The Artist (2011)
- michemar

- 8 gen 2021
- Tempo di lettura: 3 min

The Artist
Francia/Belgio/USA 2011 commedia 1h40'
Regia: Michel Hazanavicius
Sceneggiatura: Michel Hazanavicius
Fotografia: Guillaume Schiffman
Montaggio: Anne-Sophie Bion, Michel Hazanavicius
Musiche: Ludovic Bource
Scenografia: Laurence Bennett
Costumi: Mark Bridges
Jean Dujardin: George Valentin
Bérénice Bejo: Peppy Miller
John Goodman: Al Zimmer
James Cromwell: Clifton
Penelope Ann Miller: Doris
Missi Pyle: Constance
Joel Murray: poliziotto
Ed Lauter: maggiordomo
Malcolm McDowell: comparsa
Beth Grant: governante di Peppy
TRAMA: L’attore George Valentin, una stella indiscussa delle pellicole del cinema muto, è considerato uno dei migliori interpreti sulla scena e la sua carriera sta vivendo un felice momento. Peppy Miller, invece, è una giovane controfigura: per lei solo piccoli ruoli che le permettono a malapena di sopravvivere. I due vivono una storia d’amore destinata a divenire sempre più tormentata per via dell’introduzione del sonoro nelle pellicole hollywoodiane. Le loro strade professionali continueranno a divergere ma con destini ribaltati: il declino lavorativo dell’uomo corrisponderà all’ascesa della donna nell’olimpo delle star.
Voto 7,5

Davvero un’idea originale, quella di Michel Hazanavicius, cioè di fare un film muto, che poi muto proprio non è. Nel contempo, quasi come accadeva in quei tempi con l’orchestrina ai piedi dello schermo, la colonna sonora accompagna tutto il film con scelte appropriate, soprattutto adeguate al periodo dell’ambientazione della storia, cioè gli anni ’20, alla vigilia della crisi finanziaria che mise in ginocchio l’economia mondiale (ahi! che coincidenza). È stato presentato come film muto e musicale, ma il regista è stato bravo a non farlo sembrare un film muto, merito anche degli attori, ovviamente a cominciare da un bravissimo Jean Dujardin. Con la sua indubbia bella presenza, il suo sorriso, i suoi ammiccamenti e le sopracciglia che recitano assieme a lui, l’attore francese è il mattatore assoluto e se la cava benino perfino con il tiptap: in pratica non parla ma è come se lo facesse.

La storia sentimentale tra i protagonisti, che ovviamente non poteva mancare, si sviluppa quindi sullo sfondo di due importanti avvenimenti del tempo: la crisi finanziaria e lo storico e importantissimo passaggio del cinema hollywoodiano dal muto al sonoro. Il regista nello svolgimento delle vicende ha anche fatto un omaggio a tutti gli appassionati della settima arte scegliendo una pellicola inevitabilmente in bianco e nero e le nostalgiche ambientazioni degli studios di una volta, quando tutti gli affari andavano a gonfie vele e nessun produttore immaginava che i film si sarebbero fatti un giorno col suono e persino a colori. Anche le vicende personali del protagonista, l’attore George Valentin, famoso in tutta America per i suoi film brillanti e d’avventura, sono una metafora di quello che succede nel mondo. Anche lui cade in disgrazia (come il tonfo della borsa di Wall Street) perché, sbagliando grossolanamente, si rifiuta di girare col sonoro ritenendolo senza futuro e per giunta per il suo caparbio orgoglio si rifiuta pure di accettare le offerte di lavoro della sua amica innamorata. Pare di rivedere un vero vecchio film, soprattutto quando una scena drammatica viene sapientemente accompagnata dalla indimenticabile musica di Bernard Herrmann passata alla storia con il capolavoro di Hitchcock Vertigo - La donna che visse due volte.

Il film è molto piacevole e scorre felicemente, con diverse sequenze molto simpatiche, con l’immancabile colpo di scena finale: tutto ad un tratto avviene il miracolo e finalmente si sentono i rumori e le voci! L’ottimismo vince e, forse, l’economia mondiale si riprende, il mondo ricomincia a vivere. Speriamo anche per il nostro tempo. La trama sfrutta il classico cliché della star maschile in auge e al massimo della fama che viene surclassato dall’ascesa irrefrenabile e inaspettata della sua compagna, provocando in lui delusione e depressione. È lo schema che Hollywood ha utilizzato spesso, specialmente con le varie versioni, di cui una recentissima, di A Star Is Born, è nata una stella. Come in questa occasione, quando l’uomo, dimenticato da tutti, si accorge di essere stato messo da parte.


La bravura di Jean Dujardin è evidente ed è stata riconosciuta con una nomination veramente a sorpresa, vedendo soprattutto i nomi che la Academy ha escluso. Dal suo canto, Bérénice Bejo se la cava molto bene. La vera sorpresa è la presenza di nomi importanti anche per parti secondarie, come l’impareggiabile John Goodman - che però ha un buon personaggio - ma a James Cromwell viene affidato il ruolo dell’autista e addirittura il mitico Malcom McDowell fa appena una comparsata! Certamente questo film non passerà alla storia e dieci nominations sono anche sembrate troppe, ma un Oscar almeno andrebbe dato: il simpaticissimo cane, il Jack Russell Terrier di nome Uggie, vero protagonista sullo schermo. Lo vedremo sicuramente sul palco delle premiazioni.
(P.S. Alla fine gli Oscar sono stati ben 5! Film, attore protagonista Jean Dujardin, la regia di Michel Hazanavicius, costumi e colonna sonora. Decisamente non male.)






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