The Rip - Soldi sporchi (2026)
- michemar

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The Rip - Soldi sporchi
The Rip
USA 2026 poliziesco 1h53’
Regia: Joe Carnahan
Sceneggiatura: Joe Carnahan
Fotografia: Juanmi Azpiroz
Montaggio: Kevin Hale
Musiche: Clinton Shorter
Scenografia: Judy Becker
Costumi: Kelli Jones
Matt Damon: ten. Dane Dumars
Ben Affleck: serg. J.D. Byrne
Steven Yeun: det. Mike Ro
Teyana Taylor: det. Numa Baptiste
Catalina Sandino Moreno: det. Lolo Salazar
Sasha Calle: Desiree “Desi” Lopez Molina
Kyle Chandler: agente DEA Mateo “Matty” Nix
Scott Adkins: agente FBI Del Byrne
Daisuke Tsuji: agente FBI Logan Casiano
Nestor Carbonell: magg. Thom Vallejo
Lina Esco: cap. Jackie Velez
Alex Hernandez: Warwick
Cliff Chamberlain: Junger
Jose Pablo Cantillo: agente DEA Dayo Reyes
TRAMA: Tra i ranghi della polizia di Miami la fiducia reciproca inizia a vacillare quando un agente trova un nascondiglio abbandonato dove sono stati celati diversi milioni di dollari in contanti. Qualcuno vorrebbe approfittarsene, altri temono che un sequestro di quella portata potrebbe attirare l’attenzione di criminali troppo pericolosi.
VOTO 5,5

Se si scorre l’elenco dei personaggi ci si accorge che la quasi totalità sono componenti della polizia e della DEA e la domanda viene spontanea: e i criminali dove sono? Forse coincidono? Difatti è una strana notte quella raccontata da Joe Carnahan, regista e sceneggiatore di polizieschi e film d’azione, una lunga nottata trascorsa in frenetici interventi e litigi, agenti compromessi che uccidono senza pietà, che non si capisce bene se son buoni o cattivi. Amici in teoria ma pronti a farsi fuori per salvare il grossissimo malloppo e la vita, con alleanze variabili in funzione del momento e della situazione che evolve di continuo: un gioco al massacro che coinvolge colleghi amici che quindi non sono proprio tali.

Dopo l’omicidio della loro comandante, un’unità speciale della narcotici di Miami finisce sotto pressione per sospetti di corruzione e legami con i cartelli. Nel tentativo di dimostrare la propria lealtà, il tenente Dane Dumars (Matt Damon) guida una squadra, che comprende anche l’amico sergente J.D. Byrne (Ben Affleck), in un’operazione notturna in una casa isolata, indicata da una soffiata come possibile nascondiglio di denaro illecito. Lì trovano una giovane donna che sostiene di aver ereditato l’abitazione e, soprattutto, un enorme deposito di contanti nascosto nella soffitta. La scoperta, invece di chiarire le accuse, innesca tensioni interne, diffidenze e un clima di assedio in cui ogni agente inizia a chiedersi chi stia dicendo la verità e chi stia giocando un’altra partita. Il film si muove tra thriller poliziesco e dramma morale, concentrandosi su lealtà, ambiguità e fragilità dei rapporti all’interno della squadra.

Quello che salta subito agli occhi è la corruzione sistemica che emerge man mano che la trama si sviluppa e la moralità ambigua che la permea. L’impressione è che, in quell’ambiente, nessuno sia davvero pulito: la squadra opera con metodi che paiono solo all’apparenza fedeli al protocollo e che invece risultano, a sorpresa o forse no, discutibili, facendo sfocare la linea tra legalità e opportunismo. Il detonatore, ideale e fisso in tanti polizieschi, viene già intuibile dal titolo italiano, è il denaro, tanto, tantissimo denaro: i milioni trovati in casa non sono solo un MacGuffin, ma diventano il vero nucleo, capace di incrinare relazioni, gerarchie e fiducia reciproca.

