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Smoke (1995)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 26 apr 2022
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 7 mag 2024


Smoke

Germania/Giappone/USA 1995 dramma 1h52’


Regia: Wayne Wang

Soggetto: Paul Auster (racconto)

Sceneggiatura: Paul Auster

Fotografia: Adam Holender

Montaggio: Maysie Hoy, Christopher Tellfsen

Musiche: Rachel Portman

Scenografia: Kalina Ivanov

Costumi: Claudia Brown, Chuck Keehne


Harvey Keitel: Auggie Wren

William Hurt: Paul Benjamin

Harold Perrineau: Rashid Cole

Forest Whitaker: Cyrus Cole

Stockard Channing: Ruby McNutt

Victor Argo: Vinnie

Erica Gimpel: Doreen Cole

Clarice Taylor: nonna Ethel

Ashley Judd: Felicity

Malik Yoba: il Rettile

Mary Ward: April Lee

Jared Harris: Jimmy Rose

Giancarlo Esposito: Tommy

José Zúñiga: Jerry


TRAMA: All'incrocio tra la Seventh Avenue e la Third Street c'è il Brooklyn Cigar Co., un negozietto per fumatori gestito da Auggie, dietro i cui modi burberi e trasandati si cela un acuto filosofo. Tra i clienti fissi del negozio c'è Paul Benjamin, scrittore colpito da blocco creativo. Parecchi anni prima, proprio davanti al negozio di Auggie, gli è stata uccisa sotto gli occhi la moglie incinta, ed è ancora devastato dal dolore. Un giorno, Paul quasi è investito da un autobus. Lo salva al volo Rashid Cole, un ragazzino che sta scappando non si sa da cosa, ma che Paul ospita nella propria casa.


Voto 8

Proviamo a sorvolare New York, poi zumiamo su Blooklyn, poi ancora su un angolo di strada, dove inquadriamo una piccola tabaccheria, la Brooklyn Cigar Co., tra la Seventh Avenue e la Third Street, il cui proprietario è Auggie Wren (Harvey Keitel), un negoziante a cui piace trascorrere il tempo nel suo negozio consigliando ottimi sigari e intrattenendosi con gli abituali clienti chiacchierando tutto il giorno. Lui ha trascorso gli ultimi 14 anni della sua vita in quel posto, tutti i giorni, soppesando il tempo che passa e lo fa in una maniera insolita ma molto efficace, anche se può capitare che non se ne colga subito il significato.

Ogni mattina, puntualmente, scatta una foto dallo stesso punto e quando un giorno le mostra al suo miglior cliente, questi non riesce a notare alcuna differenza tra l’una e l’altra. Ogni foto, sottolinea Auggie, è stata scattata esattamente alla stessa ora del mattino e mostra una sottile varietà: nelle persone che passano davanti all'obiettivo, nelle condizioni meteorologiche, nelle differenze di illuminazione, nelle tonalità stagionali e così via. Per lui, queste fotografie sono la cronaca della sua vita. Ma è anche la vita di ognuno di noi, del tempo che passa inesorabile, spesso con poche variazioni, altre volte con cambiamenti importanti. Basterebbe osservare quante cose sono state stravolte dal destino e la dimostrazione è proprio in ciò che è accaduto ai vari e tanti personaggi che entrano ed escono da questo delizioso film. “Quattromila fotografie dello stesso posto, l'angolo tra la Terza e la Settima, alle otto di mattina. Quattromila giorni con tutti i tipi di clima possibile. È per questo che non vado in vacanza, devo stare qui ogni mattina, alla stessa ora. Ogni mattina nello stesso posto alla stessa ora.”

Paul Benjamin (William Hurt), il cliente preferito, è uno scrittore che non riesce più a scrivere nulla e non per colpa del fatidico “blocco” ma si è fermato quando la moglie, incinta, è stata uccisa da un colpo di arma da fuoco durante una rapina. A lui il destino riserva ancora una sorpresa, quando attraversando la strada rischia di essere investito da un camion e lo salva un giovane di colore scappato di casa, Rashid (Harold Perrineau), alla perenne ricerca del padre che non ha mai conosciuto. Paul per riconoscenza lo invita ad andare a vivere in casa sua. Nel frattempo lo scrittore viene incaricato dal New York Times di scrivere un racconto da pubblicare il giorno di Natale e trova lo spunto da un fatto realmente accaduto proprio al negoziante e di come abbia tenuto compagnia ad un'anziana non vedente il giorno di Natale di diversi anni prima.

