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The Captive - Scomparsa (2014)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 11 mag 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

The Captive - Scomparsa

(The Captive) Canada 2014 thriller 1h52'


Regia: Atom Egoyan

Sceneggiatura: Atom Egoyan, David Fraser

Fotografia: Paul Sarossy

Montaggio: Susan Shipton

Musiche: Mychael Danna

Scenografia: Phillip Barker

Costumi: Debra Hanson


Ryan Reynolds: Matthew

Scott Speedman: Jeffrey

Rosario Dawson: Nicole

Mireille Enos: Tina

Kevin Durand: Mika

Alexia Fast: Cass

Bruce Greenwood: Vince


TRAMA: Matthew è il padre di Cass, una bambina rapita di cui si sono perse le tracce. Otto anni dopo quel tragico giorno, una serie di inquietanti indizi portano Matthew a credere che la figlia, ormai diciassettenne, sia ancora viva. In una terrificante corsa contro il tempo, Matthew, i detective e anche la stessa Cass dovranno svolgere ognuno la loro parte per far sì che si chiarisca il mistero della scomparsa e si ponga fine alla prigionia.


Voto 6,5

Atom Egoyan pratica thriller, a volte dai risvolti drammatici, oppure storici, ma a prescindere da questo, ciò che attira maggiormente la sua attenzione è di certo osservare ed esporci con la sua cinepresa gli aspetti più che altro psicologici. E per farlo, predilige scegliere trame che si basano su storie misteriose in ambienti particolari, non sempre di ordinaria amministrazione, magari anche popolate da gente che non riusciamo a distinguere con nettezza. Più sono nebulosi, più creano incertezza.

Rieccolo qui, quindi, in un'altra favola nera sullo "sperdimento" esistenziale, una storia che prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto in Canada: il rapimento di un bambino in un parco. Nel corso della narrazione e delle indagini sul fatto delittuoso, Egoyan restringe progressivamente il cerchio d'azione e degli spazi, da fuori a dentro (con salti continui tra camera, ufficio furgone, auto), mettendo a fuoco l'interiorità dei personaggi mentre l'architettura dei tempi cinematografici si interrompe continuamente con l'innesto di flashbacks che ci aiutano a costruire volta per volta la storia, metodo spessissimo usato dal regista.

È un film complesso, stratificato, dalla sceneggiatura ricca e con una struttura modulare fatta di ritorni, duplicazioni, moltiplicazioni di situazioni e drammi personali. Ogni personaggio, seguito dall’obiettivo, offre spunti di dubbio, induce a sospettare della sua sincerità: Egoyan svia continuamente i sospetti dall’uno all’altro. Sarà stato sincero il padre? E il dolore e la disperazione della madre sono credibili? Qualcuno mente? Perfino gli agenti di polizia osservano curiosi e sospettosi, aspetto che fa aumentare la suspense e l’inquietudine e dà maggior peso al lato psicologico di cui all’inizio.

Non accolto molto bene al Festival di Cannes (è il destino di questo regista, quello di non essere mai apprezzato sufficientemente dalla critica), il film è, per me, comunque un buon prodotto e la dimostrazione viene dal fatto che tiene in sospeso lo spettatore fino alla fine. Oltretutto anche ben interpretato dal buonissimo cast.


 
 
 

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