Trappola di cristallo (1988)
- michemar

- 15 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Trappola di cristallo
Die Hard
USA 1988 azione 2h12’
Regia: John McTiernan
Soggetto: Roderick Thorp (Nulla è eterno, Joe)
Sceneggiatura: Jeb Stuart, Steven E. de Souza
Fotografia: Jan de Bont
Montaggio: Frank J. Urioste, John F. Link
Musiche: Michael Kamen
Scenografia: Jackson DeGovia
Costumi: Marilyn Vance
Bruce Willis: John McClane
Alan Rickman: Hans Gruber
Alexander Godunov: Karl Vreski
Bonnie Bedelia: Holly Gennaro McClane
Reginald VelJohnson: Al Powell
William Atherton: Richard Thornburg
Paul Gleason: Dwayne T. Robinson
Hart Bochner: Harry Ellis
James Shigeta: Joseph Yoshinobu Takagi
Andreas Wisniewski: Tony Vreski
Clarence Gilyard Jr.: Theo
De’voreaux White: Argyle
Grand L. Bush: ag. Johnson
Robert Davi: ag. Speciale Johnson
Mary Ellen Trainor: Gail Wallens
TRAMA: L’agente di polizia di New York John McClane cerca di salvare sua moglie Holly Gennaro e tutti le altre persone prese in ostaggio dal terrorista tedesco Hans Gruber durante una festa di Natale al Nakatomi Plaza di Los Angeles.
VOTO 6,5

Primo capitolo di una serie dedicata alle avventure del poliziotto newyorkese John McClane, il film viene ricordato per essere stato quello che praticamente ha lanciato la carriera di Bruce Willis ma è anche quello che ha ridefinito il genere dell’azione di quegli anni, diventando un punto di riferimento per tutti i film successivi.

La notte della Vigilia di Natale, il detective del NYPD John McClane (Bruce Willis) arriva a Los Angeles per tentare di riconciliarsi con la moglie Holly (Bonnie Bedelia), durante una festa aziendale al grattacielo della Nakatomi Corporation. Mentre si trova in un ufficio a cambiarsi, un gruppo di criminali guidati dal carismatico Hans Gruber (Alan Rickman) assalta l’edificio, prendendo in ostaggio tutti i presenti. McClane riesce a sfuggire e diventa l’unico ostacolo tra i terroristi e il loro vero obiettivo: rubare 640 milioni di dollari in titoli al portatore custoditi nel caveau. Da solo, senza scarpe e armato solo della sua esperienza, McClane elimina uno a uno i membri della banda, comunicando via radio con il sergente Al Powell (Reginald VelJohnson), l’unico poliziotto disposto a credergli. I criminali tentano di manipolare la situazione, mentre Gruber scopre l’identità di McClane e cattura Holly per usarla come leva. Dopo una serie di scontri sempre più violenti, McClane sventa l’esplosione del tetto, salva gli ostaggi e affronta Gruber nell’ultimo duello.

Basterebbe leggere la trama appena accennata per intuire quanto davvero questo film, come detto in incipit, sia diventato il modello da copiare per il cinema d’azione degli Anni ‘90 e a seguire: un film che dimostra quanto il cosiddetto intrattenimento senza pensieri possa essere costruito con intelligenza, ritmo e personalità. Che poi, l’ossatura del lavoro di John McTiernan è essenzialmente semplice: unire adrenalina pura, un antagonista memorabile, un protagonista riconoscibile e dialoghi brillanti, il tutto sostenuto da un uso spettacolare della messa in scena. L’ultimo tocco è che l’eroe di turno può avere un’altra caratteristica, cioè McClane diventa l’unico elemento imprevisto, quello di un uomo comune costretto a trasformarsi in eroe riluttante.

McTiernan orchestra il film con un senso del ritmo: non ci sono pause inutili, e quando la sceneggiatura rallenta, la regia e la fotografia di Jan De Bont mantengono alta la tensione. L’azione è esplosiva, rumorosa, fisica, ma sempre leggibile e funzionale alla storia. Bruce Willis, pur non essendo un attore considerato “raffinato”, incarna perfettamente McClane: ironico, vulnerabile, testardo, capace di attirare empatia anche quando compie imprese al limite dell’impossibile. Alan Rickman, invece, ridefinisce il villain d’azione: elegante, intelligente, pericoloso, dotato di una calma glaciale che rende Hans Gruber immediatamente iconico.

Il cast di supporto funziona senza sbavature: Bonnie Bedelia dà spessore al ruolo della moglie in pericolo, Reginald VelJohnson offre un contrappunto umano come poliziotto esterno, mentre William Atherton aggiunge una nota satirica nei panni del giornalista opportunista. Non è ovviamente poesia cinematografica, ma resta un esempio impeccabile di ciò che il cinema commerciale può offrire quando è realizzato con cura: spettacolo, tensione, humour e un protagonista che resta impresso.

Ritmo serrato e coinvolgente dall’inizio alla fine, con scene d’azione spettacolari. E pure qualche nominations di natura tecnica! What else?

Riconoscimenti
Oscar 1989
Candidatura miglior montaggio
Candidatura miglior sonoro
Candidatura miglior montaggio sonoro
Candidatura migliori effetti speciali






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