a spiazzare e divertire, per il semplice fatto che il regista Steven Shainberg ma soprattutto l’esordiente sceneggiatrice Erin Cressida Wilson (che poi ritroveremo in La ragazza del treno) hanno realizzato un film così sorprendente che, presentato al Sundance Film Festival del 2002, John Waters dovette inventarsi un premio speciale per farlo risaltare.

Lee (una strepitosa e mai immaginabile Maggie Gyllenhaal in calzettoni variopinti), è una masochista di quelle toste, che, in privato, scandalizza lo spettatore con lamette e teiere con tanto di acqua bollente. Ma non per fare del tè. Di contro, lei si fa assumere come segretaria da un avvocato altrettanto spiazzante, che alleva piante tropicali in ufficio e punisce in vario modo (sado-comico) ogni errore di battitura la dipendente. Lo ritiene giusto e prova gusto a comportarsi così e per lei si potrebbero riusare i due verbi alla stessa maniera: una sincronia che diventa armonia, necessaria e indispensabile per il loro legame.

È violenza? per noi sì, per loro è amore! Perché, checché se ne voglia pensare o dire, questa è una storia d’amore, una relazione romantica che si esprime nel modo più bizzarro che si possa immaginare. Per non sbagliare (ed era facile) necessitava una scrittura acuta e intelligente e una regia che non sbavasse e il duo realizza un gioiellino che ogni volta è una sorpresa come la prima. Il sorriso sbarazzino e provocante della meravigliosa Maggie Gyllenhaal viaggia in perfetta simmetria con James Spader che diventa la spalla ideale per far diventare il film quello che i due ideatori cercavano.

Deviazione, perversione, sadismo, malattia? No, non c’entrano nulla: il film va molto oltre, è come se andasse oltre il post-femminismo, perché ne è totalmente al di fuori.

D’altronde, se i due son contenti così accettiamoli e divertiamoci.


 
 
 

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