Un giorno uomo rubò dalla sua tabaccheria delle riviste pornografiche e scappò: lui lo rincorse ma non riuscì a stargli dietro. Il ladro però perse il portafogli nella fuga e in questo modo Auggie poté risalire a lui e denunciarlo; ma dopo aver visto le sue fotografie decise di lasciare stare. Il giorno di Natale Auggie si ritrova solo. Decise quindi di andare a restituire il portafoglio al ragazzo, ma in casa sua trovò solo una anziana nera cieca, che lo abbracciò scambiandolo per suo nipote. Lui stette al gioco e rimase con la donna, pranzando addirittura assieme. Dopo pranzo, Auggie andò in bagno e lì trovò una serie di macchine fotografiche. Ne rubò una e quando tornò in cucina trovò l'anziana signora addormentata. Auggie lavò i piatti, lasciò il portafoglio del nipote e se ne andò.

Poi succede anche che al tabaccaio, che tra l’altro è arrabbiato perché sono in arrivo leggi che cominciano a limitare il fumo negli ambienti (“Oggi il tabacco, domani il sesso. Tra tre o quattro anni sarà proibito sorridere agli sconosciuti.”), si presenti dopo tanti anni la sua vecchia fidanzata Ruby, la quale rivela l’esistenza di Felicity, la loro figlia diciottenne di cui non gli aveva mai detto nulla: oggi è sbandata tossicodipendente e incinta. Deve fare il possibile per salvarla. E poi ancora altri personaggi, che entrano ed escono dalla tabaccheria come succede nella vita di ognuno di noi. Il tempo passa e succede lentamente di tutto, mentre le coincidenze influenzano la vita: sarebbe bastato un secondo di ritardo e la moglie di Paul non si sarebbe trovata sul luogo della rapina; oppure, solo per un pelo, un altro secondo, il giovane Rashid non si è trovato sulla traiettoria di un proiettile durante un’altra rapina. E intanto nel negozio dei sigari si chiacchiera di filosofia spicciola, di esistenza, di esperienze vissute. Chiacchiere e chiacchiere, parole e parole, leggere come il fumo di un buon sigaro. Perché le cose più preziose sono più leggere dell'aria, proprio come il fumo. Ma si riesce a pesarlo? A quanto pare sì. “Sì, può sembrare strano, è come pesare l'anima di qualcuno. Ma Sir Walter era un tipo furbo: prese un sigaro ancora intatto, e lo mise su una bilancia, e lo pesò. Poi lo accese, e fumò il sigaro, bene attento che la cenere cadesse nel piatto della bilancia. Quando ebbe finito, mise il mozzicone nel piatto assieme alla cenere, e pesò quanto era rimasto. Poi sottrasse il nuovo peso dal peso originale del sigaro intatto: la differenza era il peso del fumo.”

È un film seducente fatto di parole, segreti e tabacco, tra uomini soli e poche donne che costruiscono un piccolo mondo nel mezzo di una grande città, un mondo basato sulla malinconia, sui segreti, sulla morte e sul godersi un buon tabacco. Come pochi altri film coraggiosi, ripone fiducia nel potere delle parole di persone che parlano di se stesse, intrecciando sogni non facili ma di cui hanno bisogno per tirare avanti. E se è un’opera di parole lo si deve alla sceneggiatura che è dello scrittore Paul Auster (che si chiama precisamente come il personaggio di Hurt: Paul Benjamin Auster) che trae il soggetto da un suo scritto, Il racconto di Natale di Auggie Wren. Unendo le sue doti di affabulatore alla abilità del regista Wayne Wang, i due autori trovano la giusta misura di dolcezza e ritmo lento che strega lo spettatore, anche grazie alla speciale predisposizione di un cast eccellente: Harvey Keitel è davvero straordinario e incanta, dominando il film dall’inizio alla fine e William Hurt è l’attore che tutti conosciamo e che ammiriamo da e per sempre.


Premi

1995 - Festival di Berlino

Orso d’argento, gran premio della giuria

Candidatura Orso d’oro

1996 - David di Donatello

Miglior attore straniero a Harvey Keitel

Candidatura miglior film straniero

1995 - Festival del film Locarno

Prix du Public



 
 
 

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