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The Limits of Control (2009)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 30 giu 2020
  • Tempo di lettura: 2 min


The Limits of Control

USA/Giappone 2009 thriller 1h56'

Regia: Jim Jarmusch

Sceneggiatura: Jim Jarmusch

Fotografia: Christopher Doyle

Montaggio: Jay Rabinowitz

Scenografia: Eugenio Caballero

Costumi: Bina Daigeler

Isaach De Bankolé: Lone Man

Bill Murray: American

Tilda Swinton: Blonde

Gael García Bernal: Mexican

Hiam Abbass: Driver

Paz de la Huerta: Nude

Alex Descas: Creole

John Hurt: Guitar

La storia di un personaggio misterioso e solitario, uno straniero in terra spagnola, le cui attività sono sempre meticolosamente al di fuori della legge. Non crede a nessuno e i suoi obiettivi, dunque, non vengono mai divulgati e resi noti. Il suo percorso, simile a un sogno lucido, lo porterà non solo attraverso la Spagna ma dentro la sua coscienza.


Voto 7




A cavallo tra Broken Flowers (recensione) e Solo gli amanti sopravvivono (recensione) della sua personale storia d’autore, e tra il samurai di Melville e quello del suo stesso bellissimo Ghost Dog, Jim Jarmusch accentua e dilata i silenzi e il vagare solitario dell’esistenza di un personaggio diverso dagli altri. Come più o meno succede sempre nei suoi film: persone misteriose che non rivelano nulla di sé e perché si spostano da un luogo ad un altro. Pur appartenendo alla lista degli autori noti e in voga, è talmente indipendente il suo cinema che ogni volta succede di essere amato oppure odiato e questo film forse ne racchiude la sintesi.



Non esistono nomi, ogni personaggio è identificato con ciò che svolge: c’è un Uomo Solitario, un Americano, una Bionda, un Messicano, e via discorrendo, e nessuno svela più di tanto, difficili da catalogare. Però ci rendiamo conto che un sicario indecifrabile e solitario vaga per la Spagna per una missione misteriosa seguendo indicazioni scritte in una scatola di fiammiferi. Una caccia al tesoro, anzi all’obiettivo. Cinema rarefatto, dai colori accesi, oggetti come sassolini di Pollicino, citazioni e riferimenti che vanno da Kaurismäki a Lynch. Oppure un teschio di Andy Warhol.




Cast feticcio, altrimenti non sarebbe Jarmusch. Isaach De Bankolé, il killer nero, Bill Murray dinoccolato e ondivago caso contrario non sarebbe lui, Tilda Swinton più bionda del solito se è mai possibile ed elegante come una diva western (“’Hai mai visto ‘La signora di Shangai’?”), John Hurt con la chitarra(?). Un viaggio paradossale, incentrato su obiettivi concreti ma al contempo estremamente indeterminato.

Quindi personaggi al limite, come il film, che appunto o si ama o si odia. Ma un cinema cosiffatto si trova solo nelle possibilità di un regista che non cede mai alle mode.




 
 
 

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