L’azione si svolge quasi interamente in un’unica notte, creando un’atmosfera claustrofobica e da assedio morale, se così si può dire. Quella notte diventa uno spazio, quasi fisico, di tensione, continua, pressante, che non finisce mai, altissima, armi automatiche alla mano. Alla guida della pattuglia ci sono un tenente ed un sergente-mancato-tenente, due colleghi che dovrebbero essere amici ed alleati. Ci paiono due figure complementari: uno più razionale e stanco (si scoprirà che ha un serio problema familiare che lo tormenta), l’altro più impulsivo e abrasivo. La loro dinamica è proprio l’asse narrativo forte costruito dalla penna del regista, secondo schemi già sfruttati spesso dal cinema (basterebbe il nome aggiunto dalla distribuzione italiana, “soldi spochi”): lo si è visto già in Heat o Serpico, ma anche nel poliziesco urbano classico, con un gusto per la grana sporca, la notte, i volti segnati.

Il film intrattiene a sufficienza, anche per merito di una certa scrittura solida e coinvolgente, pur se scontata, che riesce a fornire quella tensione di cui prima, esaltandone anche i personaggi di forte coloritura. Altrettanto si può dire del ritmo, che è serrato, e dell’atmosfera tesa. Infatti il film non molla mai la presa: la notte diventa un crescendo di sospetti, minacce e scelte morali. Se poi hai la possibilità di poter impiegare due attori del calibro di Damon e Affleck buona parte dell’opera è in mani salde. Entrambi convincenti, credibili come poliziotti logorati e ambigui, hanno, per esperienza e per i tanti film recitati assieme, quella chimica che è un ottimo punto di partenza, un valore aggiunto. La regia di Joe Carnahan è tesa, fisica, con un uso efficace degli spazi chiusi e della fotografia buia, notturna, che crea facile l’atmosfera necessaria per far chiedere continuamente allo spettatore chi è davvero corrotto, o chi è pulito e onesto. Un gioco che dura costantemente.
I lati negativi non mancano e condizionano il giudizio definitivo, perché oltre ai discreti pregi indicati, la storia, alla fin fine, risulta poco incisiva e persino derivativa. Se si può usare questa definizione- e la si capisce bene – è un film fin troppo “da Netflix”, che non aggiunge alcuna novità e a momenti si ha l’impressione di vedere qualcosa di già visto. Persino gli snodi di alcune situazioni che si vanno man mano creando sono prevedibili: la doppiezza dei personaggi, gli atteggiamenti, le amicizie che crollano alla vista dei dollari, le dinamiche. Anche l’ambiguità morale non è una grande novità, come anche i caratteri dei personaggi. Si sfiorano argomentazioni più serie ed impegnative, temi come abuso di potere, razzismo sistemico, pressioni istituzionali, ma rimangono sullo sfondo e non sono mai approfonditi. D’altronde non era certo nei programmi del regista, che sforna prodotti di tutt’altro tono e piuttosto di facile fruizione.
Vi ritroviamo il fascino del poliziesco classico, il cinema duro, notturno, sporco come il malloppone, fatto di uomini stanchi che fanno spesso scelte sbagliate, la tensione interna al gruppo. Inoltre il film si accende davvero – quando cerca la vera scintilla - con la sorpresa dell’assedio esterno, ma l’aspetto più importante resta la corrosione dei rapporti e la tentazione del denaro. Insomma, il film, fino ad un certo livello, funziona, intrattiene, ha ritmo e attori forti, ma non sempre riesce a emergere dal solco dei suoi modelli.

Un film da Netflix, ripeto: intrattiene, fa lavorare un bel po’ di attori noti e meno noti, gira poco nelle sale e approda veloce in streaming. Matt Damon e Ben Affleck vanno col pilota automatico e si accompagnano anche con la sempre più in auge Teyana Taylor e Steven Yeun, oltre che Kyle Chandler. Joe Carnahan e i produttori hanno svolto il loro compito.














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