The Social Network (2010)
- michemar

- 3 gen 2021
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 4 feb

The Social Network
USA 2010 drammatico 2h
Regia: David Fincher
Soggetto: Ben Mezrich (romanzo)
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Fotografia: Jeff Cronenweth
Montaggio: Kirk Baxter, Angus Wall
Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross
Scenografia: Donald Graham Burt
Costumi: Jacqueline West
Jesse Eisenberg: Mark Zuckerberg
Andrew Garfield: Eduardo Saverin
Justin Timberlake: Sean Parker
Armie Hammer: Cameron e Tyler Winklevoss
Max Minghella: Divya Narendra
Brenda Song: Christy Lee
Rashida Jones: Marylin Delpy
Joseph Mazzello: Dustin Moskovitz
Emma Fitzpatrick: Sharon
Rooney Mara: Erica Albright
Malese Jow: Alice
TRAMA: In una sera d'autunno del 2003, lo studente di Harvard Mark Zuckerberg, un genio dell'informatica, siede al suo computer e inizia con passione a lavorare ad una nuova idea. Passando con furore tra blog e linguaggi di programmazione, quello che prende vita nella sua stanza diventerà ben presto una rete sociale globale che rivoluzionerà la comunicazione. In soli sei anni e con 500 milioni di amici, Mark Zuckerberg è il più giovane miliardario della storia...ma per lui il successo porterà anche complicazioni sia personali, sia legali.
Voto 7,5

Ci stiamo leggendo su Facebook, vero? E allora ecco il film che racconta la storia tumultuosa della nascita del popolare social in cui ci incontriamo: girato e recitato benissimo, con una sceneggiatura serrata che non lascia pause (Aaron Sorkin non si smentisce mai!), un film bello come un thriller, ovviamente anche per merito dello script e della perfetta regia dell'autore. C'erano già tanti giovani attori ancora non all'apice della carriera, basta scorrere i nomi del cast: per loro un bel trampolino di lancio, soprattutto per via dei tanti premi e candidature ai primi importanti. Tutto scontato dopo una semplice visione del film e lo si intuisce immediatamente, sin dalla primissima scena, in cui i gran meriti dei dialoghi di Sorkin risultano evidenti.

Un lungo scambio di battute tra un ragazzo (Mark Zuckerberg, interpretato da Jesse Eisenberg) e una ragazza (Erica, interpretata da Rooney Mara), che da lì a qualche istante non saranno più fidanzati. “Restiamo solo amici” dice lei, “per cortesia”, ormai esausta per la discussione. “Non voglio avere amici!” ribatte Mark, il futuro proprietario (inventore?) di facebook. Credo che ciò possa riassumere cinicamente quello che è in realtà e tutt’oggi il social più diffuso sulla terra: ognuno di noi ha tanti amici (troppi, pochi, tantissimi) ma a ben pensarci il termine “amico” sembra veramente esagerato. Amici. Eppure, l’amicizia, subito dopo l’amore e la fratellanza sia il sentimento più elevato che si possa provare tra due persone, perché si può anche essere in tanti, ma l’amicizia nasce sempre tra due, che poi ognuno di loro ha anche un altro amico. E così via. Proprio come succede nel social, dove tramite un “amico” si viene a conoscenza di un terzo, un quarto… Ma amici di che? Di quanto? Per quanto? Fino a che livello? Aveva ragione il giovane e rampante Mark: “Non voglio avere amici!”.

È sicuramente la fotografia dei nostri tempi, maggiormente esaltata ai tempi della pandemia che ha spinto anche i più riottosi ad arrangiarsi con un pc o uno smartphone a restare collegato con altre persone. Per definizione potremmo dire che è un film autobiografico, ed invece è una parola che pesa troppo: è appunto una narrazione frenetica, piena di flashbacks (il presente del film è il dibattito legale) in cui si vede germogliare un sistema, seppur allora primordiale rispetto alla sofisticatezza attuale, di formule informatiche evolute che abbiamo chiamato “algoritmi”, mostri alieni digitali che oggi ci mostrano la pubblicità del prodotto di cui parlavamo prima e che inizialmente serviva ad allacciare legami on line con un’altra persona. In uno di quei maledetti dialoghi sorkiani, Eduardo Saverin (sempre bravo Andrew Garfield), studente bistrattato dalla prepotenza dell’amico/nemico Mark, aveva inventato quel programma solo perché doveva essere “un sito dove voti quanto sono fighe le studentesse”. Ebbene sì, era proprio un gioco, un programma, una struttura sessista! Decisamente sessista! I maschi votavano l’avvenenza (e la disponibilità?) delle donne che frequentavano il college.

La enorme abilità registica di David Fincher gioca tutta nella freddezza e nella sterilità della narrazione, come fosse appunto un suo tipico thriller che non concede molto allo spettacolo ma bada al sodo, all’essenziale. Il programma ideato dai giovani si sviluppava sempre più, alla pari della battaglia legale per i diritti finanziari che ne derivavano, che sin dall’inizio si percepisce saliranno come una tromba d’aria verso il cielo. E fa impressione, anche dovuto alla gelida ed enigmatica espressione che sa usare sempre Jesse Eisenberg, notare come il suo Mark sia implacabile verso colui che pareva un suo amico, Eduardo, che aveva contribuito non poco, anzi in maniera essenziale, alla costruzione del programma. Tanto il secondo resta basito, tanto il primo è impassibile e fermo nelle intenzioni di appropriarsene. E se il film è, come dicevo, sessista, lo è perché diversamente non poteva essere, perché la misoginia del protagonista risulta e deve risultare evidente. A lui le donne interessano poco, forse proprio nulla. Ritmo, inquadrature geometriche, primi piani su sguardi perplessi, vestaglie e ciabatte esibite come abbigliamento supercasual, tutto serve a David Fincher per raccontare la storia del social voluto ed evoluto dal tipo più antisociale dell’intera vicenda. E Jesse Eisenberg questo lo sa rappresentare perfettamente.


Forse è anche un film sull’odio, m non quello banale delle persone comuni. No, quello di classe, come quello che muove i gemelli Cameron e Tyler Winklevoss (entrambi ovviamente interpretati da Armie Hammer) e che li spinge a fare causa a Zuckerberg e a guardarlo con occhio infuocati durante il dibattito. Lui, Mark, è proprio quello che sin da allora si chiamava “nerd” e chissà, forse non lo è ma ci mette tutta la sua forza per sembrarlo, infischiandosene delle apparenze e dei giudizi altrui.
Tre Oscar per sceneggiatura, colonna sonora e montaggio, invece nei Golden Globe premi per miglior film drammatico, regia, sceneggiatura e colonna sonora. La critica applaude!
E ricordate che... " Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico".

Riconoscimenti
Oscar 2011
Migliore sceneggiatura non originale
Miglior montaggio
Miglior colonna sonora
Candidatura miglior film
Candidatura migliore regia
Candidatura miglior attore protagonista a Jesse Eisenberg
Candidatura migliore fotografia
Candidatura miglior sonoro
Golden Globe 2011
Miglior film drammatico
Migliore regia
Migliore sceneggiatura
Miglior colonna sonora
Candidatura miglior attore in un film drammatico a Jesse Eisenberg
Candidatura miglior attore non protagonista a Andrew Garfield
BAFTA 2011
Migliore regia
Migliore sceneggiatura non originale
Miglior montaggio
Candidatura miglior film
Candidatura miglior attore protagonista a Jesse Eisenberg
Candidatura miglior attore non protagonista a Andrew Garfield






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